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Visto di conformità infedele: competenza e sanzioni

Un Centro di Assistenza Fiscale (CAF) ha impugnato una cartella di pagamento per un visto di conformità infedele, sostenendo l’incompetenza territoriale dell’ufficio emittente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza per irrogare sanzioni in questi casi spetta inderogabilmente alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista (il CAF), non a quella del contribuente assistito. Di conseguenza, l’atto emesso dall’ufficio provinciale è stato annullato.

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Pubblicato il 27 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Visto di Conformità Infedele: La Cassazione Annulla la Sanzione per Incompetenza Territoriale

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale in materia di sanzioni per visto di conformità infedele: la competenza a irrogare la sanzione non appartiene all’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate, ma alla Direzione Regionale del domicilio fiscale del professionista che ha commesso l’errore. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale univoco, offrendo un’importante tutela procedurale a CAF e professionisti del settore.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine da un controllo formale su una dichiarazione dei redditi (Modello 730). A seguito della verifica, l’Agenzia delle Entrate contestava l’indebita detrazione di alcuni oneri, emettendo una cartella di pagamento non solo nei confronti del contribuente ma anche, in solido, verso il Centro di Assistenza Fiscale (CAF) e il suo responsabile, colpevoli di aver apposto un visto di conformità infedele.

Il CAF e il suo rappresentante impugnavano la cartella, eccependo, tra i vari motivi, l’incompetenza territoriale dell’ufficio che aveva proceduto all’iscrizione a ruolo. Secondo la loro tesi, la sanzione avrebbe dovuto essere irrogata dalla Direzione Regionale competente per il loro domicilio fiscale, e non dalla Direzione Provinciale legata al domicilio del contribuente assistito.

Sia in primo che in secondo grado, i giudici di merito rigettavano il ricorso, confermando la legittimità dell’operato dell’Agenzia. I contribuenti, tuttavia, non si arrendevano e proponevano ricorso per cassazione, basando il loro primo motivo proprio sulla violazione delle norme sulla competenza.

La Competenza in caso di Visto di Conformità Infedele

La questione centrale ruota attorno all’interpretazione dell’art. 39 del D.Lgs. 241/1997. Questa norma disciplina le sanzioni per chi rilascia un visto di conformità infedele, stabilendo che la responsabilità del professionista ha una natura non solo risarcitoria ma anche punitiva. La Corte di Cassazione, richiamando la propria giurisprudenza consolidata, ha chiarito che tale natura sanzionatoria impone l’applicazione di precise regole procedurali, incluse quelle sulla competenza.

Il comma 2 del citato articolo stabilisce espressamente che la contestazione e l’irrogazione delle sanzioni sono di competenza della “direzione regionale dell’Agenzia delle entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore”. Il “trasgressore”, in questo contesto, è il soggetto che ha apposto il visto (il CAF o il professionista), non il contribuente che ha presentato la dichiarazione.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte Suprema ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendolo fondato e assorbente rispetto agli altri. I giudici hanno affermato che la norma sulla competenza funzionale è inderogabile. La distribuzione delle competenze tramite legge, infatti, vincola sia l’amministrazione finanziaria sia i soggetti che con essa interagiscono.

La procedura corretta, come delineato dalla Corte, prevede che gli uffici locali dell’Agenzia, qualora riscontrino un’infedeltà nel visto, debbano limitarsi a “segnalare” la violazione alla Direzione Regionale competente. Quest’ultima è l’unico organo legittimato a procedere con la contestazione e l’irrogazione della sanzione. Qualsiasi atto emesso in violazione di questa regola di competenza è illegittimo e, se impugnato per tale vizio, deve essere annullato.

Nel caso di specie, l’iscrizione a ruolo era stata effettuata da una Direzione Provinciale incompetente. La Corte di secondo grado aveva omesso di pronunciarsi su questo specifico motivo di appello, che invece era dirimente. Per questo motivo, la Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha annullato la cartella di pagamento originaria.

Conclusioni

Questa pronuncia rafforza un principio di garanzia fondamentale per i professionisti fiscali. La determinazione della competenza territoriale in base al domicilio del “trasgressore” e non del contribuente assicura che il professionista sia giudicato dall’ufficio che ha una conoscenza diretta della sua posizione e del suo operato. L’annullamento di un atto per un vizio di incompetenza dimostra come il rispetto delle regole procedurali non sia una mera formalità, ma un elemento essenziale per la validità degli atti impositivi. Per CAF e intermediari, questa sentenza rappresenta un’importante conferma: vigilare sulla competenza dell’ufficio che emette l’atto è il primo, cruciale passo per una difesa efficace.

Chi è competente a sanzionare un professionista per visto di conformità infedele?
La competenza esclusiva e inderogabile spetta alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate nel cui territorio si trova il domicilio fiscale del professionista o del CAF che ha commesso la violazione, non all’ufficio del domicilio del contribuente.

Qual è la natura della responsabilità per il rilascio di un visto infedele?
La Corte di Cassazione conferma che tale responsabilità ha una natura eminentemente sanzionatoria e punitiva, non solo risarcitoria. Questo giustifica l’applicazione di rigide regole procedurali a garanzia del soggetto sanzionato.

Cosa succede se un atto di sanzione viene emesso da un ufficio incompetente?
L’atto è illegittimo. Se il vizio di incompetenza viene sollevato dal contribuente nel suo ricorso, il giudice è tenuto a rilevarlo e ad annullare l’atto, poiché le norme sulla competenza funzionale non possono essere derogate.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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