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Visto di conformità: competenza ufficio per sanzioni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 1539/2026, ha stabilito un principio fondamentale sulla competenza territoriale in caso di visto di conformità infedele. Un professionista con domicilio fiscale a Roma aveva apposto un visto errato sulla dichiarazione di un contribuente residente a Brescia. L’ufficio di Brescia aveva irrogato la sanzione, ma la Corte ha confermato la nullità dell’atto. La competenza esclusiva per contestare le irregolarità del visto di conformità e irrogare le relative sanzioni spetta alla Direzione Regionale dell’Amministrazione Finanziaria del luogo in cui il professionista ha il proprio domicilio fiscale, e non a quella del contribuente.

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Pubblicato il 15 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Visto di Conformità: La Cassazione Stabilisce la Competenza Territoriale per le Sanzioni

Il visto di conformità rappresenta un elemento cruciale nel sistema fiscale italiano, agendo come garanzia di correttezza della dichiarazione dei redditi. Ma cosa succede quando questo visto si rivela infedele? E, soprattutto, quale ufficio dell’Amministrazione Finanziaria ha il potere di sanzionare il professionista responsabile? Con l’ordinanza in commento, la Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento definitivo su un’importante questione di competenza territoriale, stabilendo un principio di diritto a tutela della certezza giuridica per professionisti e CAF.

I Fatti del Caso: Un Visto Conteso tra Due Città

La vicenda trae origine dall’attività di un Responsabile dell’Assistenza Fiscale (RAF) di un CAF con sede a Roma. Il professionista aveva apposto il “visto di conformità” sulla dichiarazione dei redditi (Modello 730/2015) di un contribuente residente in provincia di Brescia. A seguito di un controllo formale, l’ufficio dell’Amministrazione Finanziaria di Brescia riscontrava un’irregolarità relativa a spese sanitarie sostenute all’estero, qualificando come infedele il visto rilasciato.

Di conseguenza, l’ufficio di Brescia procedeva all’iscrizione a ruolo delle somme dovute (tributi, sanzioni e interessi) a carico del RAF. Successivamente, l’Agente della riscossione di Roma notificava al professionista la relativa cartella di pagamento. Il RAF impugnava l’atto dinanzi alla Corte di Giustizia Tributaria di Roma, eccependo, tra le altre cose, l’incompetenza dell’ufficio di Brescia a formare il ruolo, sostenendo che tale potere spettasse alla Direzione Regionale del Lazio, competente per il suo domicilio fiscale.

Sia in primo che in secondo grado, i giudici davano ragione al professionista, annullando la cartella di pagamento. L’Amministrazione Finanziaria, ritenendo errata tale interpretazione, ricorreva per cassazione.

La Questione Giuridica: Chi Poteva Sanzionare il Professionista?

Il nodo centrale della controversia era l’individuazione dell’organo dell’Amministrazione Finanziaria territorialmente competente a irrogare le sanzioni nei confronti del professionista che rilascia un visto di conformità infedele. Esistevano due tesi contrapposte:

1. La tesi dell’Amministrazione Finanziaria: La competenza spetta all’ufficio provinciale del luogo di domicilio fiscale del contribuente (in questo caso, Brescia), in quanto è lì che viene controllata la dichiarazione.
2. La tesi del professionista (accolta dai giudici di merito): La competenza spetta alla Direzione Regionale del luogo di domicilio fiscale del professionista (in questo caso, Lazio), in quanto la sanzione riguarda la sua attività professionale.

Analisi del Visto di Conformità e Competenza secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria, confermando di fatto l’annullamento dell’atto, ma basandosi su un’argomentazione giuridica precisa e consolidata. Gli Ermellini hanno chiarito che la normativa di riferimento, in particolare l’art. 39 del D.Lgs. n. 241/1997, istituisce una competenza speciale e inderogabile.

Le Motivazioni della Decisione

La Suprema Corte ha stabilito che la responsabilità prevista per i soggetti che rilasciano un visto di conformità infedele ha una funzione non solo risarcitoria ma anche punitiva. La legge (art. 39, comma 2, D.Lgs. 241/1997) assegna esplicitamente la competenza a contestare tali violazioni e a irrogare le sanzioni alla Direzione Regionale dell’Amministrazione Finanziaria individuata in base al domicilio fiscale del trasgressore, ovvero del professionista.

Questa scelta del legislatore non è casuale, ma risponde a una logica di accentramento del controllo sull’operato di specifiche categorie professionali (CAF, commercialisti, ecc.). Affidare tale compito alle Direzioni Regionali dove questi soggetti operano consente una gestione più organica e uniforme delle verifiche e delle contestazioni. Pertanto, l’ufficio provinciale del domicilio del contribuente può certamente effettuare il controllo sulla dichiarazione, ma, una volta ravvisata l’infedeltà del visto, deve trasmettere gli atti alla Direzione Regionale competente per il professionista, la quale è l’unica legittimata a procedere.

Nel caso di specie, l’ufficio provinciale di Brescia, avendo proceduto direttamente all’iscrizione a ruolo, ha agito in violazione di tale attribuzione di competenza, rendendo il suo atto illegittimo. La Corte ha ribadito che questa competenza speciale non può essere derogata, pena la nullità dell’atto emesso dall’ufficio incompetente.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche per Professionisti e CAF

La decisione della Corte di Cassazione ha importanti implicazioni pratiche. Essa offre una garanzia fondamentale per tutti i professionisti e i CAF che rilasciano il visto di conformità. Stabilisce con certezza che qualsiasi procedura sanzionatoria per un presunto visto infedele deve essere avviata e gestita esclusivamente dalla Direzione Regionale della loro circoscrizione territoriale. Qualsiasi atto proveniente da un ufficio diverso (ad esempio, quello del domicilio del contribuente assistito) è da considerarsi illegittimo e può essere impugnato con successo. Questo principio rafforza la certezza del diritto e definisce in modo chiaro le regole procedurali, evitando che i professionisti possano essere soggetti a contestazioni provenienti da uffici sparsi su tutto il territorio nazionale.

Quale ufficio dell’Amministrazione Finanziaria è competente a sanzionare un professionista per un visto di conformità infedele?
La competenza esclusiva spetta alla Direzione Regionale dell’Amministrazione Finanziaria nella cui circoscrizione si trova il domicilio fiscale del professionista (o del CAF) che ha rilasciato il visto, non l’ufficio del domicilio del contribuente.

La competenza territoriale dipende dal domicilio del contribuente o da quello del professionista che ha rilasciato il visto?
Dipende esclusivamente dal domicilio fiscale del professionista che ha commesso la violazione. La legge, secondo la Corte, ha introdotto una competenza speciale e inderogabile per accentrare il controllo sull’operato degli intermediari.

Se un ufficio territorialmente incompetente emette un atto di sanzione, questo è valido?
No, l’atto è illegittimo e nullo. L’aver agito in violazione delle norme sulla competenza territoriale costituisce un vizio dell’atto che ne determina l’annullabilità in sede di giudizio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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