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Valore in dogana: quando le royalties si pagano?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18543/2023, ha chiarito i presupposti per includere le royalties nel valore in dogana delle merci. Il caso riguardava una società di importazione che pagava diritti di licenza alla sua casa madre americana per un noto marchio di moda. L’Agenzia delle Dogane aveva rettificato il valore dichiarato, includendo tali royalties. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia, stabilendo che le royalties vanno aggiunte se il loro pagamento costituisce una ‘condizione di vendita’. Ciò avviene anche quando il licenziante, pur non essendo il venditore diretto, esercita un controllo di fatto sull’importatore, tale da poter condizionare la vendita delle merci al pagamento dei diritti. La Corte ha rinviato il caso al giudice di merito per una nuova valutazione basata sull’analisi concreta del contratto di licenza.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Valore in dogana e Royalties: La Cassazione definisce la ‘Condizione di Vendita’

La corretta determinazione del valore in dogana è un aspetto cruciale per le aziende che operano nel commercio internazionale, poiché incide direttamente sull’ammontare dei dazi e dell’IVA da versare. Una delle questioni più complesse riguarda l’inclusione delle royalties, ovvero i corrispettivi per i diritti di licenza. L’ordinanza n. 18543 del 30 giugno 2023 della Corte di Cassazione offre un’analisi dettagliata dei criteri per stabilire quando tali costi debbano essere aggiunti al valore delle merci importate.

I Fatti del Caso: La Controversia sulle Royalties

Il caso ha origine da un avviso di rettifica emesso dall’Agenzia delle Dogane nei confronti di una società di spedizioni, che agiva come rappresentante doganale per una nota azienda europea, licenziataria di un famoso marchio di moda americano. L’Agenzia contestava il valore in dogana dichiarato per alcune importazioni, sostenendo che dovesse includere anche le royalties che la società importatrice versava alla casa madre americana, titolare del marchio.

La Decisione delle Corti di Merito

Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale avevano dato ragione al contribuente. Secondo i giudici di merito, le royalties non dovevano essere incluse nel valore della merce perché erano calcolate sul fatturato netto della licenziataria e non sulle singole importazioni. Inoltre, l’Amministrazione doganale non aveva fornito la prova che il pagamento di tali royalties costituisse una conditio sine qua non per la vendita delle merci da parte dei fornitori.

Il Ricorso in Cassazione e il valore in dogana

L’Agenzia delle Dogane ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, basando il suo ricorso su due motivi principali:
1. Errata applicazione della normativa europea: L’Agenzia sosteneva che la Corte territoriale avesse interpretato erroneamente le norme comunitarie sul valore in dogana, in particolare riguardo al concetto di ‘condizione di vendita’.
2. Vizio di extrapetizione: La sentenza d’appello si era pronunciata sulla responsabilità dello spedizioniere doganale, una questione che non era stata sollevata nel ricorso originario.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto entrambi i motivi del ricorso, cassando la sentenza impugnata e fornendo una chiara ricostruzione del quadro normativo e giurisprudenziale.

Il Concetto di ‘Condizione di Vendita’

Il fulcro della decisione ruota attorno all’interpretazione dell’art. 32 del Codice Doganale Comunitario. Secondo la Corte, i diritti di licenza devono essere aggiunti al prezzo pagato per le merci se il loro versamento costituisce una ‘condizione della vendita’. Citando la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la Cassazione chiarisce che una condizione di vendita sussiste quando il venditore non sarebbe disposto a vendere i beni se l’acquirente non pagasse le royalties.

Il ‘Legame’ tra Venditore e Licenziante

Il caso in esame presentava una complicazione: le royalties erano pagate a un soggetto terzo (la casa madre americana licenziante) e non al venditore delle merci. In queste situazioni, la legge richiede che il venditore, o una persona ad esso ‘legata’, esiga il pagamento dall’acquirente. La Corte ha specificato che il concetto di ‘legame’ in ambito doganale è molto ampio e non si limita ai rapporti societari. Include qualsiasi rapporto, di fatto o di diritto, in cui un soggetto è in grado di esercitare un potere di controllo, costrizione o orientamento su un altro.

L’Errore della Corte di Merito

Secondo la Cassazione, la Commissione Tributaria Regionale ha errato nel non analizzare approfonditamente le clausole del contratto di licenza. Tale analisi avrebbe permesso di verificare se la società licenziante esercitasse un controllo tale sui fornitori e sulla società importatrice da rendere il pagamento delle royalties una condizione implicita della vendita. Indicatori di tale controllo, come l’approvazione dei fornitori, il diritto di ispezione sui prodotti, e la presentazione di business plan, erano presenti nel contratto e avrebbero dovuto essere valutati.

La Questione Processuale dell’Extrapetizione

Infine, la Corte ha confermato che i giudici d’appello si erano pronunciati ultra petita, ovvero oltre i limiti della domanda, quando avevano affrontato il tema della responsabilità dello spedizioniere, mai messo in discussione nel ricorso introduttivo. Anche questo motivo ha contribuito alla cassazione della sentenza.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: per determinare il corretto valore in dogana, non è sufficiente guardare al solo flusso finanziario tra acquirente e venditore. È necessario analizzare l’intera struttura contrattuale e operativa, inclusi gli accordi di licenza con soggetti terzi. La decisione sottolinea l’importanza di esaminare i poteri di controllo, anche indiretti, che il titolare di un marchio può esercitare sulla catena di fornitura. Per le imprese, ciò significa che l’esistenza di un potere di controllo da parte del licenziante può comportare l’obbligo di includere le royalties nel valore imponibile, anche in assenza di una clausola contrattuale esplicita che le qualifichi come ‘condizione di vendita’. La Corte ha rinviato il caso a una diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale per una nuova valutazione dei fatti alla luce di questi principi.

Quando i corrispettivi per i diritti di licenza (royalties) devono essere inclusi nel valore in dogana delle merci importate?
Le royalties devono essere incluse nel valore in dogana quando ricorrono tre condizioni cumulative: 1) non sono già incluse nel prezzo pagato; 2) si riferiscono alle merci da valutare; 3) l’acquirente è tenuto a versarle come condizione per la vendita di tali merci.

Cosa si intende per ‘condizione di vendita’ quando le royalties sono pagate a un soggetto terzo, diverso dal venditore?
In questo caso, si considera ‘condizione di vendita’ se il venditore, o un soggetto ad esso legato, chiede all’acquirente di effettuare il pagamento al terzo (il licenziante). Il ‘legame’ non è solo societario, ma può derivare da un potere di controllo di fatto o di diritto esercitato dal licenziante sul venditore o sull’acquirente.

Quali elementi possono dimostrare l’esistenza di un ‘controllo’ da parte del licenziante che giustifica l’inclusione delle royalties nel valore in dogana?
Gli elementi indicativi di un controllo includono, tra gli altri: la scelta del produttore da parte del licenziante, il controllo sulla produzione o sulla logistica, la fissazione delle condizioni di prezzo, il diritto di ispezionare i prodotti, l’approvazione preventiva dei fornitori, e l’obbligo per l’importatore di presentare business plan per la produzione e la vendita.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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