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Valore doganale: commissioni, royalties e sanzioni

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32573/2025, si è pronunciata su elementi chiave per la determinazione del valore doganale delle merci importate. Ha chiarito che le commissioni d’acquisto sono escluse solo se l’agente ha stipulato il contratto per conto dell’importatore e se sono indicate separatamente. Ha confermato che le royalties vanno incluse nel valore doganale se il licenziante esercita un controllo sulla produzione che va oltre la mera qualità, rendendole una “condizione di vendita”. Infine, ha ribadito l’obbligo per il giudice di valutare la proporzionalità delle sanzioni doganali in base ai principi UE, potendo disapplicare la norma nazionale se eccessivamente onerosa.

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Pubblicato il 1 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Valore Doganale: Commissioni, Royalties e Sanzioni secondo la Cassazione

La corretta determinazione del valore doganale è un aspetto cruciale per le aziende che operano nell’import-export. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 32573/2025) offre importanti chiarimenti su come trattare costi complessi come le commissioni d’acquisto e le royalties, e ribadisce il ruolo centrale del principio di proporzionalità nell’applicazione delle sanzioni. Analizziamo insieme i punti salienti di questa decisione.

I Fatti del Caso

Una società importatrice si è vista contestare dall’Agenzia delle Dogane l’errata determinazione del valore di alcune merci importate. Le contestazioni vertevano su tre elementi principali:

1. Commissioni d’acquisto: La società aveva escluso dal valore doganale le somme pagate a un proprio agente, qualificandole come commissioni d’acquisto.
2. Costi di assistenza tecnica (TAC): Erano stati contestati costi legati a design, sviluppo e campionari.
3. Royalties: L’Agenzia riteneva che i diritti di licenza pagati a un terzo soggetto per l’uso del marchio dovessero essere inclusi nel valore imponibile.

L’azienda aveva inoltre impugnato le sanzioni irrogate, ritenendole sproporzionate.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte ha accolto parzialmente il ricorso della società, cassando la sentenza precedente e rinviando il caso alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per una nuova valutazione su alcuni punti specifici. La decisione è stata differente per ciascuno dei motivi di ricorso.

Commissioni d’Acquisto e Valore Doganale

La Cassazione ha accolto il motivo relativo alle commissioni d’acquisto. La Corte ha chiarito che la qualifica di ‘commissione d’acquisto’, escludibile dal valore in dogana, non dipende dalla natura generica del rapporto tra importatore e agente, ma da un’analisi specifica: bisogna verificare se l’agente ha effettivamente svolto un’attività di stipulazione del contratto d’acquisto per conto dell’importatore. Il giudice di merito aveva errato nel fermarsi a una definizione generica di ‘intermediazione polifunzionale’, senza compiere questo accertamento cruciale. La Corte ha inoltre ricordato che, per essere escluse, tali commissioni devono essere indicate come elemento distinto nelle dichiarazioni di importazione.

Inclusione delle Royalties nel Valore Doganale

Sul tema delle royalties, la Corte ha dato torto all’azienda. Citando la giurisprudenza europea (in particolare la sentenza GE Healthcare), i giudici hanno confermato che i diritti di licenza devono essere inclusi nel valore doganale quando costituiscono una ‘condizione di vendita’. Questo si verifica non solo per un obbligo contrattuale esplicito, ma anche quando il licenziante (titolare del marchio) esercita un controllo, diretto o indiretto, sul produttore. Nel caso di specie, i contratti prevedevano un potere di orientamento e condizionamento sulla produzione (scelta dei fornitori, metodi produttivi, design) che andava ben oltre un semplice controllo di qualità. Questo legame funzionale ha reso il pagamento delle royalties una condizione imprescindibile per la vendita delle merci, giustificandone l’inclusione nel valore imponibile.

Il Principio di Proporzionalità delle Sanzioni

La Cassazione ha accolto il motivo relativo alle sanzioni. I giudici di merito avevano erroneamente ritenuto inammissibile la censura sulla proporzionalità perché sollevata, a loro dire, per la prima volta in appello. La Corte Suprema ha invece ribadito che la compatibilità della normativa nazionale con il diritto dell’Unione Europea, incluso il principio di proporzionalità, è una questione rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo. Di fronte a una sanzione pari a circa il 300% dei diritti evasi, il giudice ha il dovere di valutare se essa sia eccessiva rispetto agli obiettivi di riscossione del tributo e di prevenzione dell’evasione. Se la norma nazionale porta a risultati sproporzionati, il giudice deve disapplicarla, rideterminando la sanzione in misura equa e adeguata al caso concreto.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su una rigorosa applicazione del diritto doganale unionale, interpretato alla luce della giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’UE. La distinzione tra ‘commissione d’acquisto’ e ‘commissione di vendita’ o altre forme di intermediazione risiede nella funzione concreta svolta dall’agente: solo la remunerazione per il servizio di rappresentanza nell’acquisto è escludibile. Per le royalties, il concetto di ‘condizione di vendita’ viene interpretato in senso sostanziale: non conta solo il contratto, ma la realtà economica dei rapporti e l’influenza che il titolare del marchio esercita sulla catena produttiva. Infine, la Corte afferma con forza la primazia del diritto UE, imponendo ai giudici nazionali di agire come garanti dei suoi principi fondamentali, come quello di proporzionalità, anche a costo di disapplicare le leggi interne.

Le Conclusioni

Questa sentenza offre preziose indicazioni operative per le imprese. Per escludere le commissioni d’acquisto dal valore doganale, è essenziale che i contratti e le attività documentino chiaramente il ruolo dell’agente come rappresentante dell’acquirente nella stipula dei contratti. Per quanto riguarda le royalties, le aziende devono analizzare attentamente i legami contrattuali e di fatto tra licenziante, produttore e importatore per valutare il rischio di inclusione nel valore imponibile. Infine, la decisione conferma che le sanzioni doganali, anche se previste da norme rigide, non sono automatiche e possono essere contestate invocando il principio europeo di proporzionalità, aprendo la strada a una loro rideterminazione giudiziale.

Quando una commissione pagata a un agente può essere esclusa dal valore doganale?
Una commissione può essere esclusa se remunera un’attività di rappresentanza dell’importatore nella stipulazione del contratto di acquisto delle merci (commissione d’acquisto) e se viene indicata come elemento distinto dal prezzo delle merci nella dichiarazione doganale.

In quali casi le royalties pagate per un marchio devono essere aggiunte al valore doganale?
Le royalties devono essere incluse quando il loro pagamento costituisce una ‘condizione di vendita’. Ciò avviene se, sulla base dei rapporti contrattuali, il titolare del marchio esercita un controllo o un potere di orientamento sul produttore/venditore che va oltre la semplice verifica della qualità, influenzando aspetti come la produzione, la logistica o la scelta dei fornitori.

Una sanzione doganale prevista dalla legge italiana può essere considerata illegittima?
Sì, una sanzione, pur conforme alla legge nazionale, può essere disapplicata dal giudice se risulta sproporzionata rispetto alla gravità della violazione, secondo i principi del diritto dell’Unione Europea. Il giudice ha il potere e il dovere di valutare tale proporzionalità e, se necessario, rideterminare l’importo della sanzione in misura adeguata al caso concreto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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