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Valore doganale: commissioni e royalties incluse?

La Corte di Cassazione interviene sul calcolo del valore doganale delle merci importate. Con la sentenza in esame, ha stabilito che le commissioni d’acquisto possono essere escluse solo se remunerano un’effettiva attività di rappresentanza al momento della compravendita e se sono indicate separatamente. I diritti di licenza (royalties), invece, devono essere inclusi se il pagamento rappresenta una condizione di vendita, situazione che si verifica quando il licenziante esercita un controllo di fatto sulla produzione. Il ricorso su questo punto è stato respinto, mentre quello sulle commissioni è stato accolto con rinvio per una nuova valutazione dei fatti.

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Pubblicato il 1 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Valore Doganale: quando commissioni e royalties vanno incluse?

La corretta determinazione del valore doganale è un aspetto cruciale per le aziende che operano nel commercio internazionale. Un calcolo errato può portare a contenziosi con le autorità doganali e all’applicazione di sanzioni. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fornito importanti chiarimenti su due elementi di costo spesso controversi: le commissioni d’acquisto e i diritti di licenza (royalties), definendo i confini per la loro inclusione o esclusione dalla base imponibile.

I Fatti di Causa

Una società importatrice, attiva nel settore della moda, si è vista notificare un avviso di rettifica dall’Agenzia delle Dogane. L’amministrazione contestava il valore doganale dichiarato per alcune merci, ritenendo che dovesse includere tre tipologie di costi: le somme corrisposte a un agente estero qualificate come ‘commissioni d’acquisto’, i costi per l’assistenza tecnica (TAC) e i diritti di licenza versati alla casa madre titolare del marchio. La società ha impugnato l’atto, dando inizio a un contenzioso che è giunto fino all’ultimo grado di giudizio.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha esaminato separatamente le tre questioni, giungendo a conclusioni diverse per ciascuna. Il motivo di ricorso relativo alle commissioni d’acquisto è stato accolto con rinvio, mentre quelli concernenti i costi di assistenza tecnica e i diritti di licenza sono stati respinti.

Le Commissioni d’Acquisto e l’impatto sul Valore Doganale

La Corte ha precisato la differenza sostanziale tra ‘commissioni d’acquisto’ e ‘commissioni di mediazione’. Le prime, escluse dal valore doganale, remunerano un servizio di rappresentanza fornito dall’agente all’importatore al momento dell’acquisto. Non è sufficiente un generico rapporto di collaborazione, ma è necessario che l’agente abbia effettivamente partecipato alla stipula dei contratti di acquisto per conto dell’importatore. Le seconde, invece, che remunerano un’attività di intermediazione generica, vanno incluse.
Poiché il giudice di merito non aveva accertato questo aspetto cruciale, limitandosi a qualificare l’attività come ‘intermediazione polifunzionale’, la Corte ha cassato la sentenza su questo punto, rinviando la causa per una nuova valutazione. La Corte ha inoltre ribadito che, per essere escluse, le commissioni d’acquisto devono essere indicate come elemento distinto dal prezzo delle merci nelle dichiarazioni d’importazione.

I Diritti di Licenza come ‘Condizione di Vendita’

La questione più complessa riguardava i diritti di licenza. La società importatrice sosteneva che non dovessero essere inclusi nel valore doganale perché erano pagati a un soggetto terzo (la licenziante) diverso dal venditore delle merci (il produttore). La Cassazione, allineandosi alla giurisprudenza europea (in particolare la sentenza GE Healthcare), ha rigettato questa tesi.
Il criterio dirimente è se il pagamento delle royalties costituisca una ‘condizione di vendita’ delle merci. Ciò si verifica non solo quando il contratto lo prevede espressamente, ma anche quando il licenziante esercita, di fatto o di diritto, un controllo o un potere di orientamento sul produttore. Questo potere deve essere tale da garantire che l’importazione delle merci sia subordinata al versamento dei diritti di licenza.

Le Motivazioni della Sentenza

Nelle motivazioni, i giudici hanno approfondito il concetto di ‘controllo’. Non si tratta di un mero controllo sulla qualità del prodotto, ma di un’ingerenza penetrante nel processo produttivo. Nel caso di specie, è emerso che la licenziante aveva un ruolo determinante nella scelta dei produttori, nei metodi di produzione, nella logistica e persino nelle condizioni di vendita. Questa rete di legami e influenze, sebbene non formalizzata in un unico contratto, rendeva di fatto il pagamento delle royalties una condizione imprescindibile per poter acquistare e importare i beni. La Corte ha sottolineato come la nozione di ‘legame’ in ambito doganale sia più ampia di quella societaria e includa qualsiasi rapporto di influenza, anche di fatto.
Per quanto riguarda i costi di assistenza tecnica, il motivo è stato dichiarato inammissibile per ragioni processuali, in quanto la società non aveva fornito in giudizio la prova che tali costi si riferissero a campionari non destinati alla vendita, presupposto fattuale della sua doglianza.

Conclusioni

Questa sentenza offre preziose indicazioni operative per gli importatori. Per poter escludere le commissioni d’acquisto dal valore doganale, è fondamentale che il ruolo dell’agente sia chiaramente definito come rappresentante dell’acquirente nella fase di stipula del contratto e che tali commissioni siano gestite contabilmente e documentalmente in modo distinto. Per quanto riguarda i diritti di licenza, le aziende devono analizzare attentamente non solo i propri contratti, ma anche le relazioni di fatto esistenti tra il licenziante e i produttori esteri. Un controllo pervasivo del licenziante sul processo produttivo rende quasi certa l’inclusione delle royalties nel valore imponibile, anche se queste sono pagate a un soggetto diverso dal venditore.

Quando può essere esclusa una ‘commissione d’acquisto’ dal valore doganale delle merci?
Una commissione d’acquisto può essere esclusa dal valore doganale a due condizioni: 1) deve remunerare un’effettiva attività di rappresentanza svolta dall’agente per conto dell’importatore al momento della conclusione del contratto di acquisto delle merci; 2) deve essere individuata e distinta dal prezzo di vendita delle merci nelle dichiarazioni di importazione.

A quale condizione i diritti di licenza (royalties) pagati a un soggetto terzo vanno inclusi nel valore doganale?
I diritti di licenza pagati a un soggetto diverso dal venditore devono essere inclusi nel valore doganale quando il loro pagamento costituisce una ‘condizione di vendita’ delle merci. Questa condizione si verifica se il licenziante è in grado di esercitare, direttamente o indirettamente, un controllo o un’influenza sul produttore/venditore, tale da subordinare la vendita delle merci al pagamento di tali diritti da parte dell’importatore.

Cosa si intende per ‘controllo’ del licenziante sul produttore ai fini dell’inclusione delle royalties nel valore doganale?
Per ‘controllo’ non si intende un semplice controllo di qualità, ma un potere di orientamento e condizionamento che investe segmenti significativi del processo produttivo. Esempi includono la scelta del produttore, l’imposizione di metodi di produzione, il controllo sulla logistica, la fissazione delle condizioni di prezzo o la limitazione dei potenziali acquirenti. La combinazione di questi elementi dimostra l’esistenza di un legame che rende il pagamento della royalty una condizione di vendita.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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