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Utili extracontabili: presunzione per i soci indiretti

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34888/2025, ha stabilito che la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili di una società a ristretta base partecipativa si estende anche ai soci persone fisiche che la partecipano indirettamente, attraverso una catena di altre società. La Corte ha chiarito che gli schermi societari non neutralizzano l’efficacia della presunzione, la quale mira a colpire la reale capacità contributiva del beneficiario finale, superando la forma giuridica per arrivare alla sostanza economica.

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Pubblicato il 26 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Utili Extracontabili: la Presunzione si Estende anche ai Soci Indiretti

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 34888 del 30 dicembre 2025 affronta un tema cruciale in materia fiscale: la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili nelle società a ristretta base partecipativa. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: questa presunzione non si ferma di fronte a complesse strutture societarie e si applica anche quando la partecipazione del socio persona fisica è indiretta, ovvero mediata da altre società.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine da un accertamento fiscale nei confronti di una S.p.A., alla quale venivano contestati ricavi non contabilizzati. Tale società era interamente controllata da una S.r.l., a sua volta partecipata da una persona fisica e da un’ulteriore società. A seguito della definizione dell’accertamento da parte della S.p.A., l’Agenzia delle Entrate notificava un avviso di accertamento direttamente alla persona fisica, socio indiretto, imputandogli una quota degli utili non dichiarati in virtù della presunzione di distribuzione.

La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione al contribuente, ritenendo che la presunzione non potesse operare in caso di partecipazione indiretta, filtrata da altre entità giuridiche. L’Agenzia delle Entrate ha quindi proposto ricorso per cassazione contro tale decisione.

La Presunzione sugli Utili Extracontabili e le Società di Comodo

Nel diritto tributario italiano, vige un consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui gli utili extracontabili accertati a carico di una società di capitali a ristretta base partecipativa si presumono distribuiti ai soci. Il fondamento di questa presunzione risiede nella logica: in una società con pochi soci, è altamente probabile che i profitti in nero non vengano reinvestiti nell’attività, ma siano direttamente intascati dai soci stessi.

La questione centrale del caso era se questa presunzione potesse essere bloccata dalla presenza di uno o più “schermi” societari tra la società che ha prodotto i ricavi in nero e il socio persona fisica che, in ultima analisi, ne beneficia.

La Decisione della Cassazione: la Sostanza Prevale sulla Forma

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza della Commissione Tributaria Regionale. I giudici hanno affermato con chiarezza che la presunzione di riparto degli utili non è neutralizzata dallo schermo della personalità giuridica e, anzi, estende la sua efficacia a tutti i livelli dell’organizzazione societaria, purché si riscontri la ristrettezza della compagine sociale.

Secondo la Corte, il meccanismo di prova indiziaria è uno strumento di attuazione del principio costituzionale della capacità contributiva. Esso serve a evidenziare il reddito laddove si è effettivamente prodotto e accumulato, superando la veste formale per arrivare alla sostanza economica. Impedire l’applicazione della presunzione in presenza di holding o società interposte equivarrebbe a consentire un facile abuso del diritto, vanificando la ratio della norma.

Le Motivazioni della Corte

La Corte ha motivato la sua decisione richiamando diversi principi cardine. In primo luogo, il principio generale del divieto di abuso del diritto, che trova fondamento nei principi costituzionali di capacità contributiva e di eguaglianza. La struttura societaria complessa non può essere usata come uno scudo per eludere l’imposizione fiscale sul reddito effettivamente percepito.

In secondo luogo, la Corte ha sottolineato che non è necessario un accertamento “intermedio” nei confronti delle società interposte (le cosiddette società “filtro”). Se la natura di mero schermo di queste società è pacifica, l’azione accertativa può rivolgersi direttamente alle persone fisiche interessate, che sono le uniche titolari di un effettivo diritto di difesa.

Infine, è stato richiamato il principio di effettività nell’accertamento del reddito, che impone di superare la veste civilistica formale quando questa non corrisponde alla sostanza dell’attività d’impresa. Il fatto che vi siano più schermi societari, e non solo uno, non può costituire un ostacolo all’operatività della presunzione.

Le Conclusioni

La sentenza rappresenta un importante monito per chi utilizza strutture societarie complesse. La Cassazione conferma un approccio sostanzialistico, in cui il Fisco è legittimato a “guardare oltre il velo” delle persone giuridiche per tassare la ricchezza direttamente in capo ai beneficiari finali. Per i soci, anche indiretti, di società a ristretta base, ciò significa che la prova contraria per superare la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ricade interamente su di loro. Dovranno essere in grado di dimostrare che tali utili sono stati accantonati o reinvestiti nell’attività sociale, un onere probatorio spesso difficile da soddisfare.

La presunzione di distribuzione di utili extracontabili si applica se un socio partecipa alla società in modo indiretto, attraverso altre società?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili si applica anche ai soci che partecipano in modo indiretto, attraverso una o più società interposte (partecipazione “filtro”), a condizione che la base partecipativa complessiva rimanga ristretta.

L’esistenza di più schermi societari impedisce al Fisco di accertare il reddito in capo alla persona fisica beneficiaria finale?
No, la Corte ha chiarito che la presunzione non è neutralizzata dallo schermo della personalità giuridica e la sua efficacia si estende a tutti i gradi dell’organizzazione societaria. Il numero di società interposte non costituisce un impedimento all’operatività della presunzione.

È necessario che il Fisco effettui un accertamento intermedio nei confronti delle società “filtro” prima di poter agire contro il socio persona fisica?
No, la sentenza precisa che non è di ostacolo il mancato accertamento intermedio nei confronti delle società partecipanti. Se queste agiscono come mero filtro, l’azione accertativa può essere rivolta direttamente contro le persone fisiche interessate, che sono i reali destinatari del reddito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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