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Transfer pricing infragruppo e cessione ramo azienda

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità degli avvisi di accertamento emessi contro una società italiana per violazione delle norme sul transfer pricing infragruppo. Il caso riguarda la cessione di rami d’azienda a una consociata ungherese, la quale aveva beneficiato di un ruling locale per ridurre il valore fiscale degli asset acquistati. La Corte ha stabilito che tale variazione in diminuzione all’estero, se non compensata da un aumento del reddito in Italia, genera una doppia non imposizione illegittima, poiché l’operazione deve rispettare il valore normale di mercato.

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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Transfer pricing infragruppo: la parola della Cassazione sulla cessione di rami d’azienda

La recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione affronta una questione di estrema rilevanza per i gruppi multinazionali: l’applicazione del transfer pricing infragruppo in presenza di agevolazioni fiscali concesse da stati esteri. La controversia nasce da una complessa operazione di riorganizzazione commerciale che ha visto una società italiana cedere tranches di clienti a una propria consociata con sede in Ungheria.

Il caso: riorganizzazione e disallineamenti fiscali

Una società italiana ha proceduto alla cessione di un ramo d’azienda a favore di una consociata ungherese. Quest’ultima, a seguito di un interpello (ruling) presso le autorità fiscali locali, ha ottenuto il riconoscimento di un valore fiscale dei beni acquistati inferiore rispetto al prezzo pattuito tra le parti. Tale manovra ha permesso alla società estera di ridurre la propria base imponibile in Ungheria.

Tuttavia, la società italiana non ha operato una corrispondente variazione in aumento del proprio reddito imponibile. L’Agenzia delle Entrate ha contestato tale omissione, ritenendo che il prezzo di cessione fosse inferiore al valore normale e che il beneficio ottenuto all’estero dovesse riflettersi simmetricamente sulla posizione fiscale della cedente italiana per evitare uno spostamento artificioso di profitti.

La decisione della Corte sul transfer pricing infragruppo

I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso della società contribuente, confermando la legittimità della ripresa a tassazione. Il punto centrale della decisione riguarda la natura della normativa sul transfer pricing infragruppo. Secondo la Corte, questa disciplina non ha una finalità esclusivamente antielusiva in senso stretto, ma mira a reprimere il fenomeno dello spostamento dei profitti verso giurisdizioni con tassazione più favorevole, imponendo il rispetto del principio della libera concorrenza.

La Corte ha chiarito che un ruling o un’agevolazione concessa da uno stato estero non ha efficacia extra-territoriale automatica e non può giustificare una riduzione del carico fiscale in Italia se l’operazione non rispecchia i valori di mercato. Il fatto che la consociata estera abbia rideterminato il costo dell’acquisto sulla base di criteri OCSE per ottenere un vantaggio fiscale locale impone alla capofila italiana di riequilibrare la propria dichiarazione dei redditi.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sull’analisi dell’art. 110, comma 7, del TUIR, il quale stabilisce che i componenti del reddito derivanti da operazioni con società non residenti devono essere valutati in base al valore normale. La Corte ha osservato che l’Amministrazione finanziaria ha correttamente assolto l’onere della prova dimostrando lo scostamento tra il prezzo praticato e il valore di mercato, basandosi proprio sui documenti e sui bilanci della consociata estera.

Inoltre, è stato rilevato che la rideterminazione del prezzo operata in Ungheria non è stata contestata dalla società italiana, la quale era necessariamente a conoscenza dell’accordo con l’autorità fiscale ungherese. Tale silenzio, unito alla mancata dimostrazione da parte del contribuente che il prezzo pattuito fosse comunque conforme ai valori di mercato, rende legittimo l’accertamento basato sulla marginalità operativa prevista dalle linee guida OCSE.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che il transfer pricing infragruppo funge da pilastro per la corretta ripartizione della potestà impositiva tra Stati. Le aziende italiane che operano con l’estero devono monitorare costantemente non solo i propri prezzi di trasferimento, ma anche le agevolazioni fiscali richieste dalle proprie consociate, poiché ogni variazione in diminuzione operata all’estero potrebbe innescare controlli e rettifiche in aumento da parte del fisco italiano. Il principio cardine resta la simmetria fiscale: a una riduzione di imponibile in uno Stato deve corrispondere, salvo prova contraria del valore normale, un incremento nell’altro Stato coinvolto nell’operazione.

Cosa accade se una consociata estera ottiene uno sconto fiscale sul prezzo di acquisto di un ramo d’azienda?
Se la consociata estera riduce il valore fiscale dell’acquisto tramite un ruling, la società cedente italiana deve verificare se tale valore sia quello normale. In caso di scostamento, l’amministrazione italiana può richiedere una variazione in aumento del reddito della cedente per evitare la doppia non imposizione.

Qual è il ruolo delle Linee Guida OCSE nelle verifiche fiscali sulle multinazionali?
Le Linee Guida OCSE rappresentano lo standard internazionale per determinare il prezzo di libera concorrenza. I giudici italiani le utilizzano come criterio tecnico per valutare se i prezzi delle transazioni infragruppo rispettino il valore normale previsto dal TUIR.

Chi ha l’onere di provare che un prezzo infragruppo non è corretto?
L’onere della prova ricade sull’Amministrazione finanziaria, che deve dimostrare lo scostamento dal valore normale. Una volta fornita questa prova, spetta al contribuente dimostrare che il prezzo praticato era invece conforme al mercato o giustificato da specifiche condizioni economiche.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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