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Transfer pricing: Cassazione su prova e benchmark

La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di transfer pricing, annullando la decisione di merito che aveva convalidato l’accertamento fiscale basato su una metodologia di benchmark errata. L’Agenzia delle Entrate aveva escluso dall’analisi le società in perdita, un criterio ritenuto non conforme alle linee guida OCSE. La Suprema Corte ha ribadito che l’onere della prova iniziale spetta all’Amministrazione finanziaria e che l’analisi di comparabilità deve essere rigorosa, senza esclusioni aprioristiche che distorcono la realtà del mercato.

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Pubblicato il 20 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Transfer Pricing: Onere della Prova e Metodologia di Calcolo secondo la Cassazione

La disciplina del transfer pricing, che regola i prezzi di trasferimento nelle transazioni tra società dello stesso gruppo, rappresenta un terreno di costante confronto tra contribuenti e Amministrazione Finanziaria. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 19512 del 2024, ha fornito chiarimenti cruciali sulla metodologia di analisi e sulla ripartizione dell’onere della prova, censurando l’approccio dell’Agenzia delle Entrate basato sull’esclusione aprioristica delle società in perdita dal campione di confronto.

I Fatti di Causa

Il caso riguarda una società italiana, parte di un gruppo multinazionale, che forniva servizi di ‘call center’ alla propria controllante olandese. L’Agenzia delle Entrate, a seguito di una verifica fiscale, notificava avvisi di accertamento per gli anni d’imposta 2008, 2009 e 2010, contestando principalmente quattro aspetti:

1. Ricavi da servizi infragruppo: L’Ufficio riteneva che i ricavi della società italiana fossero inferiori al valore di mercato, applicando un mark-up più elevato (7,42%) rispetto a quello del 5% documentato dalla società.
2. Costi per servizi gestionali: Venivano contestati come indeducibili alcuni costi per servizi ‘executive’, ‘IT’ e ‘facilities’ forniti dalla controllante olandese.
3. Altri costi non deducibili: Costi ritenuti non inerenti o non documentati.
4. Indebita detrazione IVA: Legata ai costi di cui al punto precedente.

La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all’Ufficio, ma la società ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando, tra le altre cose, l’errata metodologia utilizzata per la determinazione del prezzo di mercato e la violazione delle regole sull’onere della prova.

L’Analisi della Corte e il corretto approccio al transfer pricing

La Suprema Corte ha accolto i motivi di ricorso relativi al transfer pricing, cassando con rinvio la sentenza di secondo grado. Il cuore della decisione risiede nella critica alla metodologia di benchmark analysis adottata dall’Amministrazione finanziaria.

L’Ufficio, per giustificare un mark-up superiore, aveva eliminato dal campione di società comparabili quelle che presentavano risultati d’esercizio negativi in almeno due dei tre anni di riferimento. La Cassazione ha ritenuto questo criterio non coerente con le linee guida OCSE e privo di giustificazione. È infatti normale, in un mercato di libera concorrenza, che esistano imprese in perdita o con risultati ridotti. Escluderle a priori significa creare un campione di confronto distorto e non rappresentativo della realtà economica.

Le linee guida OCSE, richiamate dalla Corte, ammettono l’esclusione di società solo in ‘situazioni particolari’ (es. imprese in fase di avvio o fallite), ma richiedono un’analisi specifica che in questo caso era mancata. La C.T.R. aveva avallato il criterio dell’Ufficio in modo acritico, senza effettuare alcuna valutazione sulla situazione concreta delle società escluse.

L’Onere della Prova nel Transfer Pricing

La sentenza ribadisce un principio fondamentale sulla ripartizione dell’onere probatorio. Spetta all’Amministrazione finanziaria provare che:

a) Le transazioni infragruppo sono avvenute a un prezzo inferiore a quello ‘normale’ (valore di mercato).
b) Esiste uno scostamento tra il prezzo applicato e quello di mercato.

Solo dopo che l’Ufficio ha fornito tale prova, l’onere si sposta sul contribuente, che deve dimostrare la correttezza dei prezzi applicati, l’inerenza dei costi e ogni altro elemento a suo favore.

La Corte ha inoltre specificato che, per i costi relativi a servizi infragruppo, la deducibilità è subordinata alla dimostrazione della loro effettività, inerenza e oggettiva determinabilità, condizioni che possono essere provate attraverso la documentazione contrattuale che dettaglia le prestazioni e le modalità di remunerazione.

Le Motivazioni della Decisione

Le motivazioni della Corte si fondano sulla necessità di un’applicazione rigorosa e non arbitraria dei principi internazionali in materia di transfer pricing. L’analisi di comparabilità non può basarsi su automatismi o esclusioni ingiustificate. L’esclusione tout court delle società in perdita non è prevista dalle linee guida OCSE e porta a un risultato inattendibile, penalizzando il contribuente. La scelta dei criteri di selezione del campione deve essere sempre giustificata e non può essere frutto di una mera discrezionalità dell’Ufficio. Per quanto riguarda i costi dei servizi infragruppo, la Corte ha sottolineato che i giudici di merito avrebbero dovuto esaminare il contratto prodotto dalla società per verificare se ricorrevano effettivamente le condizioni per la deduzione, invece di negarla aprioristicamente.

Conclusioni

La sentenza rappresenta un importante punto di riferimento per le aziende che operano in contesti multinazionali. Essa rafforza la tutela del contribuente contro accertamenti basati su metodologie di analisi del transfer pricing non scientifiche e non aderenti alle best practice internazionali. Viene ribadito che l’Amministrazione Finanziaria ha un preciso onere probatorio e non può utilizzare criteri selettivi che alterano la rappresentatività del campione di confronto. Per le imprese, emerge ancora una volta l’importanza cruciale di una solida e completa documentazione sui prezzi di trasferimento e sui contratti di servizio infragruppo, unico strumento per difendersi efficacemente da contestazioni fiscali.

L’Amministrazione finanziaria può escludere le società in perdita da un’analisi di benchmark per il transfer pricing?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che l’esclusione automatica e generalizzata delle società in perdita dal campione di confronto non è coerente con le linee guida OCSE e porta a risultati distorti. Tale esclusione è ammissibile solo in ‘situazioni particolari’ e deve essere specificamente giustificata, cosa che non era avvenuta nel caso di specie.

A chi spetta l’onere della prova in un contenzioso sul transfer pricing?
L’onere della prova iniziale spetta all’Amministrazione finanziaria. Essa deve dimostrare che le transazioni infragruppo sono avvenute a un prezzo diverso dal valore normale di mercato. Solo una volta che l’Ufficio ha fornito questa prova, l’onere si sposta sul contribuente, che dovrà dimostrare la correttezza del proprio operato.

Quali sono i requisiti per la deducibilità dei costi per servizi infragruppo?
I costi per servizi scambiati all’interno di un gruppo sono deducibili se soddisfano le condizioni generali previste dall’art. 109 del TUIR: inerenza, oggettiva determinabilità, certezza ed effettività. La presenza di un contratto che dettaglia le tipologie di prestazioni e le modalità di remunerazione è un elemento fondamentale per dimostrare la sussistenza di tali requisiti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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