Stock lending: la Cassazione blocca la deduzione delle commissioni
Il tema dello Stock lending torna al centro del dibattito giurisprudenziale con una recente sentenza della Corte di Cassazione che chiarisce i confini tra pianificazione fiscale e indebita deduzione di costi. La questione riguarda la possibilità per le aziende di dedurre le commissioni pagate per il prestito di titoli azionari quando l’operazione è finalizzata principalmente all’incasso di dividendi esenti.
Il caso analizzato
Una società operante nel settore immobiliare aveva stipulato un contratto di prestito titoli con una società estera. Lo schema prevedeva che la società italiana ricevesse le azioni, incassasse i relativi dividendi (godendo dell’esclusione fiscale del 95%) e pagasse una commissione (fee) al prestatore. Tale commissione veniva poi portata integralmente in deduzione come costo d’impresa. L’Agenzia delle Entrate ha contestato l’operazione, ritenendola priva di sostanza economica e finalizzata esclusivamente alla creazione di costi fittizi per abbattere l’utile tassabile.
La decisione sullo Stock lending
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società, confermando l’indeducibilità delle commissioni versate. Il punto cardine della decisione risiede nell’equiparazione fiscale tra il prestito titoli e l’usufrutto di azioni. Secondo i giudici, quando il mutuatario acquisisce il diritto di percepire i dividendi dietro pagamento di un corrispettivo, si realizza un fenomeno economico identico a quello dell’acquisto di un diritto di usufrutto.
Implicazioni per le imprese
Questa interpretazione estende l’applicazione dell’art. 109, comma 8, del TUIR, il quale vieta la deduzione dei costi sostenuti per l’acquisto di diritti sui dividendi se questi ultimi sono esclusi dalla tassazione. Non rileva, ai fini tributari, che il contratto sia civilisticamente valido o che non sia configurabile come elusivo in senso stretto: ciò che conta è la simmetria fiscale tra costi e proventi.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sul principio di neutralità fiscale delle operazioni finanziarie che non presentano un’effettiva alea contrattuale. Nello Stock lending esaminato, le parti conoscevano in anticipo l’entità dei dividendi e delle commissioni, rendendo l’operazione un mero strumento per generare un vantaggio fiscale indebito. La Corte ha ribadito che il costo della commissione deve essere considerato indeducibile poiché collegato direttamente a proventi (i dividendi) che non partecipano alla formazione del reddito imponibile, evitando così una doppia agevolazione non prevista dal legislatore.
Le conclusioni
In conclusione, la sentenza riafferma un orientamento rigoroso: le operazioni di Stock lending devono essere valutate con estrema attenzione sotto il profilo della loro sostanza economica. Le imprese non possono dedurre costi relativi a schemi negoziali che ricalcano l’usufrutto di azioni se l’unico beneficio reale è il risparmio d’imposta derivante dalla deduzione di commissioni a fronte di dividendi esenti. Questa decisione impone una revisione delle strategie di gestione dei portafogli titoli per evitare pesanti recuperi a tassazione e sanzioni da parte dell’Amministrazione Finanziaria.
Perché le commissioni di stock lending possono essere indeducibili?
Perché la Cassazione le equipara ai costi per l’acquisto di usufrutto su azioni. Se i dividendi percepiti sono esenti, l’art. 109 del TUIR vieta la deduzione dei relativi costi.
Qual è la differenza tra usufrutto e prestito titoli per il fisco?
Ai fini tributari non vi è differenza sostanziale se l’obiettivo è l’incasso dei dividendi. Entrambe le operazioni sono soggette agli stessi limiti di deducibilità dei costi sostenuti.
Cosa rischia un’azienda che deduce queste commissioni?
Rischia un avviso di accertamento per maggior reddito imponibile, con il conseguente recupero delle imposte non versate (IRES) e l’applicazione di sanzioni amministrative.