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Spese di sponsorizzazione: presunzione assoluta di inerenza

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 4617/2023, ha rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, confermando che le spese di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive dilettantistiche sono assistite da una presunzione legale assoluta di inerenza e deducibilità fino a 200.000 euro. L’Amministrazione Finanziaria non può contestare tali costi sulla base di valutazioni di antieconomicità o di assenza di un ritorno commerciale diretto, poiché la norma speciale (art. 90, L. 289/2002) prevale sulle regole generali.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Spese di sponsorizzazione: la Cassazione conferma la presunzione assoluta di deducibilità

L’ordinanza n. 4617 del 14 febbraio 2023 della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale per le imprese che investono nello sport: le spese di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive dilettantistiche godono di una presunzione legale assoluta di inerenza. Questa decisione chiarisce che, entro determinati limiti e a precise condizioni, l’Amministrazione Finanziaria non può contestare la deducibilità di tali costi basandosi su criteri di economicità o di mancato ritorno commerciale. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante pronuncia.

I Fatti di Causa

Una società operante nel settore fotovoltaico aveva dedotto fiscalmente i costi sostenuti per la sponsorizzazione di un’associazione sportiva dilettantistica locale. L’Agenzia delle Entrate, a seguito di un controllo, aveva emesso un avviso di accertamento, contestando la deducibilità di tali costi. Secondo l’Ufficio, le spese non rispettavano il principio di inerenza, in quanto ritenute antieconomiche e sproporzionate rispetto all’attività e agli obiettivi commerciali della società sponsor.

La società contribuente si è opposta all’accertamento, ottenendo ragione sia in primo che in secondo grado. I giudici di merito hanno ritenuto che l’art. 90, comma 8, della legge n. 289/2002 istituisse una presunzione assoluta sulla natura pubblicitaria di tali spese, precludendo all’Ufficio ogni valutazione sulla loro congruità. L’Agenzia delle Entrate, non soddisfatta, ha quindi proposto ricorso per Cassazione.

L’analisi della Corte sulle spese di sponsorizzazione

La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i motivi di ricorso presentati dall’Amministrazione Finanziaria, confermando l’orientamento consolidato in materia. I giudici hanno chiarito che l’art. 90, comma 8, della legge n. 289/2002 costituisce una norma speciale, destinata a derogare al regime generale di deducibilità dei costi previsto dall’art. 109 del T.U.I.R.

Questa disposizione stabilisce una presunzione legale assoluta (cioè che non ammette prova contraria) sulla natura di spesa pubblicitaria, e quindi sulla sua inerenza, per i corrispettivi erogati a favore di associazioni sportive dilettantistiche. Affinché tale presunzione operi, devono essere soddisfatte le seguenti condizioni:
1. Il soggetto sponsorizzato deve essere una compagine sportiva dilettantistica.
2. L’importo complessivo annuo non deve superare i 200.000 euro.
3. La sponsorizzazione deve mirare a promuovere l’immagine e i prodotti dello sponsor.
4. Il soggetto sponsorizzato deve aver effettivamente posto in essere una specifica attività promozionale (es. esposizione del marchio, pubblicità, etc.).

Se queste condizioni sono rispettate, il costo è integralmente deducibile e l’Amministrazione Finanziaria non può contestarne né la congruità né l’economicità.

La ratio della norma agevolativa

La Corte ha sottolineato che la volontà del legislatore (la cosiddetta voluntas legis) è quella di approntare un regime agevolativo per incentivare le imprese a investire nello sport amatoriale. Questa scelta è motivata dalla rilevanza sociale e costituzionale dello sport, considerato un’attività meritevole di tutela. La leva fiscale diventa quindi uno strumento per favorire la diffusione di attività giudicate utili per la collettività.

Di conseguenza, la scelta imprenditoriale di promuovere il proprio marchio attraverso una sponsorizzazione sportiva dilettantistica non è sindacabile dal Fisco, poiché la legge stessa ne presume la finalità pubblicitaria e, quindi, la sua connessione con l’attività d’impresa.

Le Motivazioni

Nelle motivazioni, la Cassazione ha smontato le argomentazioni dell’Agenzia delle Entrate, ribadendo che la norma speciale sull’agevolazione prevale su quella generale. I giudici hanno specificato che non è consentita alcuna contestazione sull’incongruità o antieconomicità del costo, poiché nel campo delle sponsorizzazioni è spesso impossibile, o quantomeno improponibile, determinare a priori un ammontare ‘congruo’ o un ritorno economico certo. Le spese pubblicitarie, per loro natura, sono sostenute nella prospettiva di aumentare i ricavi, senza alcuna garanzia che l’obiettivo venga raggiunto.

La Corte ha inoltre chiarito che, una volta verificata la sussistenza dei requisiti formali e sostanziali previsti dalla norma (come l’effettiva erogazione delle somme e la concreta attività promozionale), ogni ulteriore valutazione sull’inerenza o sulla congruità è preclusa. La presunzione legale assoluta introdotta dal legislatore serve proprio a ‘dirimere ogni dubbio’ sulla natura di tali costi, qualificandoli ex lege come spese di pubblicità pienamente deducibili.

Le Conclusioni

L’ordinanza in commento consolida un principio di fondamentale importanza per il rapporto tra fisco e impresa. Le spese di sponsorizzazione verso il mondo dello sport dilettantistico, nel rispetto dei limiti quantitativi e delle condizioni previste dalla legge, rappresentano un costo integralmente deducibile dal reddito d’impresa. Questa pronuncia offre certezza giuridica alle aziende che scelgono di supportare le realtà sportive locali, riconoscendo il valore di tali investimenti non solo in termini di marketing, ma anche di responsabilità sociale. L’intervento del Fisco è limitato alla verifica del rispetto dei presupposti oggettivi richiesti dalla norma, senza potersi spingere in valutazioni di merito sulle scelte strategiche dell’imprenditore.

Le spese di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive dilettantistiche sono sempre deducibili?
Sì, sono considerate integralmente deducibili fino a un importo di 200.000 euro annui, a condizione che il soggetto sponsorizzato sia una compagine sportiva dilettantistica, la sponsorizzazione miri a promuovere l’immagine o i prodotti dello sponsor e l’associazione svolga effettivamente un’attività promozionale.

L’Amministrazione Finanziaria può contestare la deducibilità di queste spese se le ritiene ‘antieconomiche’ o non direttamente collegate ai ricavi?
No. La Corte ha stabilito che l’art. 90 della legge 289/2002 introduce una presunzione legale assoluta sulla natura pubblicitaria e sull’inerenza di tali spese. Di conseguenza, l’Amministrazione Finanziaria non può sindacare la congruità, l’economicità della spesa o la sua diretta correlazione con i ricavi, se i presupposti di legge sono rispettati.

Qual è la logica dietro questo trattamento fiscale di favore per le spese di sponsorizzazione sportiva?
La norma ha lo scopo di incentivare il finanziamento del settore sportivo dilettantistico, riconoscendone il valore sociale e di tutela della salute. Il legislatore ha creato un regime agevolativo per incoraggiare le imprese a investire nello sport amatoriale attraverso la leva fiscale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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