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Sospensione termini impugnazione: il certificato non basta

La Corte di Cassazione ha stabilito che la sospensione dei termini di impugnazione prevista per le liti fiscali definibili in via agevolata prevale sul certificato di passaggio in giudicato emesso dalla cancelleria. Nel caso di specie, l’appello dell’Agenzia Fiscale era stato erroneamente dichiarato inammissibile perché tardivo, basandosi su tale certificato. La Suprema Corte ha chiarito che il certificato ha natura meramente probatoria e non costitutiva, e che la parte può sempre dimostrare che i termini non erano in realtà decorsi a causa di una norma di sospensione. Di conseguenza, l’appello era tempestivo e la sentenza è stata cassata con rinvio.

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Pubblicato il 29 agosto 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Sospensione Termini Impugnazione e Definizione Agevolata: Quando il Certificato di Giudicato Non Fa Fede

Nel complesso mondo del diritto processuale, il rispetto dei termini è un principio cardine. Tuttavia, esistono normative speciali che possono incidere su queste scadenze, come nel caso della sospensione termini impugnazione legata a procedure di definizione agevolata delle liti fiscali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce su un punto cruciale: il valore di un certificato di ‘passaggio in giudicato’ di fronte a una sospensione legale dei termini. Vediamo come la legge sostanziale prevale sulla certificazione formale.

I Fatti del Caso: Una Controversia sul Credito IVA

La vicenda trae origine da una controversia fiscale tra un’azienda lattiero-casearia e l’Agenzia Fiscale. L’azienda aveva ottenuto una sentenza favorevole in primo grado, vedendosi riconosciuto un credito IVA che l’amministrazione finanziaria riteneva indebitamente compensato per gli anni dal 2011 al 2015.

L’Agenzia Fiscale, soccombente, proponeva appello davanti alla Commissione Tributaria Regionale (CTR).

La Decisione della Commissione Tributaria Regionale: Appello Tardivo?

La CTR, tuttavia, dichiarava l’appello inammissibile. La ragione? L’atto era stato depositato tardivamente. A sostegno della propria decisione, la CTR evidenziava che dalla cancelleria del giudice di primo grado era stato rilasciato un certificato che attestava il passaggio in giudicato della sentenza in data 27 settembre 2017, essendo la stessa stata notificata il 1° giugno 2017.

Secondo i giudici regionali, il termine breve di 60 giorni per appellare era ampiamente scaduto, rendendo la sentenza definitiva e l’appello irricevibile.

Il Ricorso in Cassazione e la questione della sospensione termini impugnazione

L’Agenzia Fiscale non si è arresa e ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la decisione della CTR fosse errata. Il fulcro dell’argomentazione risiedeva nell’applicazione dell’art. 11 del D.L. n. 50/2017, che aveva introdotto una definizione agevolata delle controversie tributarie.

Questa norma, al comma 9, prevedeva una sospensione termini impugnazione di sei mesi per tutte le liti pendenti che potevano essere oggetto di definizione, i cui termini di impugnazione scadevano nel periodo compreso tra l’entrata in vigore della legge e il 30 settembre 2017. Nel caso specifico, il termine di 60 giorni dalla notifica sarebbe scaduto il 31 luglio 2017, ricadendo pienamente in questo intervallo temporale. Pertanto, l’appello era, a dire dell’Agenzia, perfettamente tempestivo.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato e offrendo importanti chiarimenti sul rapporto tra certificazioni di cancelleria e norme sostanziali.

La Natura Meramente Dichiarativa del Certificato di Passaggio in Giudicato

Il punto centrale della decisione è la natura del certificato rilasciato dal cancelliere ai sensi dell’art. 124 disp. att. c.p.c. La Corte ha ribadito un principio consolidato: tale certificato non determina il passaggio in giudicato, ma si limita a provare un effetto giuridico che si è già verificato autonomamente. L’effetto del giudicato (la ‘cosa giudicata formale’ di cui all’art. 324 c.p.c.) deriva dalla mancata impugnazione nei termini di legge, non dalla certificazione che lo attesta.

Di conseguenza, il certificato ha una valenza meramente ricognitiva e probatoria. Se la parte interessata può dimostrare che, al momento della proposizione dell’impugnazione, i termini non erano ancora spirati per effetto di una norma di legge, il certificato non può impedire l’esame dell’appello.

L’Applicabilità della Sospensione dei Termini nel Caso Specifico

La Corte ha verificato che la controversia rientrava a pieno titolo tra quelle per cui operava la sospensione prevista dal D.L. n. 50/2017. Il termine breve per l’appello scadeva il 31 luglio 2017, data compresa nell’arco temporale di applicazione della norma (dal 24 aprile 2017 al 30 settembre 2017). Pertanto, tale termine era sospeso per sei mesi.

L’appello dell’Agenzia Fiscale, depositato entro questo nuovo termine prorogato, era da considerarsi tempestivo, contrariamente a quanto affermato dalla CTR.

Le Conclusioni: Prevalenza della Norma Sostanziale sulla Certificazione Formale

La Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa alla Commissione Tributaria Regionale del Molise in diversa composizione. La decisione riafferma un principio fondamentale: le norme sostanziali che regolano i termini processuali, come quelle sulla sospensione termini impugnazione, prevalgono sulle attestazioni formali della cancelleria. Il certificato di passaggio in giudicato costituisce una presunzione semplice, superabile dalla prova contraria che i termini, per una specifica disposizione di legge, non erano ancora decorsi. Una lezione importante sulla necessità di guardare sempre alla sostanza della legge oltre la forma degli atti.

Un certificato di ‘passaggio in giudicato’ è una prova assoluta che una sentenza è definitiva?
No. Secondo la Corte di Cassazione, tale certificato ha un valore meramente probatorio e ricognitivo, non costitutivo. La parte interessata può sempre fornire la prova contraria, dimostrando che i termini per impugnare non erano ancora decorsi al momento della proposizione dell’appello, ad esempio a causa di una sospensione legale.

In quali circostanze i termini per impugnare una sentenza tributaria sono sospesi?
I termini possono essere sospesi in base a specifiche disposizioni di legge. Nel caso esaminato, la sospensione derivava dall’art. 11, comma 9, del D.L. n. 50/2017, che prevedeva una sospensione di sei mesi per le controversie tributarie che potevano essere definite in via agevolata e i cui termini di impugnazione scadevano in un determinato periodo.

Cosa succede se un appello viene depositato dopo la data indicata nel certificato di passaggio in giudicato, ma entro un termine sospeso dalla legge?
L’appello è da considerarsi tempestivo. La sospensione legale dei termini prevale sull’attestazione della cancelleria. Il giudice dell’impugnazione ha il dovere di verificare l’effettiva decorrenza dei termini alla luce delle norme applicabili, non potendosi basare unicamente sul certificato formale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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