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Socio accomandante IVA: la sua responsabilità

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17106/2024, ha chiarito i limiti della responsabilità del socio accomandante per i debiti IVA di una società in accomandita semplice. La Corte ha stabilito che, a differenza delle imposte dirette, per l’IVA il socio accomandante non ha legittimazione passiva e quindi non risponde del debito, a meno che non si sia ingerito nella gestione della società. L’avviso di accertamento notificato al socio è stato quindi annullato.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Responsabilità Socio Accomandante IVA: La Cassazione Fa Chiarezza

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia fiscale, delineando con precisione i confini della responsabilità socio accomandante IVA. Questa decisione offre importanti tutele per gli investitori che partecipano a società di persone con responsabilità limitata, distinguendo nettamente il loro ruolo rispetto a quello dei soci amministratori.

I fatti di causa

Il caso trae origine da un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di una società in accomandita semplice (s.a.s.) e dei suoi soci, sia accomandatario (con responsabilità illimitata) che accomandante (con responsabilità limitata), per un presunto debito IVA relativo all’anno 2007. La pretesa fiscale era stata confermata sia in primo che in secondo grado dalla Commissione Tributaria.

Il socio accomandante, ritenendo di non essere il soggetto passivo del debito IVA, ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sollevando due motivi principali: il primo relativo a un vizio di motivazione dell’avviso di accertamento, il secondo, ben più cruciale, centrato sul proprio difetto di legittimazione passiva riguardo all’IVA.

L’analisi della Corte di Cassazione e la responsabilità socio accomandante IVA

La Suprema Corte ha esaminato i due motivi di ricorso in modo distinto, arrivando a conclusioni diverse per ciascuno di essi.

Il motivo sulla motivazione dell’atto

Il ricorrente lamentava che l’avviso di accertamento fosse nullo perché si limitava a richiamare un precedente processo verbale di constatazione (pvc) senza allegarlo e senza esplicitarne adeguatamente le conclusioni. La Corte ha dichiarato questo motivo inammissibile, rilevando che la critica era generica e non si confrontava con la motivazione della sentenza impugnata, la quale aveva già stabilito che il pvc era un atto noto al contribuente e che l’avviso esplicitava chiaramente il percorso logico-giuridico della pretesa fiscale.

Il difetto di legittimazione passiva sull’IVA

Il secondo motivo, invece, è stato accolto. La Corte ha affrontato la questione centrale della responsabilità socio accomandante IVA. Richiamando un orientamento consolidato, i giudici hanno affermato che, in tema di IVA, il socio accomandante è privo di legittimazione passiva. A differenza di quanto avviene per le imposte dirette (come l’Irpef), dove vige il principio di imputazione per trasparenza (art. 5 TUIR) e il reddito della società è tassato in capo ai soci, per l’IVA l’unico soggetto passivo del rapporto tributario è la società.

Le motivazioni della decisione

La motivazione della Corte si fonda sull’articolo 2313 del Codice Civile, che limita la responsabilità del socio accomandante alla quota conferita. Questa norma si applica pienamente ai debiti tributari come l’IVA. L’obbligazione IVA sorge in capo al soggetto che effettua le operazioni imponibili, ovvero la società. Di conseguenza, l’amministrazione finanziaria non può pretendere il pagamento dell’imposta dal socio accomandante che, per definizione, non amministra la società e non compie le operazioni rilevanti ai fini IVA.

L’unica eccezione a questa regola si verifica quando il socio accomandante si ingerisce nell’amministrazione, diventando di fatto un gestore. In tal caso, perderebbe il beneficio della responsabilità limitata. Tuttavia, nel caso di specie, questa circostanza non era stata né provata né adeguatamente dedotta dall’Agenzia delle Entrate.

Conclusioni e implicazioni pratiche

L’ordinanza della Cassazione ha un’importante valenza pratica. Essa conferma che l’annullamento dell’avviso di accertamento opera solo nei confronti del socio accomandante, mentre l’atto impositivo rimane valido ed efficace per la società e per il socio accomandatario. La decisione ribadisce una netta separazione tra la posizione del socio accomandante rispetto ai debiti per imposte dirette (dove può essere chiamato a rispondere) e quelli per IVA (dove, di norma, è esente da responsabilità). Questo principio offre una maggiore certezza giuridica a chi investe in società di persone nel ruolo di socio di capitale, proteggendo il suo patrimonio personale dalle pretese del Fisco per debiti IVA della società, a condizione che si astenga da qualsiasi atto di gestione.

Un socio accomandante è sempre responsabile per i debiti IVA della società?
No. Secondo la Corte di Cassazione, il socio accomandante è privo di legittimazione passiva per l’IVA, quindi di norma non risponde dei debiti della società per questa imposta, in quanto l’unico soggetto passivo è la società stessa.

In quali casi un socio accomandante può essere chiamato a rispondere del debito IVA?
L’unica eccezione si verifica quando il socio accomandante si ingerisce nell’amministrazione della società, agendo come gestore di fatto. Solo in questa ipotesi perderebbe il beneficio della responsabilità limitata e potrebbe essere chiamato a rispondere dei debiti sociali, inclusa l’IVA.

La decisione di annullare l’avviso di accertamento per il socio accomandante ha effetti anche sulla società?
No. La Corte ha specificato che l’illegittimità dell’avviso riguarda esclusivamente la posizione del socio accomandante. L’atto impositivo resta pienamente valido ed efficace nei confronti della società e degli altri soci illimitatamente responsabili, come il socio accomandatario.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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