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Società di comodo: stop al diniego rimborso IVA

Una società immobiliare ha impugnato il diniego di rimborso IVA basato sulla sua qualificazione come **società di comodo** per il mancato superamento del test di operatività. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, recependo i principi della Corte di Giustizia UE. La decisione stabilisce che il diritto alla detrazione IVA non può essere negato solo sulla base di presunzioni numeriche nazionali se l’attività economica è effettiva e non sussistono frodi, poiché i principi europei di neutralità e proporzionalità prevalgono sulle soglie di ricavo minime previste dalla normativa italiana.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Società di comodo: la svolta della Cassazione sul rimborso IVA

Il tema della società di comodo rappresenta da anni una delle sfide più complesse per i contribuenti italiani. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha segnato un punto di svolta fondamentale, allineando la normativa nazionale ai principi dell’Unione Europea in materia di detrazione e rimborso IVA.

Il caso: diniego di rimborso e test di operatività

La vicenda trae origine dal diniego di un rimborso IVA richiesto da una società immobiliare. L’amministrazione finanziaria aveva rigettato l’istanza sostenendo che la società fosse una società di comodo, non avendo superato per diversi anni consecutivi il cosiddetto test di operatività previsto dall’art. 30 della legge n. 724/1994. Secondo i giudici di merito, la mancanza di ricavi minimi e la mancata presentazione di un’istanza di interpello rendevano legittimo il blocco del credito d’imposta.

La posizione della società contribuente

La difesa ha contestato l’automatismo della norma italiana, evidenziando come la società fosse impegnata in attività preparatorie (costruzione di immobili destinati alla locazione) che, per loro natura, non potevano generare ricavi immediati. Il punto centrale del ricorso riguardava l’incompatibilità della presunzione di inoperatività con le direttive europee.

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto le doglianze della società, richiamando con forza la sentenza della Corte di Giustizia UE del 7 marzo 2024 (causa C-341/22). Gli Ermellini hanno chiarito che la qualità di soggetto passivo IVA spetta a chiunque eserciti un’attività economica effettiva, a prescindere dal volume d’affari generato o dal raggiungimento di soglie di ricavo arbitrarie.

Il superamento della presunzione di società di comodo

La Corte ha stabilito che la normativa nazionale non può eccedere quanto necessario per prevenire evasioni o abusi. Una soglia di ricavi presunta è un parametro estraneo alla realtà effettiva delle operazioni e non può, da sola, giustificare la perdita del diritto alla detrazione IVA, che è un pilastro del sistema fiscale europeo.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla prevalenza del diritto unionale. L’articolo 9 della Direttiva 2006/112/CE definisce il soggetto passivo in modo ampio: è sufficiente lo sfruttamento di un bene per ricavarne introiti stabili. Negare la detrazione perché i ricavi sono considerati insufficienti viola i principi di neutralità e proporzionalità. La Cassazione sottolinea che l’art. 30 della legge 724/1994 crea una presunzione che prescinde dalla valutazione della realtà economica, risultando quindi lesiva dei diritti del contribuente, a meno che l’ufficio non provi concretamente l’esistenza di una frode o di una costruzione artificiosa.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Suprema Corte impongono un nuovo onere per i giudici di merito: non è più sufficiente verificare il superamento dei test numerici. È necessario accertare se la società abbia effettivamente esercitato un’attività economica, anche solo in fase preparatoria. Questa sentenza protegge le imprese che, pur operando correttamente, non riescono a generare ricavi immediati, garantendo che il diritto al rimborso IVA non venga sacrificato sull’altare di automatismi burocratici incoerenti con il quadro normativo europeo.

Cosa succede se una società non supera il test di operatività?
In passato veniva automaticamente negato il rimborso IVA, ma oggi, grazie alla Cassazione, il contribuente può far valere l’effettività della propria attività economica per mantenere il diritto alla detrazione.

Il diritto al rimborso IVA dipende dal volume dei ricavi?
No, secondo i principi europei il diritto alla detrazione è garantito indipendentemente dai risultati economici, purché l’attività sia reale e non finalizzata a frodi.

Qual è l’impatto della sentenza della Corte di Giustizia UE?
La sentenza C-341/22 ha reso inapplicabili gli automatismi della legge italiana sulle società di comodo che limitano il diritto all’IVA, imponendo una valutazione concreta del caso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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