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Società di comodo: il test di operatività

La Corte di Cassazione, con un’ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza il caso di una società di nuova costituzione ritenuta una ‘società di comodo’ dall’Agenzia delle Entrate. La questione centrale riguarda l’applicabilità del test di operatività a un’impresa che, pur non essendo al primo anno di attività, non ha ancora due esercizi contabili precedenti. La Corte ha ritenuto la questione di particolare importanza, data l’assenza di precedenti specifici, sospendendo la decisione finale.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Società di Comodo: la Cassazione Fa il Punto sul Test di Operatività per le Nuove Imprese

La disciplina sulla società di comodo rappresenta da sempre un terreno complesso e scivoloso per le imprese. Recentemente, la Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi su un aspetto cruciale: come si applica il test di operatività a una società di recente costituzione? Con un’ordinanza interlocutoria, i giudici hanno deciso di non decidere subito, rinviando la questione a una pubblica udienza per la sua particolare importanza e per l’assenza di precedenti specifici, lasciando operatori e contribuenti in attesa di un chiarimento definitivo.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine da un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate a una società a responsabilità limitata. Secondo l’Amministrazione Finanziaria, la società, costituita nel 2006, era da considerarsi ‘non operativa’ per l’anno d’imposta 2007. Di conseguenza, il Fisco aveva rideterminato in via presuntiva il suo reddito ai fini IRES e IRAP, applicando la severa disciplina prevista per le cosiddette società di comodo.

La contribuente, nel frattempo incorporata da un’altra società, ha impugnato l’atto impositivo. Mentre la Commissione Tributaria Provinciale ha dato ragione al Fisco, la Commissione Tributaria Regionale ha ribaltato la decisione. Secondo i giudici d’appello, la disciplina sulle società non operative non era applicabile, in quanto la società controllata non aveva due esercizi contabili completi alle spalle prima dell’anno oggetto di accertamento. Mancava, quindi, il presupposto temporale per effettuare il ‘test di operatività’.

L’Agenzia delle Entrate, non condividendo questa interpretazione, ha proposto ricorso per cassazione.

La Questione Giuridica sul Test per la Società di Comodo

Il nodo centrale della controversia riguarda l’interpretazione dell’articolo 30 della Legge n. 724/1994. Questa norma prevede che, per superare la presunzione di non operatività, una società debba dimostrare di aver conseguito ricavi superiori a un importo minimo, calcolato su una media triennale che include l’esercizio corrente e i due precedenti.

La società contribuente, costituita nel 2006, non disponeva dei dati relativi ai due esercizi precedenti al 2007. Secondo la Corte Regionale, questo rendeva materialmente impossibile l’applicazione del test.

Di parere opposto l’Agenzia delle Entrate, che ha sostenuto in Cassazione una lettura differente della norma, come modificata dal D.L. n. 223/2006. Secondo il Fisco, l’unica eccezione esplicita prevista dalla legge riguarda le società che si trovano nel loro primo periodo d’imposta. Poiché la società in questione era al suo secondo anno di vita nel 2007, non rientrava in tale esenzione e, pertanto, doveva essere soggetta al test, pur con le difficoltà del caso.

Le Motivazioni dell’Ordinanza della Cassazione

La Suprema Corte, investita della questione, ha riconosciuto la delicatezza e la rilevanza del quesito interpretativo. I giudici hanno constatato che sulla specifica questione – ovvero come applicare il test di operatività a una società che non è al primo anno ma non ha ancora due esercizi precedenti – non esistono precedenti specifici nella giurisprudenza di legittimità.

L’erronea applicazione della disciplina sulla società di comodo può avere conseguenze fiscali molto pesanti per un’impresa. Di fronte a un vuoto giurisprudenziale su un tema così impattante, la Corte ha ritenuto inopportuno decidere il caso nella più snella procedura della camera di consiglio.

Pertanto, con un’ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza. Questa scelta procedurale permette un dibattito più ampio e approfondito, al termine del quale la Corte potrà enunciare un principio di diritto chiaro e ponderato, destinato a diventare un punto di riferimento per casi futuri.

Conclusioni

L’ordinanza della Cassazione lascia la questione in sospeso, ma allo stesso tempo ne sottolinea l’importanza. La decisione finale, che arriverà dopo la pubblica udienza, è attesa con grande interesse da imprese e professionisti. Fornirà un chiarimento fondamentale su come bilanciare la lotta all’elusione fiscale, obiettivo della normativa sulle società di comodo, con le legittime esigenze delle imprese di nuova costituzione che si affacciano sul mercato.

Nel frattempo, il caso serve da monito sulla complessità della legislazione tributaria e sulla necessità di un’attenta pianificazione e documentazione fin dai primi anni di vita di un’azienda per evitare di incorrere in presunzioni fiscali sfavorevoli.

Cosa si intende per ‘società di comodo’ secondo la normativa fiscale?
È una società che la legge presume non svolga una reale attività economica ma sia stata creata per altri scopi, come la mera gestione di patrimoni. Tale presunzione scatta quando i suoi ricavi non superano una soglia minima determinata dal cosiddetto ‘test di operatività’.

Il test di operatività si applica a una società al suo secondo anno di attività?
Questa è la domanda chiave a cui la Cassazione dovrà dare una risposta definitiva. La normativa esclude esplicitamente solo le società nel loro primo periodo d’imposta. Per quelle al secondo anno, come nel caso esaminato, l’interpretazione è controversa, e la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento in pubblica udienza prima di decidere.

Qual è stata la decisione della Corte di Cassazione in questo caso?
La Corte non ha emesso una sentenza definitiva sul merito. Ha emesso un’ordinanza interlocutoria con cui ha rinviato la causa a una pubblica udienza, riconoscendo che la questione legale è di particolare importanza e che non esistono precedenti specifici per risolverla.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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