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Silenzio-rifiuto e mediazione: i dubbi della Corte

Una società consortile ha impugnato il diniego di rimborso IRPEG relativo all’anno 1998, attivando la procedura di reclamo-mediazione. L’Agenzia delle Entrate e i giudici di merito hanno eccepito l’inammissibilità del ricorso, sostenendo che il **silenzio-rifiuto** si fosse perfezionato prima dell’aprile 2012, data di entrata in vigore della normativa sulla mediazione. Di conseguenza, il contribuente avrebbe dovuto seguire i termini del ricorso ordinario. La Corte di Cassazione, riscontrando l’assenza di precedenti specifici sulla questione della successione delle leggi nel tempo in materia di mediazione tributaria per i rimborsi, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Silenzio-rifiuto e mediazione tributaria: i dubbi della Cassazione

Il tema del silenzio-rifiuto e della sua corretta gestione processuale rappresenta uno dei nodi più complessi del diritto tributario, specialmente quando si intreccia con l’evoluzione normativa degli istituti deflativi. Una recente ordinanza interlocutoria della Suprema Corte affronta il delicato confine temporale per l’applicazione della mediazione obbligatoria.

I fatti di causa

La controversia nasce dall’istanza di rimborso IRPEG presentata da una società per diverse annualità degli anni ’90. Mentre l’Amministrazione Finanziaria procedeva al rimborso per quasi tutti i periodi richiesti, negava il beneficio per l’annualità 1998. La società, ritenendo di poter beneficiare della procedura di reclamo-mediazione introdotta nel 2012, notificava il ricorso seguendo le tempistiche previste dall’art. 17-bis del d.lgs. n. 546/1992.

Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate eccepiva che il silenzio-rifiuto sull’istanza originaria (presentata nel 2009) si era già formato ben prima dell’entrata in vigore della legge sulla mediazione. Secondo questa tesi, il contribuente non avrebbe potuto avvalersi dei termini dilatori della mediazione, rendendo il ricorso tardivo e inammissibile.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di merito, sia in primo che in secondo grado, hanno confermato la tesi dell’Ufficio, dichiarando il ricorso inammissibile per tardività. La società ha quindi proposto ricorso per Cassazione, lamentando la violazione delle norme sulla mediazione e l’omesso esame di fatti decisivi, sottolineando come nessun atto formale fosse stato notificato prima del 2012.

La Suprema Corte, analizzando il ricorso, ha rilevato che la questione presenta profili di particolare delicatezza. Non esistono, infatti, precedenti consolidati che chiariscano se la mediazione sia applicabile a un silenzio-rifiuto maturato prima della riforma, ma la cui tutela giurisdizionale sia stata attivata successivamente.

Le motivazioni

La Corte ha ritenuto che la questione non presenti un’evidenza decisiva tale da poter essere risolta in camera di consiglio. La complessità risiede nell’interpretazione dell’art. 17-bis del d.lgs. n. 546/1992 in relazione al momento in cui il diritto al rimborso viene contestato o negato tacitamente. Se il silenzio-rifiuto è un atto meramente virtuale, occorre stabilire se la sua formazione ante-2012 cristallizzi le regole procedurali o se, al contrario, la pendenza del termine di prescrizione permetta l’accesso ai nuovi istituti processuali più favorevoli al contribuente. Data la peculiarità della fattispecie e l’assenza di orientamenti nomofilattici, il Collegio ha ravvisato l’opportunità di un approfondimento in pubblica udienza.

Le conclusioni

L’ordinanza interlocutoria sposta il confronto su un piano di massima rilevanza, preannunciando una decisione che dovrà fare chiarezza sulla portata temporale della mediazione tributaria. Per le imprese e i professionisti, il rischio è quello di vedere preclusa la tutela di crediti d’imposta legittimi a causa di incertezze procedurali sulla decorrenza dei termini. La futura sentenza dovrà stabilire se il regime del silenzio-rifiuto debba essere ancorato rigidamente al momento della sua formazione o se debba evolvere con il mutare delle regole del processo tributario, garantendo la certezza del diritto e l’effettività della tutela del contribuente.

Cosa succede se l’Agenzia delle Entrate non risponde a un’istanza di rimborso?
Si forma il cosiddetto silenzio-rifiuto, che permette al contribuente di impugnare il diniego tacito davanti alla giustizia tributaria dopo 90 giorni dalla presentazione della domanda.

La mediazione tributaria è sempre obbligatoria per i rimborsi?
Sì, per le controversie di valore non superiore a 50.000 euro, ma la sua applicabilità dipende dalla data in cui l’atto è stato notificato o il rifiuto si è formato.

Qual è il rischio di sbagliare la procedura tra ricorso ordinario e mediazione?
Il rischio principale è l’inammissibilità del ricorso per tardività, qualora si applichino i termini più lunghi della mediazione a un caso che richiedeva il ricorso ordinario.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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