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Rottamazione ter: estinzione del giudizio fiscale

Un contribuente, soggetto a un accertamento fiscale basato sul possesso di auto di lusso, aveva impugnato l’atto fino in Cassazione. Durante il processo, ha aderito alla cosiddetta “rottamazione ter”, un condono fiscale che prevedeva la rinuncia alle liti pendenti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del giudizio, confermando che l’adesione a tale definizione agevolata comporta l’abbandono del contenzioso.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Rottamazione Ter: Come Chiudere un Contenzioso Fiscale

L’adesione alla rottamazione ter rappresenta una scelta strategica per molti contribuenti con debiti verso il Fisco, ma quali sono le sue implicazioni su un processo tributario in corso? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che tale adesione comporta inevitabilmente l’estinzione del giudizio, poiché include un impegno implicito a rinunciare alla lite. Questo caso specifico offre uno spaccato chiaro delle conseguenze processuali di una scelta di definizione agevolata.

I Fatti del Caso: L’Accertamento Basato sulle Auto di Lusso

La vicenda ha origine da un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di un contribuente. L’Ufficio aveva rideterminato sinteticamente il suo reddito per l’anno 2007, basandosi su significativi indici di capacità contributiva: l’acquisto di due auto di lusso e il possesso di una terza vettura sportiva di alta gamma. Secondo il Fisco, uno stile di vita del genere era incompatibile con il reddito dichiarato, giustificando un’imposizione maggiore per IRPEF e addizionali.

Il contribuente ha impugnato l’atto, ma le sue ragioni non sono state accolte né dalla Commissione Tributaria Provinciale né da quella Regionale. Deciso a far valere le proprie ragioni, ha proposto ricorso per cassazione, contestando la validità del procedimento e la correttezza della sentenza d’appello.

Il Percorso Giudiziario e l’Adesione alla Rottamazione Ter

Mentre il giudizio pendeva dinanzi alla Corte Suprema, è intervenuto un elemento decisivo. Nel 2019, il contribuente ha presentato istanza di adesione alla cosiddetta rottamazione ter, prevista dal D.L. n. 119 del 2018. Questa misura consentiva di saldare i debiti iscritti a ruolo beneficiando di uno stralcio di sanzioni e interessi, a patto di assumere l’impegno di rinunciare ai giudizi in corso relativi a tali carichi. Il ricorrente ha sottoscritto personalmente la dichiarazione e ha iniziato a pagare le rate previste dal piano di definizione agevolata.

La Decisione della Corte: Estinzione per Rinuncia

La Corte di Cassazione, presa visione della documentazione, inclusa la nota dell’Agenzia delle Entrate Riscossione che attestava il regolare pagamento delle rate, non è entrata nel merito delle questioni sollevate dal contribuente (violazione del diritto di difesa, errata applicazione delle norme sull’accertamento, ecc.). Ha invece dichiarato l’estinzione del giudizio.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte è lineare e si fonda su un principio consolidato. L’adesione a una definizione agevolata come la rottamazione ter non è solo un atto di natura sostanziale (pagamento del debito), ma anche processuale. La legge richiede infatti, come condizione per accedere al beneficio, che il debitore rinunci alle liti pendenti. Questa rinuncia, contenuta nella dichiarazione di adesione, produce l’effetto di far cessare la materia del contendere.

La Corte ha specificato che, in presenza di un’espressa rinuncia al ricorso, il giudizio deve essere dichiarato estinto. Anche il Pubblico Ministero aveva concluso in tal senso. La giurisprudenza citata conferma che la dichiarazione del debitore di avvalersi della definizione agevolata, seguita dal pagamento, comporta l’estinzione del processo per rinuncia, se il debitore è la parte ricorrente. Pertanto, la volontà del contribuente di chiudere la pendenza tramite la rottamazione ha prevalso sulla volontà di ottenere una sentenza sul merito della pretesa fiscale.

Le Conclusioni

La decisione ha due importanti implicazioni pratiche:

1. Le Spese Legali: In caso di estinzione del giudizio per rinuncia legata a un condono, le spese legali sostenute durante tutto il processo rimangono a carico di chi le ha anticipate. Non vi è una condanna alle spese per la parte soccombente, poiché non c’è una decisione sul merito.
2. Contributo Unificato: Viene meno il presupposto per la condanna al pagamento del doppio del contributo unificato, una sanzione prevista per chi perde integralmente un ricorso in Cassazione. La rinuncia e l’adesione alla definizione agevolata escludono questa possibilità.

In sintesi, l’ordinanza ribadisce che le procedure di condono fiscale sono uno strumento efficace per chiudere le controversie con il Fisco, ma implicano la definitiva accettazione della pretesa tributaria (seppur in forma agevolata) e la conseguente fine del percorso giudiziario.

Cosa succede a un processo tributario se si aderisce alla rottamazione ter?
Il processo viene dichiarato estinto. L’adesione alla rottamazione ter, infatti, implica l’impegno a rinunciare alle liti pendenti, facendo così cessare la materia del contendere.

In caso di estinzione del giudizio per rottamazione, chi paga le spese legali?
Ciascuna parte sostiene le proprie spese. La Corte ha stabilito che le spese dell’intero giudizio rimangono a carico di chi le ha anticipate, senza alcuna condanna per la controparte.

È necessario aver pagato tutte le rate della rottamazione prima che il giudizio venga dichiarato estinto?
No, l’ordinanza suggerisce che la presentazione della dichiarazione di adesione, che contiene l’espressa rinuncia al giudizio, e l’avvio dei pagamenti sono sufficienti per la Corte per dichiarare l’estinzione, una volta che la rinuncia è notificata alla controparte.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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