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Riscossione frazionata: regole su sanzioni e tributi

La Corte di Cassazione ha chiarito le modalità di riscossione frazionata delle sanzioni in pendenza di giudizio. Il caso riguardava un’intimazione di pagamento emessa dopo una sentenza di primo grado parzialmente sfavorevole al contribuente. La Commissione Tributaria Regionale aveva ridotto le sanzioni ritenendole ingiustificate, ma la Suprema Corte ha stabilito che l’ufficio ha agito correttamente richiedendo i due terzi delle somme, come previsto dalla legge per la fase processuale di riferimento.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Riscossione frazionata: la guida della Cassazione sulle sanzioni

La gestione della riscossione frazionata rappresenta uno dei momenti più delicati del contenzioso tributario. Spesso i contribuenti si trovano a dover affrontare richieste di pagamento mentre il giudizio è ancora in corso. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sui limiti e sulle modalità con cui l’amministrazione finanziaria può esigere tributi e sanzioni in pendenza di giudizio.

Il caso: l’errore nel calcolo della riscossione frazionata

La vicenda nasce da un’intimazione di pagamento notificata a un contribuente a seguito di un accertamento IRPEF. Dopo una prima sentenza della Commissione Tributaria Provinciale che aveva ridotto il reddito imponibile, l’ufficio aveva proceduto alla riscossione di una quota delle sanzioni. I giudici di secondo grado avevano però ritenuto che l’applicazione di tali somme fosse priva di giustificazione, riducendone l’importo arbitrariamente.

La disciplina della riscossione frazionata

La normativa italiana prevede un sistema di riscossione graduale per bilanciare l’interesse dello Stato con il diritto di difesa del cittadino. Secondo l’art. 68 del d.lgs. 546/1992, dopo la notifica dell’avviso di accertamento, il contribuente deve versare un terzo delle imposte. Se il ricorso di primo grado viene respinto, la quota sale ai due terzi. Per quanto riguarda le sanzioni, l’art. 19 del d.lgs. 472/1997 stabilisce che queste seguano le stesse regole di frazionamento previste per i tributi, ma solo a partire dalla sentenza di primo grado.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate evidenziando un errore di fondo nella sentenza d’appello. I giudici di merito hanno confuso la misura della sanzione irrogata con la quota di riscossione frazionata richiesta dall’ufficio. La legge impone che, dopo una sentenza di primo grado sfavorevole al contribuente, l’amministrazione possa legittimamente richiedere il pagamento dei due terzi delle sanzioni. Non si tratta di una scelta discrezionale dell’ufficio, ma di un obbligo normativo derivante dal combinato disposto degli articoli 68 del d.lgs. 546/1992 e 19 del d.lgs. 472/1997. La riduzione operata dai giudici d’appello è stata quindi considerata una violazione di legge.

Le conclusioni

In conclusione, la Cassazione ha cassato la sentenza impugnata con rinvio. Il principio ribadito è fondamentale per la certezza del diritto: la riscossione frazionata delle sanzioni in misura pari ai due terzi di quanto accertato è legittima e doverosa dopo la pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale. I giudici di merito non possono ridurre tale importo basandosi su una presunta mancanza di motivazione dell’atto di riscossione, poiché la misura è stabilita direttamente dalla legge in base allo stato del processo.

Cosa si intende per riscossione frazionata durante un processo tributario?
È un meccanismo che consente al Fisco di richiedere il pagamento di una parte delle imposte e delle sanzioni anche se il giudizio non è ancora definitivo.

Quale quota di sanzioni può essere riscossa dopo la sentenza di primo grado?
Dopo una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale che respinge il ricorso, l’ufficio può riscuotere fino ai due terzi delle sanzioni irrogate.

Cosa succede se il giudice d’appello riduce erroneamente le sanzioni basandosi su un calcolo sbagliato della riscossione?
La sentenza può essere impugnata in Cassazione per violazione di legge, poiché le percentuali di riscossione provvisoria sono predeterminate dal legislatore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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