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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo

Una società agricola impugna un accertamento catastale relativo a un impianto fotovoltaico. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione, la società decide di ritirarlo. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia al ricorso, dichiara l’estinzione del processo, rendendo così definitiva la sentenza di secondo grado e compensando le spese tra le parti.

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Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Rinuncia al ricorso in Cassazione: quando il processo si estingue

La rinuncia al ricorso rappresenta un atto cruciale nel processo civile, capace di determinarne la conclusione anticipata. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce gli effetti di tale atto, in particolare quando avviene nel giudizio di legittimità. Il caso analizzato riguarda una società agricola che, dopo aver impugnato una decisione fiscale, ha deciso di ritirare il proprio ricorso, portando la Corte a dichiarare l’estinzione del processo.

I fatti del caso

Una società agricola aveva ricevuto un avviso di accertamento catastale dall’Agenzia delle Entrate. L’amministrazione finanziaria negava i requisiti di ruralità di un fabbricato di proprietà della società, utilizzato per un impianto fotovoltaico, e ne modificava la categoria catastale da D/10 a D/1, con un conseguente aumento del carico fiscale.

La società aveva impugnato l’atto, ma il suo ricorso era stato respinto in primo grado. In appello, la Commissione Tributaria Regionale aveva parzialmente accolto le ragioni della contribuente, stabilendo che il reddito derivante dalla vendita dei primi 200 kW di energia dovesse essere considerato reddito agricolo. Tuttavia, i giudici regionali avevano sottolineato che, nell’anno di riferimento, la società non aveva prodotto alcun reddito da attività agricola tradizionale, venendo meno il criterio della prevalenza del reddito agricolo su quello energetico. Insoddisfatta, la società aveva proposto ricorso per Cassazione.

La rinuncia al ricorso e la decisione della Cassazione

In prossimità dell’udienza, la società ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, sottoscritto sia dal legale rappresentante sia dal difensore. Questo atto ha cambiato radicalmente le sorti del giudizio.

La Corte di Cassazione, verificata la regolarità della rinuncia ai sensi dell’art. 390 del codice di procedura civile, ha dichiarato l’estinzione del processo. La decisione della Corte si basa su un principio consolidato: la rinuncia è un atto unilaterale che non necessita dell’accettazione della controparte per produrre i suoi effetti processuali.

Conseguenze della rinuncia al ricorso

L’effetto principale della rinuncia è l’estinzione del giudizio. Questo comporta che la sentenza impugnata, in questo caso quella della Commissione Tributaria Regionale, diventi definitiva e non più modificabile. Si verifica, in altre parole, il cosiddetto “passaggio in giudicato” della decisione di secondo grado. Con la rinuncia, viene meno l’interesse stesso a contrastare la sentenza, chiudendo così la controversia.

Le motivazioni della Corte

La Corte ha ribadito che la rinuncia al ricorso nel giudizio di legittimità è un atto unilaterale recettizio. Ciò significa che produce l’effetto estintivo del processo dal momento in cui perviene a conoscenza della controparte, a prescindere da una sua eventuale accettazione. Quest’ultima rileva unicamente ai fini della regolamentazione delle spese legali. Poiché le parti non hanno raggiunto un accordo sulle spese, la Corte ha deciso per la loro compensazione.

Inoltre, i giudici hanno chiarito un altro punto importante: il mancato versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato. Questo meccanismo sanzionatorio, previsto per i casi di ricorso inammissibile, improcedibile o respinto, non si applica quando l’inammissibilità è “sopravvenuta”, come nel caso della rinuncia. Si applica solo in caso di inammissibilità “originaria” del gravame.

Le conclusioni

L’ordinanza in esame offre una chiara lezione sulla portata e le conseguenze della rinuncia al ricorso in Cassazione. Si tratta di uno strumento che pone fine in modo definitivo al contenzioso, cristallizzando la decisione del grado precedente. La scelta di rinunciare, come in questo caso, può essere dettata da varie ragioni, ma le sue conseguenze processuali sono nette: estinzione del giudizio e passaggio in giudicato della sentenza impugnata. La decisione della Corte sulla compensazione delle spese e sulla non applicabilità del doppio contributo unificato delinea un quadro completo degli effetti di questo importante atto processuale.

Cosa comporta la rinuncia al ricorso per Cassazione?
La rinuncia al ricorso comporta l’estinzione del processo, ovvero la sua conclusione anticipata senza una decisione nel merito da parte della Corte di Cassazione.

La rinuncia al ricorso deve essere accettata dalla controparte per essere valida?
No, la rinuncia è un atto unilaterale che produce i suoi effetti a prescindere dall’accettazione della controparte. L’accettazione è rilevante solo per la decisione sulle spese legali.

Qual è la conseguenza della rinuncia sulla sentenza impugnata?
Con la rinuncia, la sentenza impugnata diventa definitiva e vincolante (passa in giudicato), poiché viene a mancare l’interesse a proseguire l’impugnazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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