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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio

Un ente religioso, in lite con un Comune per il pagamento dell’IMU, aveva impugnato una sentenza sfavorevole in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, l’ente ha effettuato una rinuncia al ricorso, accettata dal Comune. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l’estinzione del giudizio, compensando le spese legali e chiarendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Rinuncia al ricorso in Cassazione: quando un accordo estingue il giudizio

La risoluzione delle controversie non sempre richiede una sentenza finale. Spesso, un accordo tra le parti può rivelarsi la via più efficiente. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione illustra perfettamente le conseguenze processuali di una tale intesa, in particolare l’istituto della rinuncia al ricorso e la conseguente estinzione del giudizio, anche in materia tributaria. Analizziamo insieme questo caso per capire come e perché un processo può concludersi prima del previsto.

I Fatti del Caso: Dalla Sentenza di Secondo Grado alla Cassazione

La vicenda trae origine da una controversia fiscale tra un ente religioso e un Comune riguardo al pagamento dell’IMU per l’anno 2012. L’ente riteneva di aver diritto a un’esenzione, diritto che gli era stato riconosciuto in primo grado. Tuttavia, la Corte di giustizia tributaria di secondo grado aveva ribaltato la decisione, accogliendo l’appello del Comune e negando l’esenzione.

Insoddisfatto della pronuncia, l’ente religioso ha proposto ricorso per cassazione, contestando la sentenza di secondo grado con tre specifici motivi di impugnazione. Il Comune, a sua volta, si è costituito in giudizio depositando un controricorso per difendere la decisione a sé favorevole.

La Svolta: l’Accordo e la Rinuncia al Ricorso

Prima che la Corte di Cassazione potesse decidere nel merito, è intervenuto un fatto nuovo e decisivo. L’ente ricorrente ha depositato una nota con cui comunicava di aver raggiunto un accordo bonario con il Comune per risolvere la controversia. A seguito di tale accordo, l’ente ha formalmente dichiarato di rinunciare al ricorso pendente. Il Comune, da parte sua, ha accettato la rinuncia.

Di fronte a questa manifestazione di volontà concorde delle parti, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che prendere atto della situazione e trarne le dovute conseguenze processuali.

Le Motivazioni della Corte

La Corte Suprema, con la sua ordinanza, ha dichiarato l’estinzione del giudizio. La motivazione giuridica si fonda principalmente sull’applicazione degli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile. L’articolo 390 c.p.c. prevede espressamente la possibilità per il ricorrente di rinunciare al ricorso. L’articolo 391 c.p.c. stabilisce che, a seguito della rinuncia, il processo si estingue.

Un punto cruciale della decisione riguarda le spese di giudizio. Stante l’intervenuto accordo amichevole che ha posto fine alla lite, la Corte ha disposto l’integrale compensazione delle spese tra le parti. Questo significa che ogni parte ha sostenuto i propri costi legali, senza alcuna condanna al rimborso in favore dell’altra.

Infine, la Corte ha affrontato un’importante questione di natura sanzionatoria. Ha specificato che non ricorrevano le condizioni per applicare l’articolo 13, comma 1-quater, del d.P.R. 115/2002. Questa norma prevede il raddoppio del contributo unificato a carico della parte il cui ricorso viene respinto, dichiarato inammissibile o improcedibile. La Corte ha ribadito, citando un precedente, che tale misura ha carattere eccezionale e sanzionatorio, e non può essere applicata per analogia ai casi di estinzione del giudizio, come quello derivante da rinuncia.

Conclusioni

L’ordinanza in esame offre importanti spunti pratici. In primo luogo, conferma che la via dell’accordo transattivo è percorribile e vantaggiosa anche quando un contenzioso è giunto al massimo grado di giudizio. In secondo luogo, chiarisce in modo inequivocabile le conseguenze della rinuncia al ricorso: estinzione del processo e, in caso di accordo, probabile compensazione delle spese legali. Infine, e non meno importante, rassicura le parti sul fatto che la scelta di porre fine a una lite tramite rinuncia non comporta l’applicazione della sanzione del raddoppio del contributo unificato, incentivando così le soluzioni consensuali delle controversie.

Cosa succede a un processo in Cassazione se le parti raggiungono un accordo?
Se le parti raggiungono un accordo, la parte che ha fatto ricorso può presentare una dichiarazione di rinuncia. Se l’altra parte accetta, la Corte di Cassazione dichiara l’estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente il processo.

In caso di rinuncia al ricorso per accordo, chi paga le spese legali?
Nel caso esaminato, data la presenza di un accordo amichevole tra le parti, la Corte ha disposto la compensazione integrale delle spese di giudizio. Questo significa che ciascuna parte si fa carico delle proprie spese legali.

Se si rinuncia al ricorso in Cassazione, si deve pagare il cosiddetto “doppio contributo unificato”?
No. La Corte ha chiarito che in caso di estinzione del giudizio per rinuncia non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, poiché questa è una misura prevista solo per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, non per la sua estinzione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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