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Rimborso IVA: la prova per le attività preparatorie

La Corte di Cassazione analizza il caso di un mancato rimborso IVA per costi sostenuti prima dell’avvio di un’attività agricola. Sebbene il rimborso IVA sia ammissibile per le attività preparatorie, la Corte chiarisce che spetta al contribuente l’onere di provare il nesso di inerenza tra i costi e la futura attività produttiva. La sola iscrizione alla Camera di Commercio non è sufficiente. La sentenza di secondo grado è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione sulla prova del credito.

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Pubblicato il 23 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Rimborso IVA per attività preparatorie: la Cassazione chiarisce l’onere della prova

È possibile richiedere il rimborso IVA per le spese sostenute prima che un’attività imprenditoriale sia effettivamente avviata? La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 33273/2025, torna su questo tema cruciale per molti aspiranti imprenditori, delineando i confini tra la legittima detrazione per atti preparatori e la necessità di una prova rigorosa. La decisione sottolinea che, sebbene l’inizio effettivo della produzione di ricavi non sia un prerequisito, spetta al contribuente dimostrare in modo inequivocabile il collegamento tra le spese e la futura attività economica.

I fatti di causa: un investimento agricolo e il diniego del rimborso IVA

Il caso nasce dalla richiesta di un contribuente di ottenere il rimborso IVA relativo all’anno d’imposta 2020 per i costi sostenuti nella realizzazione di un impianto boschivo. L’Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso, sostenendo l’insussistenza dei presupposti soggettivi e oggettivi, poiché i costi non erano finalizzati alla produzione di ricavi, escludendo così la qualifica di attività d’impresa.

La Corte di Giustizia Tributaria di primo grado accoglieva il ricorso del contribuente. Successivamente, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Sicilia rigettava l’appello dell’Agenzia, affermando che per il diritto al rimborso fossero sufficienti l’iscrizione alla Camera di Commercio e la realizzazione dell’investimento in una prospettiva di ritorno economico, anche se l’attività agricola non era ancora stata avviata. Contro questa decisione, l’Amministrazione finanziaria ha proposto ricorso per cassazione.

La decisione della Corte di Cassazione: inerenza e onere della prova sono cruciali per il rimborso IVA

La Suprema Corte ha analizzato i quattro motivi di ricorso presentati dall’Agenzia delle Entrate, accogliendone due, ritenuti decisivi per la risoluzione della controversia.

Il rigetto del motivo sulla motivazione apparente

Il primo motivo, con cui l’Agenzia lamentava una motivazione solo apparente da parte dei giudici di secondo grado, è stato respinto. La Cassazione ha ritenuto che, sebbene sintetica, la motivazione della sentenza impugnata fosse sufficiente a comprendere la ratio decidendi, ovvero che l’iscrizione alla Camera di Commercio e l’investimento finalizzato a un ritorno economico bastassero per il riconoscimento del credito, senza necessità di attendere l’inizio dell’attività.

L’accoglimento dei motivi sull’inerenza dei costi e l’onere della prova

La Corte ha invece accolto il secondo e il quarto motivo. Con il secondo motivo, veniva contestata la violazione delle norme IVA (artt. 19 e 30 del d.P.R. 633/1972) e del principio sull’onere della prova (art. 2697 c.c.). La Cassazione ha ribadito un principio consolidato: la detrazione dell’IVA è ammessa anche per le attività preparatorie, purché finalizzate alla costituzione delle condizioni per l’inizio effettivo dell’attività tipica. Tuttavia, ha rilevato come la corte di merito non avesse specificato le ragioni per cui i costi per l’impianto boschivo fossero effettivamente inerenti alla specifica attività agricola che il contribuente intendeva esercitare.

Il quarto motivo, strettamente collegato, è stato anch’esso ritenuto fondato. La Corte ha ricordato che, nelle cause di rimborso, il contribuente agisce come attore non solo in senso formale ma anche sostanziale. Di conseguenza, grava su di lui l’onere di allegare e provare i fatti che costituiscono il fondamento del suo diritto. L’Agenzia aveva espressamente contestato l’esistenza del credito IVA e, di fronte a tale contestazione, la sentenza impugnata non aveva speso alcuna parola sulla prova fornita dal contribuente a sostegno della sua pretesa.

Le motivazioni

La decisione della Cassazione si fonda su due pilastri fondamentali del diritto tributario. Il primo è il principio di inerenza, secondo cui i costi sono detraibili solo se strettamente connessi all’attività d’impresa. Per le attività preparatorie, ciò significa che l’imprenditore deve dimostrare che l’investimento è un passo necessario e funzionale all’avvio dell’attività pianificata. Non è sufficiente una generica intenzione di produrre reddito.

Il secondo pilastro è la regola sull’onere della prova. In un procedimento di rimborso, l’Amministrazione Finanziaria che nega il credito si pone in una posizione di difesa. È il contribuente che deve attivarsi per dimostrare, con prove concrete, di avere diritto a quanto richiesto. La corte di merito ha errato nel dare per scontata l’esistenza del credito senza valutare le prove a fronte della contestazione dell’Ufficio.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza di secondo grado, rinviando la causa a un’altra sezione della Corte di Giustizia Tributaria della Sicilia per un nuovo esame. Il nuovo giudice dovrà valutare se il contribuente ha fornito prove sufficienti a dimostrare sia l’inerenza dei costi per l’impianto boschivo alla futura attività agricola, sia l’effettiva esistenza del credito IVA vantato. Questa ordinanza rappresenta un importante monito per chi avvia una nuova attività: documentare scrupolosamente ogni spesa preparatoria e il suo legame con il progetto imprenditoriale è essenziale per vedersi riconosciuto il diritto al rimborso IVA.

È possibile ottenere un rimborso IVA per costi sostenuti prima che un’attività d’impresa inizi a generare ricavi?
Sì, la giurisprudenza ammette la detraibilità dell’imposta e il conseguente rimborso IVA per le cosiddette attività preparatorie, a condizione che queste siano chiaramente finalizzate alla creazione delle condizioni necessarie per l’inizio effettivo dell’attività tipica d’impresa.

In una causa per rimborso IVA, su chi grava l’onere della prova?
L’onere della prova grava interamente sul contribuente. Egli è considerato ‘attore’ in senso sostanziale e deve quindi allegare e dimostrare tutti i fatti che giustificano la sua richiesta di rimborso, specialmente se l’Amministrazione Finanziaria contesta l’esistenza del credito.

L’iscrizione alla Camera di Commercio è sufficiente per dimostrare l’intento imprenditoriale ai fini del rimborso IVA?
No, secondo la Corte di Cassazione, la sola iscrizione alla Camera di Commercio, così come la generica intenzione di realizzare un investimento per un futuro ritorno economico, non sono di per sé sufficienti. È necessario che il contribuente provi il nesso di inerenza specifico tra i costi sostenuti e la futura attività economica che intende esercitare.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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