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Rimborso IVA in liquidazione: diritto alla detrazione

Una società in procedura di liquidazione coatta amministrativa si è vista negare il rimborso di un credito IVA, sostenendo l’Agenzia delle Entrate la mancanza di un’attività economica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la fase di liquidazione è a tutti gli effetti parte dell’attività d’impresa. Pertanto, i costi sostenuti per la liquidazione, se inerenti a tale scopo, danno diritto alla detrazione e al conseguente rimborso IVA in liquidazione, anche in assenza di operazioni attive.

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Pubblicato il 10 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Rimborso IVA in liquidazione: un diritto anche senza operazioni attive

Il tema del rimborso IVA in liquidazione è cruciale per le imprese che cessano la propria attività. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza, stabilendo un principio fondamentale: la fase di liquidazione è parte integrante dell’attività economica dell’impresa e, pertanto, i costi ad essa inerenti danno diritto alla detrazione dell’IVA. Questa decisione ribalta un orientamento restrittivo e si allinea alla giurisprudenza europea, garantendo il principio di neutralità dell’imposta.

I Fatti di Causa

Una società di assicurazioni, posta in liquidazione coatta amministrativa, presentava una richiesta di rimborso per un credito IVA maturato durante la procedura. L’Agenzia delle Entrate negava il rimborso, motivando il diniego con la “mancanza di esercizio di attività” ai sensi della normativa IVA. Secondo l’amministrazione finanziaria, la società non aveva posto in essere operazioni imponibili attive, ma solo sostenuto spese (consulenze, affitto locali, spese legali) funzionali alla mera liquidazione.

La società impugnava il provvedimento di diniego, ma vedeva respinte le sue ragioni sia dalla Corte di giustizia tributaria di primo grado che da quella di secondo grado. I giudici di merito ritenevano che la contribuente non avesse adeguatamente provato il suo diritto, non specificando in base a quali operazioni imponibili si fosse formato il credito IVA. La questione giungeva così all’esame della Corte di Cassazione.

La Decisione e il principio del rimborso IVA in liquidazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, cassando con rinvio la sentenza di secondo grado. Gli Ermellini hanno affermato un principio di diritto di grande importanza: la messa in liquidazione di una società non ne comporta l’automatica cessazione dell’attività d’impresa ai fini IVA. La liquidazione rappresenta, infatti, l’ultima fase della vita di una società, ma ne è pur sempre parte integrante.

Questo approccio conferma che anche le operazioni finalizzate a liquidare gli attivi per soddisfare i creditori rientrano nella nozione di “attività economica”.

Le Motivazioni

La Corte ha basato la sua decisione su diversi argomenti solidi, allineandosi a recenti pronunce sia nazionali che europee. In primo luogo, ha richiamato la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (in particolare, la causa C-182/20), secondo cui “il semplice fatto che l’avvio di una procedura fallimentare […] modifichi le finalità delle operazioni […], non può, di per sé, incidere sulla natura economica delle operazioni effettuate”.

In secondo luogo, la Cassazione ha chiarito che il diritto alla detrazione dell’IVA si fonda sul principio di inerenza funzionale. Ciò significa che gli acquisti di beni e servizi danno diritto alla detrazione se sono collegati all’attività d’impresa nel suo complesso, inclusa la sua fase conclusiva. I costi sostenuti dalla società (consulenza amministrativa, uso dei locali, cancelleria, spese legali e per il personale) erano pacificamente strumentali allo svolgimento dell’attività liquidatoria.

Di conseguenza, la Corte ha ritenuto errata la decisione dei giudici di merito di negare il diritto alla detrazione basandosi sulla “occasionalità” o sull’assenza di operazioni attive. Il diritto alla detrazione dell’IVA, e quindi al rimborso IVA in liquidazione, sussiste a prescindere dalla realizzazione di operazioni imponibili, purché i costi siano inerenti allo scopo sociale, che nella fase finale è appunto la liquidazione stessa.

Le Conclusioni

Questa ordinanza consolida un orientamento favorevole al contribuente e fornisce importanti indicazioni pratiche per i liquidatori e i professionisti che assistono le imprese in crisi. La decisione riafferma la centralità del principio di neutralità dell’IVA, impedendo che l’imposta diventi un costo indetraibile per un’impresa solo perché si trova nella sua fase terminale. Le società in liquidazione, pertanto, possono legittimamente detrarre l’IVA assolta sugli acquisti di beni e servizi necessari a portare a termine la procedura, e chiedere il rimborso del credito che ne dovesse derivare, senza che l’assenza di operazioni attive possa costituire, di per sé, un ostacolo.

Una società in liquidazione ha diritto al rimborso del credito IVA?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, la fase di liquidazione è parte dell’attività d’impresa. Pertanto, se dai costi sostenuti per la liquidazione deriva un credito IVA, la società ha diritto a chiederne il rimborso.

Cosa si intende per “attività economica” ai fini IVA durante la liquidazione?
L’attività economica non cessa con l’inizio della liquidazione, ma cambia finalità. Non è più volta alla gestione corrente, ma alla liquidazione degli attivi per soddisfare i creditori. Questa attività liquidatoria è considerata a tutti gli effetti un’attività economica.

È necessario che ci siano operazioni attive imponibili per poter detrarre l’IVA sui costi di liquidazione?
No. La Corte ha stabilito che il diritto alla detrazione dell’IVA sui costi inerenti alla liquidazione va riconosciuto a prescindere dalla presenza di operazioni attive, la cui sussistenza (anche se solo occasionale) non è un requisito indispensabile per esercitare tale diritto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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