Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 32399 Anno 2023
Civile Ord. Sez. 5 Num. 32399 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 22/11/2023
Oggetto: Sil. Rif. IRPEF 2009
ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 23333/2019 R.G. proposto da
Signori NOME COGNOME , con l’AVV_NOTAIO , con l’elezione di domicilio in Roma presso lo studio del detto difensore sito in INDIRIZZO;
-ricorrente –
contro
RAGIONE_SOCIALE, in persona del legale rappresentante p.t., con sede in Roma 00147, alla INDIRIZZO
– intimata – avverso la sentenza della Commissione Tributaria regionale per l’Abruzzo n. 181/05/2019 pronunciata il 25 ottobre 2018 e depositata il 21 febbraio 2019, non notificata.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del l’11 ottobre 2023 dal Co: NOME COGNOMENOME COGNOME;
RILEVATO
Il contribuente impugnava il silenziorifiuto dell’RAGIONE_SOCIALE in relazione alla richiesta di restituzione del 60% RAGIONE_SOCIALE ritenute d’acconto Irpef versate durante il periodo di sospensione dei versamenti (06.04.2009 -20.12.2010), quantificate in € 9.618,00 per l’anno 2009 ed in € 13.105,00 per l’anno 2010, oltre interessi nella misura di legge e maggior danno da svalutazione monetaria, dalla data di presentazione dell’istanza di rimborso sino al saldo effettivo.
La CTP d i L’RAGIONE_SOCIALE rigettava le ragioni del contribuente compensando le spese di lite.
Sul gravame del contribuente, il collegio d’appello confermava la sentenza di prime cure.
Insorge il contribuente affidandosi ad un unico mezzo, mentre resta intimata l’ RAGIONE_SOCIALE.
CONSIDERATO
Con il solo motivo, sollevando censura ex art. 360 n. 3 c.p.c. per v iolazione e falsa applicazione dell’art. 33, comma 28, della legge 12 novembre 2011, n. 183, il ricorrente censura la pronuncia di seconde cure nella parte in cui ha ritenuto che la riduzione al quaranta per cento dell’ammontare RAGIONE_SOCIALE imposte dovute operasse nei soli confronti dei soggetti che non avessero, alla data di entrata in vigore della disciplina stessa, ancora provveduto al pagamento e non anche, mediante lo strumento del rimborso del sessanta per cento del versato, nei confronti di chi, come il ricorrente, avesse (nonostante la sospensione), pagato i tributi nei termini di legge.
In un caso simile, tuttavia attinente al rimborso Iva, questa Corte ha ritenuto che ‘ La società ricorrente sostiene che la norma del 2011 vada interpretata nel senso che essa disponga la riduzione al 40 per cento non solo per le imposte non ancora versate ma anche per le imposte già
versate, con conseguente diritto della parte, in tal caso, al rimborso dell’eccedenza, dovendosi ritenere del tutto omogenea la situazione di coloro che non hanno versato l’imposta, ammessi a fruire di una riduzione del pagamento da effettuare, e di coloro che, invece, operati i versamenti, possono richiedere il rimborso RAGIONE_SOCIALE maggiori somme corrisposte, tesi questa in linea con l’interpretazione della Corte di cassazione sull’omologa previsione di cui alla l. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 17, riferita al sisma del 1990 in Sicilia ‘ (così Cass., n. 22211 del 2023).
La vicenda, tuttavia, proprio perché inerente al rimborso -anche -per Iva, si concludeva con un rinvio a nuovo ruolo nell’ attesa della decisione della Corte di Giustizia sulla questione «Se i principi dichiarati nell’ordinanza RAGIONE_SOCIALE c/ RAGIONE_SOCIALE, in C – 82/14, EU:C:2015:510, nonch é nella sentenza 17 luglio 2008, Commissione c/ Italia, in C-132/06, EU:C:2008:412, ostino ad una disposizione normativa, quale quell a risultante dall’articolo 33, comma 28, della legge n. 183 del 2011, che consente ai contribuenti di ottenere il rimborso, nella misura del 60%, di quanto versato a titolo di Iva nel periodo tra aprile 2009 e dicembre 2010 in relazione al terremoto che ha interessato il territorio abruzzese il 6 aprile 2009».
In un’altra vicenda, analoga all’odierna , in cui si contestava l’opportunità dei versamenti non effettuati nel periodo di sospensione 06.04.2009 -20.12.2010, successivamente integrati fino a concorrenza del 40% del carico fiscale, come previsto dall’art. 33, comma 28, legge n. 183 del 2011, si operavano le seguenti considerazioni: ‘ Seppur originato dalla sospensione del versamento degli acconti IRES da parte della societ à̀ contribuente, donde trae origine la cartella di pagamento oggetto dell’originaria impugnazione, il giudizio ha ad oggetto la legittimit à̀ della pretesa erariale; in tal senso, peraltro, la sentenza d’appello ha confermato la decisione di primo grado che ha limitato l’entit à̀ del recupero «fino concorrenza del 40% (tenuto conto dell’abbattimento del 60%)».
Detto abbattimento è stato ricondotto dai giudici di merito alla previsione di cui all’art. 33, comma 28, della I. 12.11.2011, n. 183, compresa fra le misure di aiuto di Stato ritenute incompatibili con il mercato interno dalla Commissione UE con la decisione n. C (2015) 5549 final del 14/08/2015, che il giudice nazionale è tenuto ad attuare anche mediante disapplicazione di norme contrastanti (cfr. Cass. n. 3070/2018).
Com’ è noto, la stessa decisione ha fatto salva l’ipotesi che si tratti di un «aiuto individuale» che «al momento della sua concessione, soddisfa le condizioni previste dal regolamento (CE) n. 1407/2013 o dal regolamento (CE) n. 717/2014», ovvero dai regolamenti che prevedono gli aiuti cd. ” de minimis ” (par. 2), o che, «al momento della sua concessione, soddisfa le condizioni previste dal regolamento adottato in applicazione dell’articolo 1 del regolamento (CE) n. 994/98» (sull’applicazione degli artt. 92 e 93 – ora 87 e 88 – del Trattato a determinate categorie di aiuti di Stato orizzontali), «o da ogni altro regime di aiuti approvato», ma «fino a concorrenza dell’intensit à̀ massima prevista per questo tipo di aiuti» (§ 3 dec. cit.).
In relazione a tale ultimo aspetto, questa Corte ha affermato che spetta al giudice di merito valutare la sussistenza RAGIONE_SOCIALE condizioni che, secondo la Commissione, consentono di ritenere comunque compatibili gli aiuti in esame con il mercato interno, trattandosi di aiuti individuali o conformi ai dettami dell’articolo 107, § 2, lettera b), del TFUE (cfr. Cass. n. 30927/2019).
Tale valutazione non è stata compiuta dalla C.T.R., come avrebbe dovuto, risultando dalla pronuncia impugnata che il contribuente svolge attività di lavoro autonomo, avente natura economica, equiparabile, secondo la giurisprudenza sovranazionale, ad attività d’impresa.
La sentenza impugnata va, pertanto, cassata, con rinvio della causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado dell’Abruzzo, affinch é́ vi provveda.
Il giudice d’appello, in particolare, dovr à̀ accertare che il beneficio individuale sia in linea con il regolamento ” de minimis ” applicabile, «tenendo conto, in specie, che la regola ” de minimis “, stabilendo una soglia di aiuto al di sotto della quale l’art. 92, n. 1, TFUE, pu ò̀ considerarsi inapplicabile, costituisce un’eccezione alla generale disciplina relativa agli aiuti di Stato, per modo che, quando la soglia dell’irrilevanza dovesse essere superata, il beneficio dovr à̀ essere negato nella sua interezza» (cfr. Cass. n. 22377/2017) e, in difetto, valutare la sussistenza RAGIONE_SOCIALE condizioni che, secondo la menzionata decisione della Commissione UE, fanno ritenere comunque compatibile gli aiuti in esame con il mercato interno, ovvero che si tratti di «aiuti destinati a compensare i danni causati da una calamit à naturale» (par. 150, lett. b), sempre che sussista «un nesso chiaro e diretto tra i danni subiti dalla singola impresa in seguito alle calamit à naturali in oggetto e l’aiuto di Stato concesso a norma RAGIONE_SOCIALE misure in esame» (par. 136), il che presuppone necessariamente (ma non unicamente) che il beneficiario abbia sede operativa nell’area colpita dalla calamit à naturale al momento dell’evento, e che sia evitata una sovra compensazione rispetto ai danni subiti dalla impresa, scorporando dal danno accertato l’importo compensato da altre fonti (par. 148).
Inoltre, e sempre in conformit à con quanto rilevato da questa Corte (Cass. n. 30927/2019; Cass. n. 14465/2017), il rispetto della regola ” de minimis ” dovr à comportare anche la verifica dell’ammontare massimo totale del contributo su un periodo di tre anni dall’erogazione del primo aiuto.
In questi termini si è già espressa questa Corte in fattispecie analoga, relativa ai rimborsi RAGIONE_SOCIALE trattenute IRPEF, come il caso che occupa e proprio con riguardo al sisma di L’RAGIONE_SOCIALE , motivando sugli argomenti sopraesposti il diritto al rimborso, previa verifica della sua compatibilità con il regime degli aiuti di Stato, come precisati dalle fonti euro unitarie e affinati dalla citata giurisprudenza RAGIONE_SOCIALE corti comunitarie (cfr. Cass.
V, ord. n. 21427/2021; si veda anche Cass. sez. V, ord. n. 12858/2022, in particolare, par. 6.1., in motivazione).
Pertanto, è da accogliersi il ricorso con rinvio perché il giudice di merito valuti la compatibilità dell’istanza di rimborso con la ricorrenza dei requisiti del c.d. de minimis secondo la richiamata decisione della Commissione UE.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per l’Abruzzo, in diversa composizione, cui demanda altresì la regolazione RAGIONE_SOCIALE spese del presente giudizio di merito.
Così deciso in Roma, lì 11 ottobre 2023