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Rimborso imposta sostitutiva: no al donatario

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31054/2023, ha negato il diritto al rimborso dell’imposta sostitutiva al figlio che, ricevute in donazione dal padre delle partecipazioni societarie, aveva effettuato una seconda rivalutazione. Il diritto al rimborso è stato ritenuto strettamente personale del soggetto che ha effettuato il primo versamento (il donante) e non si trasferisce con la titolarità del bene. La donazione, interrompendo il possesso, preclude al donatario la possibilità di recuperare l’imposta pagata dal suo dante causa.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Rivalutazione Quote e Donazione: Niente Rimborso Imposta Sostitutiva per il Donatario

Il rimborso dell’imposta sostitutiva versata per la rivalutazione di partecipazioni societarie è un tema complesso, specialmente quando l’asset viene successivamente donato. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 31054/2023) ha chiarito un punto cruciale: il diritto al rimborso è strettamente personale e non si trasferisce al donatario, anche se quest’ultimo procede a una nuova rivalutazione. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante decisione, che ha implicazioni significative per la pianificazione fiscale nei passaggi generazionali di quote societarie.

I Fatti del Caso

La vicenda ha origine da un’operazione di pianificazione fiscale e successoria. Nel 2002, un imprenditore, socio di una S.p.A., effettuava una rivalutazione della propria partecipazione societaria, versando la relativa imposta sostitutiva. Anni dopo, nel 2012, l’imprenditore donava le stesse partecipazioni al proprio figlio.

Nel 2017, il figlio, divenuto nuovo proprietario delle quote, decideva di effettuare una nuova rivalutazione, versando a sua volta la prima rata della nuova e più cospicua imposta sostitutiva. Subito dopo, presentava un’istanza di rimborso all’Amministrazione Finanziaria per recuperare l’imposta originariamente pagata dal padre, sostenendo che tale somma non era stata dedotta in compensazione.

L’Amministrazione Finanziaria respingeva la richiesta, dando il via a un contenzioso che, dopo due gradi di giudizio sfavorevoli al contribuente, è giunto all’esame della Corte di Cassazione.

La Questione del Rimborso Imposta Sostitutiva e la Decisione della Corte

Il nucleo della controversia ruotava attorno a una domanda fondamentale: il diritto a scomputare o a chiedere il rimborso dell’imposta sostitutiva pagata in una prima rivalutazione si trasferisce insieme alla partecipazione donata?

La Corte di Cassazione ha risposto con un netto “no”, rigettando il ricorso del contribuente. I giudici hanno affermato il principio secondo cui il diritto al rimborso ha natura personale e non “reale”, ovvero non è legato al bene (le partecipazioni) ma al soggetto che ha compiuto l’operazione fiscale.

Di conseguenza, il donatario che riceve le quote e procede a una nuova rivalutazione non può beneficiare del credito d’imposta maturato in capo al donante. Quest’ultimo, infatti, è l’unico soggetto legittimato a chiederne il rimborso o a utilizzarlo in detrazione, ma solo a condizione di effettuare egli stesso una nuova rivalutazione delle medesime partecipazioni rimaste sempre in suo possesso.

Le Motivazioni della Sentenza

La decisione della Corte si fonda su diverse argomentazioni giuridiche coerenti e ben definite.

1. Carattere Personale dell’Opzione Fiscale

L’opzione per la rivalutazione è una scelta volontaria e irrevocabile del contribuente. Si tratta di una dichiarazione di volontà che genera un’obbligazione tributaria (il pagamento dell’imposta) in cambio di un beneficio futuro (un minor carico fiscale sulla plusvalenza). Gli effetti di questa scelta, incluso il diritto al rimborso in caso di successive rivalutazioni, sono strettamente legati alla persona che l’ha compiuta. Non si tratta di una caratteristica della partecipazione, ma di una posizione giuridica soggettiva del contribuente.

2. La Donazione Interrompe la Continuità

La normativa di riferimento (art. 7 del D.L. n. 70/2011) consente di scomputare l’imposta precedente solo al “soggetto che abbia già versato l’imposta”. La Corte ha sottolineato come la donazione, essendo un atto di trasferimento della proprietà, interrompa il presupposto del possesso continuativo in capo allo stesso soggetto. Il donante, cedendo le quote, perde la titolarità del bene; il donatario, acquistandole, instaura un rapporto fiscale nuovo e autonomo con l’Amministrazione.

3. La Finalità della Norma sulla Continuità dei Valori

Il ricorrente aveva invocato l’art. 68, comma 6, del TUIR, che in caso di donazione stabilisce una continuità del valore fiscale del bene (il donatario assume come costo di acquisto quello del donante). La Corte ha chiarito che questa norma ha una finalità antielusiva: evitare che la donazione venga usata per “ripulire” il valore fiscale di un bene e azzerare le plusvalenze latenti. Tuttavia, questa continuità dei valori non comporta il trasferimento dell’intera posizione fiscale del donante, inclusi i crediti d’imposta di natura personale come quello in esame.

Le Conclusioni

L’ordinanza della Cassazione stabilisce un principio chiaro e di notevole importanza pratica: il diritto al rimborso dell’imposta sostitutiva o alla sua detrazione è un diritto personale del contribuente che ha effettuato il versamento e non si trasferisce con la donazione del bene. Chi riceve in donazione partecipazioni già rivalutate e intende procedere a una nuova rivalutazione deve essere consapevole che non potrà recuperare l’imposta pagata dal donante.

Questa interpretazione rafforza la natura soggettiva di alcune agevolazioni fiscali e impone un’attenta valutazione nella pianificazione dei trasferimenti di patrimoni familiari, per evitare di incorrere in oneri fiscali inattesi.

Se ricevo in donazione delle quote societarie già rivalutate, posso chiedere il rimborso dell’imposta sostitutiva pagata dal donante se effettuo una nuova rivalutazione?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al rimborso è personale e spetta unicamente al soggetto che ha effettuato il versamento originario, a condizione che abbia mantenuto il possesso continuativo dei titoli e sia egli stesso a compiere la nuova rivalutazione.

Perché il diritto al rimborso dell’imposta sostitutiva non si trasferisce con la donazione delle quote?
Perché l’opzione per la rivalutazione è una scelta fiscale volontaria e personale. I suoi effetti, compreso il diritto al rimborso, non seguono il bene ma rimangono in capo al contribuente che ha esercitato tale opzione. La donazione, trasferendo la proprietà, interrompe il presupposto del possesso continuativo richiesto dalla norma per poter beneficiare dello scomputo.

Qual è il principio di diritto stabilito dalla Corte di Cassazione in questo caso?
Il principio è che, in tema di imposta sostitutiva per rivalutazione di titoli, il diritto al rimborso delle imposte versate in occasione di una prima rivalutazione non spetta al donatario degli stessi titoli che proceda a una seconda rivalutazione. Tale diritto può essere esercitato solo dal soggetto che ha versato la prima imposta, qualora effettui una nuova rivalutazione sui medesimi titoli rimasti sempre in suo possesso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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