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Rimborso credito IVA: attività preparatoria e sufficienza

Una società immobiliare si è vista negare un rimborso credito IVA perché considerata non pienamente operativa. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo un principio chiave: per ottenere il rimborso, non è necessario dimostrare un’attività commerciale continuativa e stabile, ma è sufficiente provare che i costi sostenuti sono inerenti e strumentali all’attività d’impresa, anche se solo programmata o preparatoria. La sentenza chiarisce che la detrazione IVA spetta anche in assenza di operazioni attive.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Rimborso Credito IVA: Legittimo Anche per Attività Preparatorie

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 17500/2024) ha stabilito un principio fondamentale in materia fiscale, affermando che il diritto al rimborso credito IVA non è subordinato all’effettivo svolgimento di un’attività commerciale stabile e continuativa. È sufficiente, invece, dimostrare che gli acquisti effettuati sono funzionali e preparatori a un’iniziativa economica programmata. Questa decisione offre una tutela importante per le imprese in fase di avvio o che attraversano periodi di inattività operativa.

Il Contesto: Diniego di Rimborso IVA e la Decisione Regionale

Il caso ha origine dalla richiesta di una società immobiliare di ottenere il rimborso di un credito IVA maturato nel corso dell’anno 2015. L’Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso e la Commissione Tributaria Regionale aveva confermato tale diniego. La motivazione dei giudici di secondo grado si basava su una serie di indizi: la società aveva una base sociale ristretta, nessun dipendente, una sede legale non effettiva e aveva compiuto pochissime operazioni. Da questi elementi, la Commissione aveva concluso che mancasse il requisito dell’esercizio abituale di un’attività commerciale, condizione necessaria per la detrazione e il rimborso dell’IVA.

I Motivi del Ricorso e il Principio del rimborso credito IVA

La società ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che i giudici regionali avessero interpretato erroneamente le norme sull’IVA, sia nazionali che comunitarie. Secondo la ricorrente, per avere diritto al rimborso non è necessario dimostrare un’attività florida e continuativa, ma piuttosto che gli acquisti effettuati (operazioni passive) siano inerenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa, anche se quest’ultima è solo in fase di programmazione. La questione centrale era quindi stabilire se la mancanza di operazioni attive (vendite) potesse precludere il diritto al rimborso credito IVA.

La Decisione della Cassazione: Inerenza vs. Attività Effettiva

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, ribaltando la decisione precedente. I giudici supremi hanno chiarito una distinzione cruciale nel sistema IVA:

1. Operazioni Attive (Cessioni di beni/servizi): Per le società, le vendite si presumono iuris et de iure (cioè in modo assoluto e senza prova contraria) come effettuate nell’esercizio d’impresa.
2. Operazioni Passive (Acquisti): Per poter detrarre l’IVA sugli acquisti o chiederne il rimborso, non basta la mera qualifica formale di società. È necessario dimostrare in concreto l’inerenza e la strumentalità del bene o servizio acquistato rispetto all’attività imprenditoriale, sia essa già avviata o anche solo programmata.

La Corte ha specificato che la detrazione dell’imposta può spettare anche in assenza di operazioni attive, specialmente per le attività di carattere preparatorio. L’errore della Commissione Regionale è stato quello di fermarsi alla constatazione della scarsa operatività della società, senza verificare se quegli acquisti fossero in realtà funzionali all’iniziativa economica che l’impresa intendeva esercitare.

Le Motivazioni

Nella sua motivazione, la Corte Suprema ha sottolineato che un’interpretazione restrittiva, che lega il diritto alla detrazione IVA solo a un’attività commerciale già a regime, sarebbe contraria ai principi del diritto europeo. La normativa comunitaria, infatti, riconosce lo status di soggetto passivo IVA a chiunque abbia l’intenzione, confermata da elementi oggettivi, di avviare un’attività economica. Di conseguenza, anche i costi sostenuti prima dell’inizio effettivo delle vendite devono essere considerati inerenti e l’IVA assolta su di essi deve essere detraibile.

La Cassazione ha affermato che la verifica da compiere non è sulla quantità delle operazioni, ma sulla loro finalità. L’onere della prova grava sul contribuente, che deve dimostrare come l’acquisto, anche se non immediatamente inserito nel ciclo produttivo, sia necessario all’organizzazione dell’impresa o funzionale all’iniziativa economica programmata. Il semplice richiamo ai principi sulle società “non operative” o “di comodo”, come fatto dalla Commissione Regionale, è stato ritenuto insufficiente e non pertinente al caso di specie, poiché non era stato condotto un accertamento specifico su tale status.

Le Conclusioni

La sentenza rappresenta una vittoria significativa per gli imprenditori e le start-up. Le implicazioni pratiche sono chiare: l’Amministrazione Finanziaria non può negare un rimborso credito IVA basandosi unicamente sulla mancanza o sulla scarsità di operazioni attive. Deve, invece, condurre un’analisi più approfondita per valutare se le spese sostenute dal contribuente siano genuinamente finalizzate a un progetto imprenditoriale. Questo principio tutela le aziende nella loro fase più delicata, quella iniziale, riconoscendo che gli investimenti preparatori sono una componente essenziale e legittima di qualsiasi attività d’impresa, meritevole di godere dei benefici fiscali previsti dal sistema IVA.

Una società con poche o nessuna vendita ha diritto al rimborso del credito IVA?
Sì, secondo la sentenza, una società ha diritto al rimborso se riesce a dimostrare che gli acquisti per cui chiede il rimborso sono “inerenti” e “strumentali” a un’attività d’impresa, anche se questa è ancora in fase preparatoria o programmata e non ha ancora generato ricavi.

Cosa significa “inerenza” ai fini della detrazione IVA?
L’inerenza indica la stretta connessione e la funzionalità di un costo rispetto all’attività d’impresa. Un acquisto è considerato inerente quando è direttamente collegato allo scopo sociale e agli obiettivi imprenditoriali, anche futuri, dell’azienda.

È sufficiente essere formalmente una società per ottenere il rimborso IVA sugli acquisti?
No. La sentenza chiarisce che la sola qualifica formale di società non è sufficiente per ottenere il rimborso IVA sugli acquisti (operazioni passive). Il contribuente ha l’onere di dimostrare in concreto la connessione tra l’acquisto e l’attività imprenditoriale effettiva o programmata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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