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Rimborso costi fideiussione: quando scatta l’interesse

La Corte di Cassazione chiarisce il diritto al rimborso costi fideiussione per i crediti IVA. L’Agenzia delle Entrate deve rimborsare non solo i costi ma anche gli interessi legali, che però decorrono non dalla data della garanzia, ma da quando il diritto al rimborso del credito IVA è divenuto definitivo. L’ordinanza specifica che l’obbligo sorge alla scadenza dei termini per l’accertamento fiscale.

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Pubblicato il 27 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Rimborso costi fideiussione: la Cassazione fissa il dies a quo per gli interessi

Un’importante ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale per le aziende che richiedono rimborsi IVA: il rimborso costi fideiussione non solo è dovuto, ma produce anche interessi legali. La vera novità risiede nella determinazione del momento esatto da cui tali interessi iniziano a maturare. Non dalla data di presentazione della garanzia, come spesso ritenuto, ma da quando il diritto al rimborso del credito d’imposta diventa definitivo.

I fatti del caso

Una società internazionale, per ottenere il rimborso di un’eccedenza IVA relativa a diversi periodi d’imposta, aveva prestato le necessarie garanzie fideiussorie, sostenendone i relativi costi. Di fronte al silenzio dell’Agenzia delle Entrate sulla richiesta di restituzione di tali costi, la società ha avviato un contenzioso tributario.

I giudici di primo e secondo grado avevano dato ragione alla società, condannando l’amministrazione finanziaria non solo a restituire le somme spese per le fideiussioni, ma anche a corrispondere gli interessi legali calcolati a partire dalla data in cui le garanzie erano state presentate. L’Agenzia delle Entrate ha quindi proposto ricorso in Cassazione, contestando sia il diritto agli interessi sia, in subordine, la loro data di decorrenza.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell’Agenzia, fornendo principi di diritto cruciali per la materia.

Analisi del diritto al rimborso costi fideiussione e agli interessi

La Corte ha innanzitutto confermato un principio ormai consolidato: l’obbligo per l’amministrazione di rimborsare i costi sostenuti dal contribuente per le garanzie necessarie a ottenere rimborsi di tributi è un diritto pieno. Questo obbligo non si limita alla sola sorte capitale. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un credito liquido ed esigibile, esso produce interessi di pieno diritto ai sensi dell’art. 1282 del codice civile.

Il punto centrale della decisione, però, riguarda il dies a quo, ovvero il momento da cui gli interessi iniziano a decorrere. La Cassazione ha respinto la tesi dei giudici di merito, secondo cui gli interessi maturerebbero dal giorno di presentazione della garanzia. Questa interpretazione è stata ritenuta errata.

La questione processuale del ‘ius novorum’

La società contribuente aveva sollevato un ricorso incidentale, sostenendo che l’Agenzia delle Entrate avesse introdotto per la prima volta in appello l’argomento sulla non debenza degli interessi, violando il divieto di ius novorum (art. 57, D.Lgs. 546/1992). La Corte ha rigettato questa tesi, chiarendo che la contestazione sulla configurabilità giuridica degli interessi non costituisce un’eccezione in senso stretto, ma una mera difesa. In quanto tale, può essere specificata e argomentata anche nel giudizio di secondo grado, senza violare alcuna preclusione processuale.

Le motivazioni della Corte

Il cuore della motivazione risiede nella natura dell’obbligo di rimborso. La Corte ha spiegato che il diritto alla restituzione dei costi della fideiussione sorge nel momento in cui viene meno la ragione della garanzia stessa. Questo accade quando il credito IVA del contribuente è stato definitivamente accertato come legittimo.

Di conseguenza, l’obbligazione dell’amministrazione di rimborsare i costi diventa esigibile solo quando sono spirati i termini per l’accertamento dell’imposta rimborsata o quando l’Ufficio ha espressamente riconosciuto la legittimità del credito. È da questo preciso istante che il credito per i costi della garanzia diventa esigibile e, pertanto, iniziano a decorrere gli interessi legali.

I giudici di legittimità hanno chiarito che il pagamento dei costi della fideiussione da parte del contribuente a un terzo (l’istituto che presta la garanzia) non è un “indebito” versato all’Erario. Si tratta, invece, del rimborso di un esborso sostenuto per remunerare un servizio. Pertanto, la logica non è quella restitutoria dell’indebito, ma quella del rimborso di un costo la cui necessità è venuta meno.

Conclusioni e implicazioni pratiche

Questa ordinanza stabilisce un principio chiaro e di grande rilevanza pratica. Le aziende hanno pieno diritto al rimborso costi fideiussione e ai relativi interessi legali. Tuttavia, per calcolare correttamente tali interessi, non si deve guardare alla data di stipula della polizza, ma al momento in cui il diritto al rimborso IVA è consolidato e non più soggetto ad accertamento da parte dell’amministrazione finanziaria. La Corte ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa al giudice di secondo grado, che dovrà ora applicare questo principio per determinare correttamente la data di decorrenza degli interessi.

Quando un contribuente ottiene un rimborso IVA previa fideiussione, ha diritto anche al rimborso degli interessi sui costi della garanzia?
Sì, la Corte di Cassazione conferma che l’amministrazione finanziaria deve rimborsare non solo il costo principale sostenuto per la garanzia, ma anche gli interessi legali maturati su tale importo, in quanto si tratta di un credito liquido ed esigibile.

Da quale momento decorrono gli interessi sul rimborso dei costi della fideiussione?
Gli interessi non decorrono dalla data di presentazione della garanzia. Essi iniziano a maturare dal momento in cui l’obbligo di rimborso diventa esigibile, ovvero quando il diritto al credito IVA del contribuente è diventato definitivo, perché l’Ufficio lo ha riconosciuto o perché sono scaduti i termini per l’accertamento fiscale.

L’amministrazione finanziaria può contestare per la prima volta in appello la debenza degli interessi, o viola il principio del ‘ius novorum’?
Sì, può farlo. La Corte ha stabilito che la contestazione delle basi giuridiche del diritto agli interessi costituisce una ‘mera difesa’ e non un”eccezione in senso stretto’. Pertanto, può essere sollevata e argomentata per la prima volta nel giudizio di appello senza violare le preclusioni processuali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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