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Ricorso per saltum: quando è inammissibile

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per saltum in materia tributaria, poiché proposto contro una sentenza di primo grado senza il necessario accordo tra le parti. Il ricorrente, che aveva impugnato un avviso di accertamento per costi inesistenti e IVA indebitamente detratta, è stato inoltre condannato per abuso del processo, avendo rifiutato la proposta di definizione accelerata del giudizio.

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Pubblicato il 24 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Ricorso per Saltum: Inammissibile Senza Accordo tra le Parti

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale del processo tributario: il ricorso per saltum, ovvero l’impugnazione diretta di una sentenza di primo grado in Cassazione, è inammissibile se manca l’accordo di tutte le parti processuali. Questa decisione non solo chiarisce i presupposti di tale strumento, ma sanziona anche duramente quello che viene qualificato come un abuso del processo, con pesanti conseguenze economiche per il ricorrente.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un ricorso presentato da un avvocato, in qualità di amministratore di fatto di una società a responsabilità limitata, avverso diversi atti impositivi emessi dall’Agenzia delle Entrate. In particolare, un avviso di accertamento relativo all’anno d’imposta 2014 contestava costi per oltre 300.000 euro derivanti da operazioni ritenute oggettivamente inesistenti, recuperando un’IVA indebitamente detratta per circa 68.000 euro e accertando un reddito da lavoro autonomo di quasi 320.000 euro.

La Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Napoli aveva dichiarato inammissibile uno dei ricorsi riuniti e rigettato gli altri. Contro questa decisione, il contribuente proponeva ricorso direttamente in Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione: il Ricorso per Saltum

La Suprema Corte ha dichiarato l’immediata inammissibilità del ricorso. Il punto centrale della decisione risiede nell’applicazione dell’art. 62, comma 2 bis, del D.Lgs. 546/1992. Questa norma consente di impugnare una sentenza di primo grado direttamente in Cassazione, saltando il secondo grado di giudizio, ma solo a una condizione imprescindibile: l’accordo di tutte le parti coinvolte nel processo. Nel caso di specie, tale accordo era palesemente assente, rendendo il ricorso per saltum un’opzione non percorribile e, di conseguenza, l’impugnazione radicalmente inammissibile.

Le Motivazioni della Decisione

Le motivazioni della Corte si fondano su due pilastri principali.

Il primo è la chiara violazione della norma procedurale che regola il ricorso per saltum. L’assenza di accordo tra le parti processuali costituisce un vizio insanabile che impedisce alla Corte di esaminare il merito della questione.

Il secondo pilastro, di grande rilevanza pratica, riguarda l’abuso del processo. Prima della decisione collegiale, il Consigliere delegato aveva depositato una proposta di definizione accelerata del ricorso, evidenziandone la palese inammissibilità. Il ricorrente, tuttavia, aveva insistito per una decisione nel merito da parte del Collegio. La Corte, richiamando la propria giurisprudenza consolidata (tra cui le ordinanze delle Sezioni Unite n. 28540/2023 e n. 27195/2023), ha qualificato tale comportamento come un’ipotesi normativa di abuso del processo. Il non attenersi a una valutazione di palese inammissibilità, successivamente confermata in sede di giudizio, fa presumere una responsabilità aggravata del ricorrente ai sensi dell’art. 96 c.p.c.

Le Conclusioni

La pronuncia si conclude con una pesante condanna per il ricorrente. Oltre al pagamento delle spese processuali liquidate in 4.400 euro, è stato condannato a versare un’ulteriore somma di 2.200 euro alla controparte a titolo di responsabilità aggravata (art. 96, comma 3, c.p.c.) e un importo di 1.100 euro alla cassa delle ammende (art. 96, comma 4, c.p.c.). La Corte ha inoltre dato atto della sussistenza dei presupposti per il pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato. La decisione serve da monito: la scelta degli strumenti processuali deve essere ponderata e conforme alla legge, poiché un’impugnazione manifestamente infondata o proposta al di fuori dei casi consentiti non solo è destinata al fallimento, ma può comportare sanzioni economiche significative per abuso del processo.

Quando è possibile proporre un ricorso per saltum contro una sentenza tributaria di primo grado?
È possibile solo se tutte le parti del processo (ad esempio, il contribuente e l’Agenzia delle Entrate) sono d’accordo. In assenza di tale accordo, il ricorso è inammissibile.

Cosa si intende per abuso del processo in questo contesto?
Si configura un abuso del processo quando il ricorrente, nonostante una proposta del giudice che evidenzia la palese inammissibilità del ricorso, insiste per ottenere una decisione, allungando i tempi della giustizia. Questo comportamento è sanzionato economicamente.

Quali sono le conseguenze economiche per un ricorso dichiarato inammissibile per abuso del processo?
Oltre alla condanna al pagamento delle spese legali della controparte, il ricorrente può essere condannato a versare un’ulteriore somma a favore della controparte e un’altra somma alla cassa delle ammende, come sanzione per aver abusato degli strumenti processuali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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