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Ricorso cumulativo: quando è inammissibile in Cassazione

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17321/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso cumulativo presentato da due contribuenti contro due distinte sentenze in materia di tassa sui rifiuti (t.a.r.su.). Il principio ribadito è che non è possibile impugnare con un unico atto sentenze diverse, emesse in procedimenti separati e nei confronti di soggetti parzialmente diversi, anche se relative allo stesso immobile e a tributi simili. La Corte ha sottolineato che le eccezioni a questa regola sono tassative e non si applicavano al caso di specie, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Ricorso cumulativo: la Cassazione chiude le porte all’impugnazione unica di sentenze diverse

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio fondamentale del diritto processuale: la regola generale che vieta l’impugnazione con un unico atto di sentenze diverse. Questa decisione mette in luce i rigidi paletti procedurali che governano il ricorso cumulativo, specialmente nel giudizio di legittimità. Il caso analizzato riguarda due contribuenti che, con un solo ricorso, hanno tentato di contestare due distinte sentenze emesse in procedimenti separati, sebbene relativi alla stessa imposta e allo stesso immobile. La Corte ha dichiarato l’appello inammissibile, fornendo importanti chiarimenti sui limiti di questa pratica processuale.

I fatti del caso: due ricorsi, due sentenze, un unico appello

La vicenda trae origine da avvisi di accertamento per la tassa sui rifiuti solidi urbani (t.a.r.su.) emessi da un Comune del Nord Italia. Una contribuente impugnava un avviso relativo a un periodo di pochi mesi del 2011, mentre un altro contribuente impugnava avvisi per lo stesso immobile per le annualità 2012, 2013 e 2014. È importante notare che i due soggetti avevano titoli diversi: la prima agiva in qualità di proprietaria per il primo periodo, il secondo come detentore per gli anni successivi.

I loro ricorsi, sebbene discussi, non sono mai stati riuniti e sono stati decisi con due sentenze separate, entrambe a loro sfavorevoli, sia in primo che in secondo grado. Contro queste due decisioni distinte, i contribuenti hanno deciso di presentare un unico ricorso cumulativo alla Corte di Cassazione.

Le rigide regole del ricorso cumulativo in Cassazione

Il Comune si è costituito in giudizio eccependo, in via preliminare, l’inammissibilità del ricorso proprio a causa della sua natura cumulativa. La Cassazione ha accolto questa eccezione, richiamando il suo consolidato orientamento. La regola generale è che l’impugnazione di una pluralità di sentenze con un unico atto è consentita solo in ipotesi eccezionali e tassative.

La giurisprudenza ammette il ricorso cumulativo solo quando le sentenze impugnate:
1. Sono state emesse tra le medesime parti.
2. Si riferiscono al medesimo rapporto giuridico d’imposta.
3. Dipendono interamente dalla soluzione di un’identica questione di diritto.

Queste condizioni devono coesistere, poiché solo in questo caso l’impugnazione unica può realizzare un’economia processuale senza pregiudicare la ragionevole durata del processo. Al di fuori di queste strette maglie, l’impugnazione multipla è sempre inammissibile, soprattutto quando, come nel caso di specie, le sentenze sono state pronunciate in procedimenti formalmente e sostanzialmente distinti e coinvolgono soggetti anche solo parzialmente diversi.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che il ricorso investiva due sentenze adottate nei confronti di soggetti diversi. I ricorrenti erano infatti due persone fisiche distinte, mentre l’unica parte coincidente era il resistente Comune. Questo, da solo, era sufficiente a escludere uno dei requisiti fondamentali per l’ammissibilità.

Inoltre, le sentenze impugnate, pur riguardando lo stesso tributo e lo stesso immobile, si basavano su accertamenti di fatto e motivazioni diverse. La pretesa tributaria era stata esercitata nei confronti della prima ricorrente come proprietaria per un determinato periodo, e nei confronti del secondo come detentore per un periodo successivo. Questa differenza sostanziale nella posizione dei contribuenti rendeva impossibile considerare le questioni come perfettamente identiche e le parti come coincidenti. La facoltà di riunire processi per connessione è riservata al giudice di merito nelle prime fasi del giudizio, ma non si estende alla fase di impugnazione in Cassazione, dove ogni ricorso deve, di norma, rivolgersi contro un’unica sentenza.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione ribadisce con fermezza che la strategia processuale di unificare in un solo atto le impugnazioni contro decisioni separate è una strada impervia e consentita solo in casi eccezionali. Per i contribuenti e i loro difensori, questa ordinanza rappresenta un monito importante: la pluralità di sentenze richiede una pluralità di ricorsi, anche quando le controversie appaiono strettamente collegate. Tentare di forzare una riunione in sede di legittimità espone al rischio concreto di una declaratoria di inammissibilità, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e all’impossibilità di far esaminare nel merito le proprie ragioni.

È possibile impugnare più sentenze con un unico ricorso in Cassazione?
No, di norma non è possibile. L’impugnazione con un unico ricorso (ricorso cumulativo) avverso una pluralità di sentenze è consentita solo in casi eccezionali e tassativi, quando le decisioni sono pronunciate tra le medesime parti, riguardano lo stesso rapporto giuridico e dipendono dalla soluzione di un’identica questione di diritto.

Perché nel caso specifico il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché violava i requisiti fondamentali per l’impugnazione cumulativa. In particolare, le due sentenze erano state emesse nei confronti di due soggetti diversi (una proprietaria e un detentore dell’immobile) e in procedimenti giudiziari separati che non erano mai stati riuniti nei gradi di merito. La mancanza di identità tra le parti è stata decisiva.

Qual è la regola generale per l’impugnazione in Cassazione?
La regola generale, desumibile dagli articoli 366 e 369 del codice di procedura civile, è che il ricorso per cassazione deve avere ad oggetto una sola sentenza. Le eccezioni a questo principio sono limitate e interpretate restrittivamente dalla giurisprudenza per non aggravare ingiustificatamente il processo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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