Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 33545 Anno 2025
Civile Ord. Sez. 5 Num. 33545 Anno 2025
Presidente: PAOLITTO LIBERATO
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 22/12/2025
ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 4442/2019 R.G. proposto da: RAGIONE_SOCIALE NOME, elettivamente domiciliata in INDIRIZZO, presso lo studio dell’avvocato NOME COGNOME che lo rappresenta e difende
-ricorrente-
contro
RAGIONE_SOCIALE, elettivamente domiciliata in INDIRIZZO, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO che la rappresenta e difende
-controricorrente-
avverso SENTENZA di COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE LAZIO n. 4657/2018 depositata il 03/07/2018.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 14/10/2025 dal Consigliere NOME COGNOME.
FATTI DI CAUSA
NOME COGNOME, sulla base di cinque motivi, illustrati con successiva memoria, ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio il 3 luglio 2018 n. 4657/15/2018, che, in controversia su impugnazione di avviso di accertamento per rettifica di classamento (precisamente, con l’attribuzione della classe 11 in luogo della classe 6 con aumento della rendita da euro 8.280,10 ad euro 17.662,54) di un’abitazione sta in Roma INDIRIZZO posta ai piano primo di cui la medesima è proprietaria, ha accolto l’appello proposto dall’RAGIONE_SOCIALE nei confronti della medesima avverso la sentenza di primo grado della CTP di Roma in. 25925/16/2015, con compensazione RAGIONE_SOCIALE spese giudiziali.
La Commissione Tributaria Regionale aveva riformato la decisione di prime cure, valutando che l’atto impositivo fosse stato adeguatamente motivato in relazione alla collocazione dell’immobile nella microzona di riferimento.
L’RAGIONE_SOCIALE si è costituita con controricorso.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo parte contribuente denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1, comma 335, della l. 311/2004, anche in combinato disposto con l’art. 3 della l. 241/1990, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., per avere erroneamente il giudice di secondo grado ritenuto che l’accertamento era stato sufficientemente motivato con riguardo alla revisione dei parametri catastali della microzona in cui l’immobile è situato, in ragione del significativo scostamento del rapporto tra valore di mercato e valore catastale in tale microzona rispetto all’analogo rapporto nell’insieme RAGIONE_SOCIALE microzone comunali.
Con il secondo motivo lamenta nullità della sentenza impugnata per violazione degli artt. 24 e 111 Cost., 6 CEDU, 36, comma 2, nn. 2 e 4, del D.L.vo 31 dicembre 1992 n. 546, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 4, cod. proc. civ., per essere stato deciso l’appello dal giudice di secondo grado con motivazione inesistente o apparente, non essendo intellegibile la effettiva ratio decidendi .
Con il terzo motivo lamenta nullità della sentenza impugnata per violazione degli artt. 24 e 111 Cost., 6 CEDU, 36, comma 2, nn. 2 e 4, del D.L.vo 31 dicembre 1992 n. 546, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 4, cod. proc. civ., per avere i giudici di appello ritenuto corretto il nuovo classamento senza in alcun modo prendere in esame le concrete ed effettive allegazioni probatorie RAGIONE_SOCIALE parti.
Con il quarto motivo lamenta violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., anche in combinato disposto con gli artt. 115 e 116 cod. proc. civ., in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., per essere stato erroneamente ritenuto dal giudice di secondo grado che l’amministrazione finanziaria aveva assolto l’onere probatorio a proprio carico con il solo riferimento allo scostamento dei valori nella microzona considerata, pur in assenza di prove documentali a supporto di tale affermazione.
Con il quinto motivo denuncia omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, anche con riferimento agli artt. 115 e 116 cod. proc. civ., in relazione all’art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ., per avere il giudice di secondo grado omesso di tener conto dei fatti contrari allegati e provati dalla contribuente con riguardo all’inadeguatezza motivazionale dell’accertamento (in particolare, mediante il riferimento alle effettive caratteristiche dell’immobile).
Osserva il Collegio che il primo motivo di ricorso -in forza del quale la ricorrente denuncia sostanzialmente, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., violazione dell’art. 7 legge 27 luglio 2000, n. 212 per avere la CTR accolto l’appello dell’Ufficio rit enendo
correttamente motivato l’atto impugnato, risultando sufficiente, in caso di riclassamento, il solo riferimento allo scostamento tra valore catastale e quello medio di mercato nella microzona in misura superiore alla soglia di significatività, senza effettuare una valutazione specifica RAGIONE_SOCIALE unità immobiliari -è da ritenere fondato, con carattere assorbente rispetto agli ulteriori motivi di ricorso.
6.1. Le censure formulate con tale motivo attengono alla questione su quale debba essere il contenuto motivazionale minimo necessario dell’atto di accertamento per rendere adeguata a parametri di tutela del contribuente e di trasparenza amministrativa la revisione parziale, ai sensi dell’articolo 1, comma 335, della legge 311 del 2004, del classamento RAGIONE_SOCIALE unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali c.d. anomale.
Orbene le contestazioni formulate sono da ritenere fondate alla luce del più recente ed ormai consolidato orientamento di questa Corte -in particolare vanno richiamate, ex multis, Cass. 24 agosto 2022, n. 25201 (secondo cui, in tema di estimo catastale, il nuovo classamento adottato ai sensi dell’art. 1, comma 335, della l. n. 311 del 2004, soddisfa l’obbligo di motivazione se, oltre a contenere il riferimento ai parametri di legge generali, quali il significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme RAGIONE_SOCIALE microzone comunali, ed ai provvedimenti amministrativi su cui si fonda, consente al contribuente di evincere gli elementi, che non possono prescindere da quelli indicati dall’art. 8 del d.P.R. n. 138 del 1998, quali la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato e della singola unità immobiliare, che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento, ponendolo in condizione di conoscere “ex ante” le ragioni specifiche che giustificano il singolo provvedimento di cui è destinatario, seppure inserito in una operazione di riclassificazione a carattere
diffuso) e Cass. 4 aprile 2024, n. 9035 (secondo cui, in tema di estimo catastale, la revisione del classamento di un immobile urbano, adottata su iniziativa dell’amministrazione comunale ai sensi dell’art. 1, comma 335, della l. n. 311 del 2004, presuppone un significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato e il valore catastale rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme RAGIONE_SOCIALE microzone comunali ed è finalizzata a riallineare i rapporti tra valori medi di mercato e valori medi catastali interessanti la microzona c.d. anomala, attribuendo agli immobili in essa ricadenti un aumento percentuale non superiore al 35%; a tal fine l’amministrazione deve provare i presupposti che legittimano la riclassificazione di massa e dimostrare di aver utilizzato criteri e metodi corrispondenti alle finalità meramente perequative e di riallineamento della procedura in esame, specificando quali sono state le operazioni compiute e i dati utilizzati, al fine di consentire al contribuente il controllo e la difesa, in fatto e in diritto, anche rispetto alla fase applicativa della revisione per microzone).
6.2. Come emerge dall’accertamento dei giudici di merito, il mutamento di classamento degli immobili in esame è avvenuto ai sensi dell’art. 1, comma 335, della legge n. 311 del 2004, nell’ambito di una revisione dei parametri catastali della microzona in cui gli immobili sono situati, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra il valore commerciale ed il valore catastale in tale microzona rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme RAGIONE_SOCIALE microzone comunali.
Secondo l’art. 2, comma 1, del d.P.R. n. 138 del 1998, la microzona è una porzione del territorio comunale che presenta omogeneità nei caratteri di posizione, urbanistici, storico-ambientali, socioeconomici, nonché nella dotazione dei servizi e infrastrutture urbane: in ciascuna microzona si presume che le unità immobiliari siano uniformi per caratteristiche tipologiche, epoca di costruzione e destinazione prevalente. La ragione giustificativa del mutamento di
rendita ex art. 1, comma 335, della legge n. 311 del 2004 non è la mera evoluzione del mercato immobiliare, né la mera richiesta del Comune, bensì l’accertamento di una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona, attraverso le procedure previste dall’art. 1, comma 339, della legge n. 311 del 2004, ed elaborate con la determinazione direttoriale del 16 febbraio 2005 (G.U. del 18 febbraio 2005 n. 40), cui sono allegate le linee guida definite con il concorso RAGIONE_SOCIALE autonomie locali. Questo peculiare strumento ha superato il vaglio di legittimità costituzionale: la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 249 del 2017, ha, infatti, ritenuto non irragionevole la scelta fatta dal legislatore di consentire una revisione del classamento per microzone, in quanto basata sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene, tanto che il fattore posizionale già costituisce una RAGIONE_SOCIALE voci prese in considerazione dal sistema catastale in generale. La modifica del valore degli immobili presenti in una determinata microzona ha una indubbia ricaduta sulla rendita catastale ed il conseguente adeguamento, in presenza di un’accresciuta capacità contributiva, mira ad eliminare una sperequazione a livello impositivo. Posta la legittimità dello strumento in generale, se ne impone tuttavia un corretto utilizzo, che non può prescindere da un’adeguata valutazione, caso per caso, del singolo immobile, oggetto di riclassificazione. Non è sufficiente il rispetto dei criteri generali previsti astrattamente dalla norma, richiedendosi che l’attribuzione della nuova rendita venga contestualizzata in riferimento alle singole unità immobiliari. Ciò si riflette sull’onere motivazionale, che deve adeguarsi alle esigenze di concretezza e di analiticità, per cui non può ritenersi adeguata una motivazione standardizzata, applicata indistintamente, che si limiti a richiamare i presupposti normativi in modo assertivo.
6.3. Questa Corte ha ripetutamente affermato che, in tema di estimo catastale, qualora il nuovo classamento sia stato adottato ai sensi dell’art. 1, comma 335, della legge n. 311 del 2004, nell’ambito di una revisione parziale dei parametri della microzona nella quale l’immobile è situato, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme RAGIONE_SOCIALE microzone comunali, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento ai suddetti parametri di legge ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, allorché da questi ultimi non siano evincibili gli elementi (come la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato) che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento, esigendosi che detto obbligo motivazionale sia assolto in maniera rigorosa in modo che il contribuente sia posto in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento, avente carattere “diffuso” ( ex plurimis : Cass., 17 febbraio 2015, n. 3156; Cass. 21 giugno 2018, n. 3156; Cass. 26 settembre 2018, n. 23129; Cass., 2 novembre 2018, n. 28035; Cass. 5 novembre 2018, n. 28076; Cass. 8 aprile 2019, n. 9770; Cass. 30 dicembre 2019, n. 34603; Cass. 23 gennaio 2020, n. 1543; Cass., 11 marzo 2020, n. 6867; Cass. 1° febbraio 2021, nn. 2200 e 2201; Cass., Sez. 1° aprile 2021, n. 9095; Cass. 7 aprile 2021, n. 9303; Cass., Sez. 6^-5, 23 novembre 2021, nn. 36217 e 36218). In applicazione dei suindicati principi, che si devono confermare in questa sede, non può dunque ritenersi sufficientemente motivato il provvedimento di diverso classamento che faccia esclusivamente riferimento al suddetto rapporto di scostamento senza esplicitare gli elementi che in concreto lo hanno determinato, che non possono prescindere da quelli indicati dall’art. 8 del d.P.R. n. 138 del 1998 (qualità urbana
ed ambientale della microzona nonché caratteristiche edilizie dell’unità medesima e del fabbricato che la comprende): ciò al duplice fine di consentire, da un lato, al contribuente di individuare agevolmente il presupposto dell’operata riclassificazione ed approntare le consequenziali difese, e, dall’altro, per delimitare, in riferimento a dette ragioni, l’oggetto dell’eventuale successivo contenzioso, essendo precluso all’amministrazione finanziaria di addurre, in giudizio, cause diverse rispetto a quelle enunciate nell’atto ( ex plurimis : Cass., 17 febbraio 2015, n. 3156; Cass., 21 giugno 2018, n. 16378; Cass. , 26 settembre 2018, n. 23129; Cass., Sez. 8 aprile 2019, n. 9770; Cass., Sez. 23 luglio 2019, n. 19810; Cass., 11 marzo 2020, n. 6867; Cass., 1 febbraio 2021, nn. 2200 e 2201; Cass. 1° aprile 2021, n. 9095; Cass., Sez. 7 aprile 2021, n. 9303; Cass., Sez. 23 novembre 2021, nn. 36217 e 36218). In particolare, non può ritenersi sufficiente, ai fini dell’adempimento dell’obbligo motivazionale, il riferi mento alla microzona ed alle sue caratteristiche come indistintamente individuate: quanto ai casi in cui è disposto un mutamento di categoria dell’immobile, perché la mera collocazione nella microzona non incide sulla destinazione funzionale dell’immobile che condiziona l’attribuzione della categoria; quanto ai mutamenti di classe perché, se è vero che l’attribuzione di una determinata classe è indubbiamente correlata alla qualità urbana del contesto in cui l’immobile è inserito (infrastrutture, servizi, ecc.) e alla qualità ambientale (pregio o degrado dei caratteri paesaggistici e naturalistici) della zona di mercato immobiliare in cui l’unità stessa è situata, tali caratteristiche generali vanno, sempre, individuate in concreto in riferimento alla specifica porzione di territorio in cui si inserisce la revisione, individuando gli effettivi interventi urbanistici e le attività realmente incidenti sulla migliore qualità dell’utilizzo degli immobili della zona. Peraltro, oltre al fattore posizionale, ai fini valutativi rileva anche il fattore edilizio, per cui non è possibile prescindere dalle
caratteristiche edilizie specifiche della singola unità e del fabbricato che la comprende (l’esposizione, il grado di rifinitura, lo stato di conservazione, l’anno di costruzione, ecc.), non essendo sostenibile che tutti gli immobili di una stessa zona abbiano necessariamente la medesima classe (v., in questo senso, in motivazione Cass. 24 agosto 2022, n. 25201, a superamento del precedente costituito da Cass. 19 ottobre 2016, n. 21176 secondo cui la revisione del classamento ex art. 1, comma 335, della Legge 30 dicembre 2004 n. 311 non deve ritenersi condizionata alle specifiche tecniche dell’unità immobiliare, bensì esclusivamente ai parametri relativi alla microzona di appartenenza, salva la possibilità di prova contraria). La soluzione interpretativa che privilegia una maggiore estensione degli obblighi motivazionali risulta, infatti, l’unica adeguata alle successive indicazioni ermeneutiche fornite dalla Corte Costituzionale che, con la richiamata pronuncia n. 249 del 2017, se da un lato ha affermato che «la scelta fatta dal legislatore con il censurato comma 335 non presenta profili di irragionevolezza la decisione di operare una revisione del classamento per microzone si basa sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene», nello stesso tempo ha evidenziato che «la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento». Il giudice RAGIONE_SOCIALE leggi ha così individuato nell’obbligo di motivazione rigorosa un elemento dirimente e qualificante ai fini della legittimità dell’operazione dal carattere “diffuso”, escludendo che tale
legittimità potesse affermarsi in via presuntiva: tale requisito va, dunque, soddisfatto ex ante, senza che sia sufficiente la mera possibilità del contribuente di fornire prova contraria in sede contenziosa.
In conclusione, alla luce RAGIONE_SOCIALE considerazioni di cui sopra, il primo motivo del ricorso deve essere accolto (con assorbimento dei restanti) e, conseguentemente, la sentenza impugnata deve essere cassata.
Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito e l’originario ricorso deve essere accolto; nella sentenza di merito è stato, difatti, accertato che l’avviso impugnato è stato motivato solo ed esclusivamente con l’indicazione del presupposto normativo (art. 1, comma 335, della legge n. 311 del 2004), del procedimento seguito, e dello scostamento, superiore al 35%, tra valore catastale e valore di mercato medio nella microzona di appartenenza ovvero con esclusivo riferimento al fattore posizionale, senza alcun riferimento alle caratteristiche edilizie specifiche della singola unità e del fabbricato che la comprende (l’esposizione, il grado di rifinitura, lo stato di conservazione, l’anno di costruzione, ecc.).
In considerazione RAGIONE_SOCIALE antinomie, ed oscillazioni, emerse negli orientamenti giurisprudenziali, col progressivo consolidarsi in corso di giudizio della pertinente giurisprudenza della Corte, le spese dell’intero giudizio vanno compensate tra le parti .
P.Q.M.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti i rimanenti motivi; cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie l’originario ricorso della contribuente; compensa le spese di merito e di legittimità.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Tributaria, in data 14 ottobre 2025
Il Presidente
(Liberato Paolitto)