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Rendita catastale: onere della prova per gli imbullonati

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17045/2024, ha stabilito che in tema di rideterminazione della rendita catastale, spetta al contribuente l’onere di provare quali specifici componenti produttivi, i cosiddetti ‘imbullonati’, erano inclusi nella stima originaria e devono essere ora esclusi secondo la normativa sopravvenuta (L. 208/2015). La Corte ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che non aveva fornito tale prova specifica, limitandosi a rivendicare un generico diritto alla revisione della rendita.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Rendita Catastale: L’Onere della Prova per gli ‘Imbullonati’ è del Contribuente

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale sulla rideterminazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale, in particolare riguardo all’esclusione dei cosiddetti ‘imbullonati’. La decisione sottolinea come l’onere di dimostrare quali elementi debbano essere scorporati dalla stima ricada interamente sul contribuente. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante pronuncia.

Il Fatto: La Richiesta di Revisione della Rendita Catastale

Il caso nasce dal ricorso di un noto istituto di credito contro un avviso di accertamento emesso dall’Amministrazione Finanziaria. L’istituto aveva presentato una dichiarazione Docfa per un suo immobile, proponendo una rendita catastale significativamente ridotta (da circa 155.000 euro a circa 77.000 euro). La richiesta si basava sulla Legge di Stabilità 2016 (L. n. 208/2015), che ha modificato i criteri di stima, escludendo dal calcolo macchinari, impianti e attrezzature funzionali al processo produttivo.

L’Amministrazione Finanziaria, tuttavia, ha respinto la nuova rendita proposta, ripristinando quella precedentemente accertata. Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale hanno dato ragione all’ente impositore, spingendo la società a ricorrere in Cassazione.

La Normativa Sugli ‘Imbullonati’ e l’Onere della Prova

Il cuore della questione risiede nell’interpretazione dell’art. 1, commi 21 e 22, della L. n. 208/2015. Questa norma stabilisce che, a partire dal 1° gennaio 2016, la determinazione della rendita catastale per gli immobili dei gruppi D ed E deve essere effettuata tenendo conto solo del suolo, delle costruzioni e degli elementi strutturalmente connessi che ne aumentano la qualità e l’utilità. Sono esplicitamente esclusi ‘macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo’.

La legge ha quindi introdotto la possibilità per i proprietari di immobili già censiti di presentare un atto di aggiornamento (una nuova Docfa) per ricalcolare la rendita secondo i nuovi criteri. Tuttavia, come sottolineato dalla Corte, questa facoltà non è un diritto incondizionato, ma è legata a un preciso onere probatorio.

La Decisione della Cassazione sulla Rendita Catastale

La Suprema Corte ha respinto entrambi i motivi del ricorso, ritenendoli infondati. I giudici hanno chiarito che, sebbene il contribuente abbia il diritto di chiedere una modifica della rendita quando la situazione di fatto o di diritto è cambiata, deve anche fornire la prova delle circostanze che giustificano tale modifica.

Nel caso specifico, l’istituto di credito non ha mai specificato quali componenti (macchinari, impianti, ecc.) fossero stati inclusi nella stima originale e che, secondo la nuova legge, avrebbero dovuto essere scorporati. La società si è limitata a rivendicare un generico diritto alla rideterminazione, presentando una perizia tecnica che, peraltro, i giudici di merito avevano già ritenuto inattendibile per via di palesi incongruenze.

Le Motivazioni della Corte

La Corte ha applicato il principio consolidato secondo cui, in tema di classamento catastale, l’onere della prova è a carico del contribuente che intende modificare una situazione già accertata. Quando si presenta una nuova Docfa per l’applicazione della L. n. 208/2015, non è sufficiente proporre una nuova rendita. È necessario indicare in modo analitico e specifico quali elementi, precedentemente computati, debbano ora essere esclusi perché qualificabili come ‘imbullonati’.

In assenza di questa prova, l’Amministrazione Finanziaria ha legittimamente respinto la variazione, in quanto la richiesta del contribuente risultava priva di fondamento. Il provvedimento impugnato, secondo la Corte, ha correttamente applicato la normativa e il connesso regime probatorio.

Conclusioni e Principio di Diritto

L’ordinanza si conclude con l’elaborazione di un chiaro principio di diritto: ‘In tema di classamento catastale, ove il contribuente presenti, successivamente ad una prima Docfa, una nuova dichiarazione, ai sensi dell’art. 1, comma 22, l. n. 208/2015, e l’Amministrazione provveda alla rettifica della rendita proposta, nella controversia riguardante la verifica dell’attendibilità del provvedimento di classamento, incombe sul contribuente l’onere di indicare i componenti produttivi da non ricomprendere nella nuova rideterminazione che erano stati, invece, originariamente ricompresi’.

Questa pronuncia rafforza la necessità per le imprese di preparare con estrema cura le istanze di aggiornamento catastale, corredandole di perizie dettagliate e prove documentali che identifichino senza ambiguità gli elementi da scorporare, per evitare il rigetto da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

A chi spetta l’onere della prova nella richiesta di riduzione della rendita catastale per esclusione degli ‘imbullonati’?
Secondo la Corte di Cassazione, l’onere della prova spetta interamente al contribuente. Egli deve dimostrare quali specifici macchinari e impianti, inclusi nella stima originaria, debbano essere esclusi in base alla nuova normativa (L. n. 208/2015).

È sufficiente presentare una nuova dichiarazione Docfa per ottenere la riduzione della rendita catastale?
No, non è sufficiente. La sola presentazione di una nuova dichiarazione con una rendita inferiore non è abbastanza. Il contribuente deve fondare la sua richiesta su elementi specifici e prove concrete, indicando analiticamente quali componenti produttivi erano stati erroneamente inclusi nella precedente valutazione.

Qual è il principio di diritto stabilito dalla Corte in questa ordinanza?
Il principio stabilito è che, in caso di controversia sulla rettifica di una rendita proposta con una nuova Docfa ai sensi della L. n. 208/2015, è onere del contribuente indicare i componenti produttivi che, pur essendo stati inclusi nella stima originale, devono essere esclusi dalla nuova rideterminazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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