LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Regime IVA per cassa: scelta vincolante, no mix

Una società ha applicato contemporaneamente il regime IVA per cassa e quello ordinario. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19799/2024, ha stabilito che tale comportamento è errato. L’opzione per il regime IVA per cassa, anche se desunta da un comportamento concludente, deve essere inequivocabile e applicata a tutte le operazioni del periodo d’imposta, escludendo la possibilità di un utilizzo misto.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Regime IVA per cassa: la Cassazione ribadisce il divieto di utilizzo misto

L’opzione per il regime IVA per cassa è una scelta che, una volta effettuata, vincola l’impresa per l’intero periodo d’imposta e per tutte le operazioni. Non è possibile applicare in modo promiscuo questo regime e quello ordinario per competenza. Questo è il principio cardine ribadito dalla Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, con la recente ordinanza n. 19799 del 17 luglio 2024, che chiarisce la natura vincolante e totalizzante di tale opzione fiscale.

I fatti del caso: l’uso promiscuo dei regimi IVA

Il caso ha origine da un accertamento dell’Agenzia delle Entrate nei confronti di una società a responsabilità limitata. L’amministrazione finanziaria contestava all’impresa l’utilizzo simultaneo, per i periodi d’imposta 2013 e 2014, sia del regime di esigibilità immediata dell’IVA (regime ordinario o per competenza) sia di quello con esigibilità differita (regime per cassa). In pratica, la società registrava alcune fatture di vendita con IVA immediatamente esigibile e altre con IVA sospesa, da versare solo al momento dell’incasso.

L’Agenzia delle Entrate, ritenendo illegittimo questo comportamento, ha disconosciuto l’applicazione del regime per cassa e ha irrogato sanzioni per la violazione degli obblighi di registrazione e per l’infedeltà delle dichiarazioni IVA.

Mentre la Commissione Tributaria Provinciale aveva dato ragione all’Ufficio, quella Regionale aveva parzialmente accolto l’appello della società, ritenendo che la condotta non avesse causato un danno all’erario e dovesse essere sanzionata in modo più lieve. L’Agenzia ha quindi proposto ricorso in Cassazione.

La decisione della Corte e il funzionamento del regime IVA per cassa

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza di secondo grado e riaffermando un principio fondamentale: l’opzione per il regime IVA per cassa, disciplinato dall’art. 32-bis del D.L. n. 83/2012, è una scelta di sistema. Sebbene l’opzione possa essere esercitata anche tramite un “comportamento concludente” – ossia attraverso le concrete modalità di tenuta della contabilità – tale comportamento deve essere inequivocabile.

La Corte ha stabilito che l’applicazione contemporanea di entrambi i regimi IVA (cassa e competenza) per operazioni della stessa natura nello stesso periodo d’imposta crea un comportamento equivoco. Questa ambiguità non permette di individuare con certezza la volontà del contribuente di optare per il regime speciale. Di conseguenza, l’opzione per il regime per cassa deve considerarsi come mai esercitata, con l’obbligo per il contribuente di applicare il regime ordinario a tutte le operazioni.

Le motivazioni della Corte

La decisione si fonda sulla natura stessa del regime IVA per cassa. Questo regime, introdotto in attuazione di direttive europee a sostegno delle piccole e medie imprese, è facoltativo. Tuttavia, una volta che il contribuente sceglie di avvalersene, perde la facoltà di decidere operazione per operazione quale regime applicare. È obbligato, per l’intero anno, ad assoggettare tutte le operazioni attive e passive (rientranti nel campo di applicazione) al regime prescelto.

Il comportamento del contribuente, che registrava fatture secondo entrambi i criteri, è stato giudicato “del tutto equivoco” perché non consentiva di identificare una scelta chiara e coerente. La possibilità di desumere l’opzione da un comportamento concludente, prevista dalla normativa, presuppone che tale comportamento sia univoco e non contraddittorio. L’uso misto, al contrario, rende impossibile determinare quale fosse la reale intenzione del contribuente, vanificando la ratio della norma che richiede una scelta di campo netta.

Conclusioni: implicazioni pratiche per le imprese

L’ordinanza della Cassazione ha importanti implicazioni pratiche per le imprese che intendono avvalersi del regime IVA per cassa. La sentenza chiarisce in modo definitivo che non è ammessa alcuna forma di “cherry-picking”, ovvero la selezione delle operazioni più convenienti da assoggettare al regime di cassa, lasciando le altre nel regime ordinario.

Le aziende devono quindi essere consapevoli che la scelta per questo regime agevolativo comporta un impegno totale per l’intero periodo d’imposta. Una gestione contabile non coerente o mista non solo porta al disconoscimento del regime speciale, ma espone anche al rischio di sanzioni per errata liquidazione e registrazione dell’imposta, con la conseguente necessità di ricalcolare l’IVA dovuta secondo le regole ordinarie di competenza.

È possibile utilizzare contemporaneamente il regime IVA per cassa e quello ordinario nello stesso periodo d’imposta?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che l’opzione per il regime IVA per cassa è vincolante per tutte le operazioni del periodo. L’uso contemporaneo di entrambi i regimi è considerato un comportamento equivoco che invalida l’opzione stessa.

Come si esercita l’opzione per il regime IVA per cassa?
L’opzione può essere espressa formalmente nella dichiarazione IVA annuale oppure desunta dal cosiddetto “comportamento concludente” del contribuente, come le modalità di tenuta delle scritture contabili. Tuttavia, tale comportamento deve essere inequivocabile e coerente.

Cosa succede se un contribuente applica erroneamente entrambi i regimi IVA?
L’opzione per il regime IVA per cassa viene disconosciuta dall’amministrazione finanziaria. Di conseguenza, tutte le operazioni si considerano soggette al regime ordinario (per competenza), e il contribuente è esposto a sanzioni per l’errata liquidazione e registrazione dell’IVA.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati