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Reddito fondiario: chi paga le tasse sulla locazione?

La Corte di Cassazione ha stabilito che il reddito fondiario non può essere imputato a un soggetto che, pur avendo stipulato un contratto di locazione e percepito i canoni, non sia titolare di un diritto reale sull’immobile. Nel caso di specie, un contribuente aveva locato un appartamento di proprietà della figlia. L’Agenzia delle Entrate aveva contestato l’omessa dichiarazione di tali canoni come reddito da fabbricati. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente, chiarendo che, ai sensi dell’art. 26 del TUIR, il presupposto per la tassazione fondiaria è la titolarità della proprietà, dell’usufrutto o di altro diritto reale, non la mera disponibilità di fatto del bene.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Reddito fondiario: la tassazione spetta solo al proprietario?

Il concetto di reddito fondiario è al centro di una recente e significativa ordinanza della Corte di Cassazione. La questione affrontata riguarda l’imputazione fiscale dei canoni di locazione percepiti da un soggetto che, pur agendo come locatore, non risulta essere il proprietario dell’immobile né il titolare di altri diritti reali su di esso.

Il caso: locazione di immobile altrui

La vicenda trae origine da un avviso di accertamento emesso dall’amministrazione finanziaria nei confronti di un contribuente. Quest’ultimo aveva stipulato un contratto di locazione per un immobile di proprietà della figlia, registrando l’atto a proprio nome e incassando materialmente i canoni. L’Agenzia delle Entrate considerava tali somme come reddito da fabbricati non dichiarato, richiedendo il pagamento delle relative imposte Irpef.

Inizialmente, la Commissione Tributaria Provinciale aveva dato ragione al contribuente, ma la decisione era stata ribaltata in appello. I giudici regionali avevano ritenuto che l’imputabilità del reddito derivasse dal fatto che il contratto fosse stato concluso in proprio nome e per proprio conto, con effettivo incasso delle somme.

La disciplina del reddito fondiario nel TUIR

La Corte di Cassazione ha ribaltato l’orientamento dei giudici di appello, richiamando la corretta interpretazione dell’articolo 26 del TUIR. Secondo la norma, i redditi fondiari concorrono a formare il reddito complessivo dei soggetti che possiedono gli immobili a titolo di proprietà, enfiteusi, usufrutto o altro diritto reale.

Questa definizione è tassativa: non è possibile estendere la categoria del reddito fondiario a chi detiene l’immobile per ragioni diverse dalla titolarità di un diritto reale. La percezione effettiva dei canoni, se slegata dalla proprietà o da un diritto reale, non è sufficiente a qualificare quel provento come reddito da fabbricati ai fini fiscali.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sulla natura presuntiva del reddito fondiario, che il legislatore lega indissolubilmente alla titolarità di un diritto reale sul bene censito in catasto. La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il reddito derivante dalla locazione può considerarsi fondiario esclusivamente se la parte locatrice dispone del possesso del bene in quanto proprietaria o usufruttuaria. La dizione testuale dell’art. 26 TUIR è considerata inequivocabile e non permette interpretazioni estensive. Pertanto, la possibilità di tassare un reddito effettivo (i canoni) in deroga al reddito catastale presuppone comunque che la locazione sia riferibile a un soggetto titolare di uno dei diritti reali indicati dalla legge. Non può quindi essere compreso tra i redditi da fabbricato quello derivante da una locazione stipulata da chi non vanta alcun diritto reale sul bene.

Le conclusioni

Le conclusioni dei giudici di legittimità portano all’annullamento della pretesa tributaria nei confronti del locatore non proprietario. Poiché era pacifico che il contribuente non fosse titolare di alcun diritto reale sull’immobile locato, i canoni percepiti non potevano essere assoggettati a imposta come reddito fondiario. Questa sentenza riafferma un principio fondamentale di legalità tributaria: l’amministrazione non può creare nuove fattispecie impositive o estendere quelle esistenti oltre i limiti definiti dal legislatore. Per i contribuenti, ciò significa che la gestione di affari altrui o la locazione di beni di familiari deve essere attentamente valutata sotto il profilo della corretta imputazione fiscale, distinguendo tra chi percepisce il reddito e chi è legalmente tenuto a dichiararlo in base alla titolarità del bene.

Chi è obbligato a dichiarare il reddito fondiario di un immobile locato?
L’obbligo ricade esclusivamente sul proprietario o sul titolare di un diritto reale, come l’usufrutto, indipendentemente da chi firma materialmente il contratto.

Cosa accade se un genitore affitta l’appartamento del figlio a proprio nome?
Sebbene il genitore incassi i canoni, questi non costituiscono reddito fondiario per lui, poiché manca la titolarità di un diritto reale sul bene.

L’Agenzia delle Entrate può tassare il locatore non proprietario per redditi da fabbricati?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che senza la titolarità di un diritto reale non sussiste il presupposto per l’imposizione del reddito fondiario.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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