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Rappresentanza Agenzia Entrate e avvocati esterni

Una contribuente contesta un fermo amministrativo per un bollo auto non pagato, sollevando dubbi sulla Rappresentanza Agenzia Entrate in giudizio, sulla prescrizione del debito e sul principio del ‘ne bis in idem’. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l’Agenzia può legittimamente avvalersi di avvocati esterni e che, nel caso specifico, il credito non era prescritto.

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Pubblicato il 25 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Rappresentanza Agenzia Entrate: Legittimo l’Uso di Avvocati Esterni

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce importanti aspetti sulla Rappresentanza Agenzia Entrate in giudizio, sulla prescrizione dei crediti tributari e sul principio del ne bis in idem. La Suprema Corte ha stabilito che la scelta dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione di farsi assistere da avvocati del libero foro è pienamente legittima, rigettando le eccezioni di una contribuente che contestava un fermo amministrativo.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine dalla notifica di un preavviso di fermo amministrativo a una contribuente per il mancato pagamento di una cartella esattoriale relativa al bollo auto dell’anno 2015, per un importo di 367,95 euro. La contribuente ha impugnato l’atto, ma sia la Commissione Tributaria Provinciale che la Corte di Giustizia Tributaria di II grado hanno rigettato le sue richieste. Di conseguenza, la contribuente ha presentato ricorso in Cassazione, basandolo su quattro motivi principali.

I Motivi del Ricorso: Focus sulla Rappresentanza Agenzia Entrate

La ricorrente ha lamentato diverse violazioni di legge, tra cui:

1. Nullità della sentenza per error in procedendo: Il motivo principale contestava la costituzione in giudizio dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Secondo la contribuente, l’Agenzia avrebbe dovuto essere rappresentata dai propri dipendenti o dall’Avvocatura Generale dello Stato. L’utilizzo di un avvocato esterno, a suo dire, sarebbe ammesso solo in via residuale e con una specifica delibera motivata, che nel caso di specie mancava.
2. Violazione delle norme sulla prescrizione: Sosteneva che il credito per il bollo auto, soggetto a prescrizione triennale, si fosse già estinto e che la notifica del preavviso di fermo non fosse idonea a convertire il termine di prescrizione in quello ordinario decennale.
3. Violazione del principio del ne bis in idem: La contribuente asseriva che la pretesa tributaria fosse stata duplicata, in violazione del divieto di essere tassati due volte per lo stesso presupposto.
4. Responsabilità aggravata: Infine, richiedeva un risarcimento del danno morale per il comportamento, a suo dire, negligente e temerario dell’Agenzia.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso, fornendo importanti chiarimenti su ciascuno dei motivi sollevati.

Sul punto cruciale della Rappresentanza Agenzia Entrate, i giudici hanno dichiarato la doglianza inammissibile. Richiamando un orientamento consolidato delle Sezioni Unite, hanno affermato che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può scegliere liberamente tra l’Avvocatura dello Stato e avvocati esterni per la propria difesa in giudizio. Questa facoltà non richiede formalità particolari né una delibera specifica, specialmente nei giudizi davanti alle commissioni tributarie. La scelta di avvalersi di un avvocato del libero foro implica la sussistenza dei presupposti di legge, senza che sia necessario fornire ulteriori prove.

Per quanto riguarda la prescrizione, la Corte ha osservato che il termine triennale non era decorso né al momento della notifica della cartella esattoriale (nel 2018 per il bollo del 2015), né al momento della successiva notifica del preavviso di fermo (nel 2019). Di conseguenza, il motivo è stato ritenuto infondato.

Anche l’eccezione basata sul principio del ne bis in idem è stata respinta. La Corte ha sottolineato che la contribuente non aveva fornito prova della pendenza di altri giudizi sulla stessa pretesa. Inoltre, la norma invocata (art. 9-bis L. 212/2000) si applica alla fase di accertamento del tributo e non a quella di riscossione, oggetto del contendere.

Infine, essendo stati rigettati i motivi principali, la richiesta di risarcimento per responsabilità aggravata è stata assorbita, in quanto priva di fondamento.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame consolida un importante principio: l’Agenzia delle Entrate-Riscossione gode di ampia discrezionalità nella scelta del proprio difensore, potendo avvalersi legittimamente di avvocati del libero foro senza dover sottostare a particolari oneri formali. La decisione ribadisce inoltre la necessità per il contribuente di fornire prove concrete a sostegno delle proprie eccezioni, come quelle relative alla prescrizione o alla duplicazione della pretesa tributaria. Per i contribuenti, ciò significa che contestare la validità della costituzione in giudizio dell’Agenzia su queste basi ha scarse probabilità di successo, essendo un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato.

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione può farsi difendere in giudizio da un avvocato del libero foro?
Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che l’Agenzia può scegliere liberamente di farsi rappresentare e difendere dall’Avvocatura dello Stato o da avvocati esterni, e tale scelta non necessita di formalità particolari o di una delibera motivata, specialmente nei giudizi tributari.

La mancata opposizione a una cartella esattoriale impedisce di contestare la prescrizione del credito in un momento successivo?
No. La sentenza chiarisce che la mancata opposizione alla cartella non impedisce al contribuente di far valere successivamente l’eventuale estinzione del credito per prescrizione.

Il principio del ne bis in idem si applica anche alla fase di riscossione dei tributi?
No. La Corte ha specificato che la norma invocata dalla ricorrente (art. 9-bis L. 212/2000) si riferisce alla fase di accertamento del tributo (l’azione con cui l’amministrazione determina l’imposta dovuta) e non a quella di riscossione (l’azione per recuperare il credito già accertato), che era l’oggetto del caso di specie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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