Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 34325 Anno 2025
Civile Ord. Sez. 5 Num. 34325 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 28/12/2025
ORDINANZA
Sul ricorso n. 1703-2024, proposto da:
RAGIONE_SOCIALE , cf 06363391001, in persona del Direttore p.t., rappresentata e difesa dall ‘Avvocatura Generale dello Stato –
Ricorrente
CONTRO
RAGIONE_SOCIALE, P_IVA, in persona del suo legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’AVV_NOTAIO –
Controricorrente avverso la sentenza n. 4715/2023 della Corte di giustizia di II grado della
Campania, depositata il 31.07.2023;
udita la relazione della causa svolta dal AVV_NOTAIO nell’ adunanza camerale del 28 maggio 2025;
FATTI DI CAUSA
Dalla sentenza si evince che, a seguito di verifica eseguita dalla GdF, l’RAGIONE_SOCIALE notificò alla società l’avviso d’accertamento, relativo anno 2016, con il quale pretese maggiori imposte, ai fini Ires, Irap e Iva,
Accertamento
–
Fatture
pro-forma – Prova
per redditi non dichiarati e costi non deducibili perché non inerenti. L’accertamento era fondato sul riscontro di fatture pro forma per merci vendute all’estero, anche extra UE, fatture i cui importi furono assunti per gli effettivi ricavi rispetto alle minori somme dichiarate nelle fatture fiscali. L ‘ Erario assumeva di aver riscontrato la frequente emissione di fatture pro forma, seguite da quelle emesse ai fini fiscali, la cui finalità era dunque quella di nascondere l’effettivo importo RAGIONE_SOCIALE operazioni negoziate. Furono inoltre contestati costi non inerenti, pertanto recuperati ad imponibile.
Seguì il contenzioso, promosso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Caserta, che con sentenza n. 1050/2022 accolse parzialmente il ricorso, rigettato solo per i costi, motivando la decisione sulla base RAGIONE_SOCIALE controprove allegate dalla contribuente.
La Corte di giustizia di II grado della Campania ha confermato la sentenza, così rigettando l’appello erariale.
Il giudice d’appello ha ritenuto che l’Ade non avrebbe allegato elementi presuntivi sufficienti a superare le osservazioni formulate dal contribuente.
L’Ufficio ha chiesto la cassazione della pronuncia sulla base di un unico motivo, cui ha resistito la società con controricorso, ulteriormente illustrato da memoria depositata tempestivamente.
All’esito dell’adunanza camerale del 28 maggio 2025 la causa è stata decisa.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Con l’unico motivo l’RAGIONE_SOCIALE ha lamentato la «violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2697, 2727 e 2729 c.c., in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.». Nello specifico ha rilevato che la Corte di II grado avrebbe svalutato la presunzione, ancorché unica, ma particolarmente grave e precisa, offerta dall’ufficio a supporto RAGIONE_SOCIALE contestazioni elevate nei confronti della società verificata in ordine all’occ ultamento di una parte dei ricavi derivanti dalla vendita di merce a clienti esteri. Con tale censura l’ufficio ha dunque lamentato i l malgoverno RAGIONE_SOCIALE prove presuntive.
Sulle modalità di utilizzo e valorizzazione RAGIONE_SOCIALE prove presuntive deve innanzitutto ribadirsi che compete alla Corte di cassazione, nell’esercizio
della funzione nomofilattica, il controllo della corretta applicazione dei principi contenuti nell’art. 2729 c.c. alla fattispecie concreta, poiché se è devoluto al giudice di merito la valutazione della ricorrenza dei requisiti enucleabili dagli artt. 2727 e 2729 c.c. per valorizzare gli elementi di fatto quale fonte di presunzione, tale giudizio è soggetto al controllo di legittimità se risulti che, nel violare i criteri giuridici in tema di formazione della prova critica, il giudice non abbia fatto buon uso del materiale indiziario disponibile, negando o attribuendo valore a singoli elementi, senza una valutazione di sintesi (Cass., 26 gennaio 2007, n. 1715; 5 maggio 2017, n. 10973; 15 novembre 2021, n. 34248; cfr. anche, 13 ottobre 2005, n. 19984). Peral tro, ai fini dell’utilizzo degli indizi, mentre la gravità, precisione e concordanza degli stessi permette di acquisire una prova presuntiva, che, anche sola, è sufficiente nel processo tributario a sostenere i fatti fiscalmente rilevanti accertati dalla amministrazione (Cass., 8 aprile 2009, n. 8484; 15 gennaio 2014, n. 656; 26 settembre 2018, n. 23153; 28 aprile 2021, n. 11162), quando manca tale convergenza qualificante è necessario disporre di ulteriori elementi per la costituzione della prova.
La giurisprudenza di legittimità ha comunque tracciato il corretto procedimento logico che il giudice di merito deve seguire nella valutazione degli indizi, in particolare affermando che la gravità, precisione e concordanza richiesti dalla legge vanno ricavati dal loro complessivo esame, in un giudizio globale e non atomistico di essi (ciascuno dei quali può essere insufficiente), ancorché preceduto dalla considerazione di ognuno per individuare quelli significativi, perché è necessaria la loro collocazione in un contesto articolato, nel quale un indizio rafforza e ad un tempo trae vigore dall’altro in vicendevole completamento ( ex multis , cfr. Cass., 16 maggio 2017, n. 12002; 12 aprile 2018, n. 9059; 25 ottobre 2019, n. 27410; 27 marzo 2025, n. 8115). Ciò che pertanto rileva, in base a deduzioni logiche di ragionevole probabilità, non necessariamente certe, è che dalla valutazione complessiva emerga la sufficienza degli indizi a supportare la presunzione semplice di fondatezza della pretesa, salvo l’ ampio diritto del contribuente a fornire la prova contraria.
Ebbene, nel caso di specie il giudice regionale, a fronte degli elementi addotti dall’RAGIONE_SOCIALE, concentrati essenzialmente sulla valorizzazione di un dato ripetuto e significativo -quello della emissione e trasmissione a clienti esteri di fatture pro-forma, con invito al pagamento di un acconto sull’importo in esse indicato, rispetto alle quali le fatture fiscali ordinarie che ne seguivano risultavano riportare sistematicamente un quantitativo di merce e di prezzi inferiori-, ha ritenuto che tale riscontro fosse privo di valore non già perché contraddetto da ulteriori elementi presuntivi di segno contrario, ma solo perché la società aveva sostenuto che l’RAGIONE_SOCIALE , per elevare le contestazioni formulate con l’atto impositivo, avrebbe potuto e dovuto espletare ulteriori e più approfondite indagini (comparazioni doganali per la verifica della merce effettivamente esportata, controlli incrociati, indagini bancarie).
Il giudice regionale, dunque non ha operato alcuna valutazione della pertinenza e forza indiziaria dei riscontri relativi alla sistematica distonia tra fatture pro-forma e fatture fiscali ordinarie indirizzate a specifici clienti, ma si è limitato a richiamare RAGIONE_SOCIALE mere considerazioni della società, reputando decisivo che a tali considerazioni, di ordine meramente valutativo (su quello che, a dire della contribuente, avrebbe dovuto accertare e non ha accertato l’amministrazione), l’RAGIONE_SOCIALE non avesse a sua volta replicato.
Emerge dunque come, nel percorso l ogico seguito dal giudice d’appello , la motivazione della sentenza non abbia tenuto conto RAGIONE_SOCIALE regole di governo RAGIONE_SOCIALE prove presuntive, così come perimetrate dalla giurisprudenza di legittimità.
Il motivo di censura è pertanto fondato e il ricorso trova accoglimento.
La sentenza va dunque cassata e il processo va rinviato alla Corte di giustizia tributaria di II grado della Campania, che, in diversa composizione, oltre che liquidare le spese del giudizio di legittimità, provvederà al riesame del ricorso d’appello, facendo applicazione dei principi di diritto dispensati in tema di governo RAGIONE_SOCIALE prove presuntive dalla giurisprudenza di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza e rinvia alla Corte di giustizia tributaria di II grado della Campania, cui demanda, in diversa composizione, anche la liquidazione RAGIONE_SOCIALE spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 28 maggio 2025
Il Presidente
NOME COGNOME