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Presunzione utili socio: l’accertamento è autonomo

La Corte di Cassazione stabilisce che l’accertamento fiscale nei confronti del socio di una società a ristretta base sociale, basato sulla presunzione di distribuzione di utili extra-bilancio, è autonomo e indipendente da quello emesso verso la società. Anche se l’atto impositivo notificato alla società è nullo (in questo caso, perché notificato dopo la sua cancellazione dal registro imprese), ciò non invalida automaticamente l’accertamento al socio. L’atto verso la società costituisce un mero ‘presupposto di fatto’ e non una ‘condizione giuridica’. Di conseguenza, spetta al socio, nel proprio giudizio, fornire la prova contraria per superare la presunzione utili socio.

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Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Presunzione Utili Socio: Perché l’Accertamento al Socio è Indipendente da Quello alla Società

Nelle società di capitali a ristretta base sociale, il fisco applica spesso una presunzione utili socio, secondo cui i maggiori ricavi non dichiarati dalla società si considerano distribuiti ai soci. Ma cosa accade se l’accertamento originario verso la società è viziato o addirittura nullo? Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: l’accertamento nei confronti del socio è autonomo e non dipende dalla definitività di quello societario. Analizziamo questa importante decisione.

I Fatti del Caso: L’Accertamento Fiscale alla Società Cancellata

La vicenda trae origine da un avviso di accertamento per l’anno 2005 notificato a una socia unica di una S.r.l. per presunto incasso di utili extra-bilancio. L’Agenzia delle Entrate aveva precedentemente condotto una verifica fiscale nei confronti della società, contestando l’indeducibilità di alcuni costi.

Tuttavia, l’avviso di accertamento era stato notificato alla società quando questa era già stata cancellata dal registro delle imprese. Di conseguenza, i giudici di merito avevano dichiarato la notifica e l’atto stesso come radicalmente nulli, se non inesistenti, per carenza di soggettività giuridica del destinatario. Basandosi su questa nullità, la socia si era opposta all’accertamento personale, sostenendo che mancasse il presupposto per la presunzione di distribuzione degli utili.

La Decisione della Corte: La Presunzione Utili Socio e l’Autonomia degli Accertamenti

Il caso è giunto in Cassazione, che ha annullato la decisione dei giudici di merito e ha rinviato la causa per un nuovo esame. La Corte ha stabilito che il giudice del rinvio ha commesso un errore interpretando in modo errato il principio di diritto precedentemente affermato dalla stessa Cassazione.

Il Principio di Diritto della Cassazione

La Suprema Corte ha chiarito che, nelle società a ristretta base partecipativa, l’accertamento nei confronti del socio è indipendente da quello svolto nei confronti della società. L’accertamento societario costituisce unicamente il presupposto di fatto, ma non la condizione giuridica dell’accertamento verso il socio.
Questo significa che l’Ufficio può legittimamente agire contro il socio per recuperare le imposte sui redditi da partecipazione che si presumono conseguiti, anche se l’accertamento verso la società non ha dato esiti, come nel caso di specie a causa della sua cancellazione.

L’Errore del Giudice di Rinvio

Il giudice del rinvio, invece di attenersi a questo principio, ha nuovamente rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate. Ha erroneamente ritenuto che, essendo nullo l’accertamento societario, non si fossero mai realizzati i presupposti per poter imputare gli utili alla socia. In pratica, ha trattato l’accertamento societario come una condizione giuridica indispensabile, contravvenendo alle indicazioni della Cassazione.

Le Motivazioni

La Cassazione ha motivato la sua decisione ribadendo la natura della presunzione utili socio. Questa presunzione legale sposta l’onere della prova sul contribuente (il socio). Non è l’amministrazione finanziaria a dover provare l’effettiva distribuzione degli utili; è il socio che, per evitare l’imposizione, deve dimostrare che tali utili non sono mai stati distribuiti, ma sono stati accantonati, reinvestiti dalla società o appropriati da terzi.
La nullità dell’accertamento societario non elimina il fatto storico che, secondo la ricostruzione del fisco, la società ha prodotto maggiori redditi. Il socio ha piena facoltà, nel proprio giudizio, di contestare nel merito tale ricostruzione, confutando non solo la distribuzione, ma anche la stessa esistenza dei maggiori ricavi in capo alla società. Il giudice del rinvio avrebbe dovuto valutare le prove fornite dalla socia per superare la presunzione, anziché fermarsi alla questione pregiudiziale della nullità dell’atto societario.

Le Conclusioni

Le conclusioni che si possono trarre da questa ordinanza sono di notevole importanza pratica. La decisione rafforza il principio di autonomia tra la posizione fiscale della società a ristretta base sociale e quella dei suoi soci. La nullità, l’annullamento o la mancata definitività di un accertamento nei confronti della società non costituiscono uno scudo automatico per il socio. Quest’ultimo dovrà sempre prepararsi a difendersi nel merito, fornendo prove concrete per vincere la presunzione di distribuzione degli utili extra-bilancio. Per le società e i soci, ciò sottolinea l’importanza di una gestione contabile trasparente e della capacità di documentare il reale destino degli utili aziendali.

L’accertamento fiscale nei confronti di una società deve essere definitivo perché si possa agire contro il socio per la presunzione di utili non dichiarati?
No. Secondo la Corte di Cassazione, l’accertamento nei confronti della società costituisce solo un ‘presupposto di fatto’ e non una ‘condizione di diritto’ per l’accertamento verso il socio. L’azione contro il socio è autonoma.

Se l’avviso di accertamento notificato a una società è nullo, cosa succede all’accertamento emesso nei confronti del socio?
L’accertamento nei confronti del socio non diventa automaticamente nullo. La nullità dell’atto societario non impedisce al Fisco di procedere contro il socio sulla base della presunzione di distribuzione degli utili, poiché i due procedimenti sono indipendenti.

Su chi ricade l’onere della prova in caso di accertamento basato sulla presunzione di distribuzione di utili extrabilancio al socio?
L’onere della prova ricade sul socio contribuente. È il socio che deve dimostrare che i maggiori ricavi accertati alla società non sono stati effettivamente distribuiti, ma, ad esempio, sono stati accantonati, reinvestiti o appropriati da altri soggetti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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