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Prescrizione sanzioni tributarie: 5 anni, non 10

Un contribuente ha impugnato una proposta di compensazione dell’Agenzia delle Entrate, sostenendo la mancata notifica della cartella di pagamento e l’avvenuta prescrizione del debito. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18022/2024, ha respinto il motivo relativo al disconoscimento delle copie prodotte dall’Agenzia ma ha accolto quello sulla prescrizione. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: la prescrizione sanzioni tributarie e degli interessi è quinquennale, non decennale. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza precedente e rinviato il caso al giudice di merito per ricalcolare il dovuto, escludendo gli importi prescritti.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Prescrizione sanzioni tributarie: la Cassazione conferma il termine di 5 anni

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale per i contribuenti: la prescrizione sanzioni tributarie e degli interessi segue un termine breve di cinque anni, e non quello ordinario di dieci. Questa decisione chiarisce i dubbi interpretativi e offre una maggiore tutela contro pretese fiscali ormai datate, anche quando vengono avanzate tramite strumenti come la proposta di compensazione.

Il caso: una proposta di compensazione e il debito contestato

Un contribuente si è visto notificare una proposta di compensazione da parte dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione. L’atto mirava a compensare un credito IRPEF del contribuente con un presunto debito derivante da una vecchia cartella di pagamento. Il cittadino ha impugnato la proposta, sollevando due questioni principali:
1. La mancata notifica della cartella di pagamento originaria.
2. In ogni caso, l’avvenuta prescrizione del debito tributario.

Nonostante le contestazioni, sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale avevano dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità della pretesa dell’Agenzia. Il contribuente ha quindi deciso di portare il caso davanti alla Corte di Cassazione.

Disconoscimento delle copie e onere della prova

Uno dei motivi di ricorso si basava sulla contestazione della conformità delle copie degli atti di notifica prodotte dall’Agenzia. Il contribuente sosteneva che, in assenza degli originali, tali copie non avessero valore probatorio.

La Cassazione ha respinto questa argomentazione, chiarendo che il disconoscimento della conformità di una copia (ex art. 2719 c.c.) non ha lo stesso effetto del disconoscimento di una scrittura privata. Il giudice, infatti, può comunque accertare la corrispondenza all’originale attraverso altri mezzi di prova, incluse le presunzioni. La valutazione delle prove, inoltre, è un’attività riservata al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Pertanto, questo motivo di ricorso è stato ritenuto infondato.

Prescrizione sanzioni tributarie: la svolta della Cassazione

Il secondo motivo di ricorso, invece, ha avuto successo. La Corte ha accolto la tesi del contribuente riguardo alla prescrizione sanzioni tributarie.

La questione centrale era la durata del termine di prescrizione applicabile a sanzioni e interessi derivanti da un debito fiscale. I giudici di merito avevano implicitamente applicato il termine decennale, ritenendo la pretesa ancora valida. La Cassazione ha corretto questa impostazione, ribadendo un principio consolidato.

Le motivazioni

La Corte ha richiamato la normativa specifica in materia. Per le sanzioni, l’art. 20, comma 3, del D.Lgs. n. 472/1997 stabilisce un termine di prescrizione di cinque anni. Per gli interessi, si applica l’art. 2948, n. 4, del Codice Civile, che prevede anch’esso un termine quinquennale per tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi.

Questi termini brevi si applicano sempre, a meno che la pretesa non sia basata su una sentenza passata in giudicato, caso in cui si applicherebbe la prescrizione decennale. Nel caso di specie, il debito derivava da una semplice cartella esattoriale. Pertanto, il termine corretto da applicare era quello quinquennale. I giudici hanno sottolineato che questo principio vale anche quando la pretesa fiscale viene esercitata tramite una proposta di compensazione, come quella prevista dall’art. 28-ter del d.p.r. n. 602 del 1973.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha respinto il primo motivo di ricorso ma ha accolto il secondo. Ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte di Giustizia di secondo grado del Lazio. Il nuovo giudice dovrà riesaminare il caso, verificando quali importi relativi a sanzioni e interessi risultino effettivamente prescritti secondo il termine quinquennale e, di conseguenza, rideterminare l’eventuale debito residuo del contribuente. Questa pronuncia rafforza la tutela del contribuente, confermando che le pretese per sanzioni e interessi non possono essere fatte valere a tempo indeterminato, ma devono rispettare i termini di prescrizione più brevi stabiliti dalla legge.

Qual è il termine di prescrizione per sanzioni e interessi tributari?
Secondo la Corte di Cassazione, il termine di prescrizione per le sanzioni tributarie è quinquennale, come previsto dall’art. 20, comma 3, del d.lgs. n. 472/1997. Anche per gli interessi si applica il termine quinquennale, in base all’art. 2948, n. 4, del codice civile.

Disconoscere la copia di un atto in giudizio ne impedisce sempre l’utilizzo come prova?
No. La Corte ha chiarito che il disconoscimento della conformità di una copia fotostatica all’originale (ex art. 2719 c.c.) non preclude al giudice la possibilità di accertarne la corrispondenza attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni. Non ha quindi lo stesso effetto preclusivo del disconoscimento di una scrittura privata.

La prescrizione quinquennale per sanzioni e interessi si applica anche a una proposta di compensazione?
Sì. La sentenza afferma che il principio della prescrizione quinquennale per sanzioni e interessi tributari si applica anche quando la pretesa impositiva viene fatta valere attraverso una proposta di compensazione, come quella prevista dall’art. 28-ter del d.p.r. n. 602 del 1973.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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