Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 19644 Anno 2025
Civile Ord. Sez. 5 Num. 19644 Anno 2025
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data pubblicazione: 16/07/2025
ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 21365/2020 R.G. proposto da :
AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato
-ricorrente-
contro
COGNOME con gli avvocati NOME COGNOME e NOME COGNOME
-controricorrente-
nonché contro
AGENZIA DELLE ENTRATE
-intimata- avverso la Sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Calabria -Sezione Distaccata di Reggio Calabria n. 4355/2019 depositata il 25/11/2019.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 18/06/2025 dal Consigliere NOME COGNOME
FATTI DI CAUSA
Con ricorso presentato alla Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Calabria, NOME COGNOME impugnava la comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria relativa a 33 cartelle esattoriali e ad un avviso di accertamento esecutivo, in relazione ai soli atti di natura tributaria. Il contribuente eccepiva la mancata notifica delle
cartelle di pagamento sottese alla comunicazione preventiva contestata; l’intervenuta prescrizione quinquennale dei tributi e delle relative componenti accessorie, anche qualora fossero state prodotte e depositate, da parte del concessionario della riscossione, le cartelle di pagamento e le relative relate di notifica; in via subordinata, la carenza di adeguata motivazione degli atti indicati nella comunicazione preventiva, con riferimento ai criteri adottati per il calcolo degli interessi e degli oneri di riscossione.
1.1. L’Agente della riscossione si costituiva in giudizio eccependo, innanzitutto, il difetto di giurisdizione del giudice tributario in relazione alla porzione del credito di natura non tributaria; la regolarità della notificazione delle cartelle prodromiche, comprovata da idonea documentazione; l’assenza di legittimazione passiva risp etto alle doglianze concernenti l’avviso di accertamento esecutivo, in quanto di competenza dell’Agenzia delle Entrate; l’inammissibilità e l’in fondatezza della censura relativa alla pretesa carenza motivazionale riguardo ai criteri di determinazione degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, anch’essa imputabile all’ente impositore; e, con riferimento all’eccepita prescrizione, l’applicabilità del termine ordinario dec ennale.
Interveniva in giudizio anche l’Agenzia delle entrate, a sostegno delle difese del concessionario.
La CTP accoglieva parzialmente il ricorso. Quindi, la Commissione regionale, con la sentenza indicata in epigrafe, accoglieva l’impugnazione, ritenendo prescritti i crediti oggetto di riscossione.
Avverso la predetta sentenza l’Agenzia delle entrate -Riscossione propone ricorso per cassazione sorretto da quattro motivi, e il contribuente resiste con controricorso.
L’Agenzia delle entrate è rimasta intimata.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo l ‘Agenzia denuncia, in relazione a ll’art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c., Nullità della sentenza per violazione
dell’art. 112 c.p.c. omessa pronuncia sulla parziale cessazione della materia del contendere.
1.1. L’ Agenzia contesta la decisione impugnata, in quanto la stessa non avrebbe esaminato l’eccezione relativa alla cessazione parziale della materia del contendere, sollevata in relazione all’annullamento automatico dei debiti di importo fino a 1.000 euro previsto dall’art. 4, comma 1, del D.L. n. 119/2018, espressamente formulata dall’agente della riscossione nelle proprie memorie illustrative depositate nel giudizio di appello.
Si evidenzia, inoltre, che detta questione non poteva essere considerata assorbita, trattandosi di un rilievo preliminare di carattere processuale, il cui esame era necessario prima di procedere a qualsiasi esame del merito dell’impugnazione.
1.2. Il motivo, ammissibile in relazione al profilo della specificità ed autosufficienza, in quanto l’Agenzia ha trascritto integralmente le relative deduzioni e ne ha indicato la collocazione topografica nel corpo degli atti del merito, è inoltre fondato, nulla avendo la CTR disposto al riguardo.
Con il secondo motivo, l’Ufficio deduce, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c., la V iolazione e l’erronea applicazione degli articoli 2946 e 2948, n. 4 c.c. .
2.1. Osserva parte ricorrente che la decisione della Commissione Tributaria Regionale sarebbe viziata per avere ritenuto prescritti i crediti oggetto delle cartelle impugnate applicando, erroneamente, il termine prescrizionale quinquennale anziché quello ordinario decennale.
2.2. Ha affermato il giudice di secondo grado che tutti i crediti tributari, in assenza di una pronuncia definitiva che ne accerti l’effettiva esigibilità e renda applicabile il termine decennale di cui all’art. 2593 c.c., si estinguerebbero per prescrizione nel termine di cinque anni. Nel caso di specie, tale termine risultava, secondo la CTR, già spirato, atteso che l’atto interruttivo della prescrizione la
comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria -era stato notificato al contribuente oltre il quinquennio rispetto alla notifica degli atti prodromici.
2.3. Afferma la ricorrente che nella presente fattispecie trova, al contrario, applicazione il termine prescrizionale ordinario decennale, la cui interruzione era tempestivamente intervenuta ad opera dell’agente della riscossione.
2.4. Infine, evidenzia che il termine decennale sarebbe applicabile all’intera pretesa iscritta a ruolo, comprensiva dell’imposta, delle sanzioni e degli interessi, in quanto componenti inscindibili del credito principale.
2.5. Il motivo è fondato, nei termini che seguono.
Le Sezioni Unite di questa Corte (v. Cass., Sez. U., 17 novembre 2016, n. 23397) hanno affermato il principio secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, si limita a produrre l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito; diversamente, tale evento non incide, né modifica il termine di prescrizione del credito oggetto della cartella, termine che in caso di tributi erariali rimane quello prescrizionale ordinario (Cass., Sez. VI, 16 dicembre 2020, n. 28846; Cass., Sez. V, 27 novembre 2020, n. 27188; Cass., Sez. V, 3 novembre 2020, n. 24278; Cass., Sez. VI, 17 dicembre 2019, n. 33266; Cass., Sez. VI, 11 dicembre 2019, n. 32308; Cass., Sez. V, 9 febbraio 2007, n. 2941), secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte.
2.6. Per quanto attiene ai tributi erariali, va fatta pertanto applicazione del termine ordinario decennale di prescrizione, richiamandosi l’indirizzo secondo cui (tra molte v. Cass. n. 12740/2020, n. 12748/2023 ed altre): ‘in tema IRPEF, IVA, IRAP ed imposta di registro, il credito erariale per la loro riscossione si prescrive nell’ordinario termine decennale assumendo rilievo, quanto all’imposta di registro, l’espresso disposto di cui all’art. 78 del d.P.R.
n. 131 del 1986 e, quanto alle altre imposte dirette, l’assenza di un’espressa previsione, con conseguente applicabilità dell’art. 2946 c.c., non potendosi applicarsi l’estinzione per decorso quinquennale prevista dall’art. 2948, comma 1, n. 4, c.c. ‘per t utto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi’, in quanto l’obbligazione tributaria, pur consistendo in una prestazione a cadenza annuale, ha carattere autonomo ed unitario ed il pagamento non è mai legato ai precedenti bensì risente di nuove ed autonome valutazione in ordine alla sussistenza dei presupposti impositivi’; e così Cass. n. 32308/19: ‘Il diritto alla riscossione dei tributi erariali (IRPEF, IRES, IRAP ed IVA), in mancanza di un’espressa disposizione di legge, si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e non nel più breve termine quinquennale, non costituendo detti crediti erariali prestazioni periodiche, ma dovendo la sussistenza dei relativi presupposti valutarsi in relazione a ciascun anno d’imposta.’
2.7. Resta invece ferma la prescrizione quinquennale per le sanzioni e gli interessi, secondo quanto previsto, rispettivamente, dall’art. 20, comma 3, del d.lgs. n. 472 del 1997 e dall’art. 2948, comma 1, n. 4, c.c. (v. Cass. n. 7486/22), così come per il diritto camerale, disciplinato dall’art. 18 della l. n. 580 del 1993 e finalizzato al finanziamento ordinario delle Camere di Commercio, che va versato con cadenza annuale ed è, pertanto, assimilabile ai tributi aventi cadenza periodica, configurandosi alla stregua di un’obbligazione periodica o di durata, che soggiace conseguentemente all’applicazione dell’art. 2948 n. 4 c.c., e quindi alla prescrizione quinquennale. (Cass. Sez. 5, 21/07/2022)
3. Con il terzo motivo l’A genzia ricorrente denuncia, in relazione all’ art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c., la Nullità della sentenza per violazione degli articoli 111, comma 6, della Costituzione, 36, comma 2, n. 4 del D.Lgs. 546/1992 e 132, comma 2, n. 4 c.p.c.». Osserva la Difesa erariale che la motivazione della sentenza impugnata sarebbe, comunque, contraddittoria laddove si ritenesse
applicabile il termine prescrizionale quinquennale alle pretese erariali oggetto di causa. Infatti, rileva la ricorrente, dopo aver affermato la regolarità della notificazione di tutti gli atti impositivi contestati dal contribuente, la Commissione territoriale ha, tuttavia, dichiarato la prescrizione quinquennale anche dei crediti relativi all’avviso di accertamento e alla cartella di pagamento n. NUMERO_CARTA. Ciò risulterebbe contraddittorio, poiché detti atti risultano notificati, rispettivamente, in data 15 ottobre 2012 e 24 luglio 2014, e sono stati seguiti, entro il termine di cinque anni, dalla notificazione del preavviso di iscrizione ipotecaria, avvenuta l’11 dicembre 2014.
3.1. Il motivo risulta assorbito in conseguenza dell’ accoglimento, per quanto di ragione, del motivo precedente.
Con il quarto motivo, l’Amministrazio ne eccepisce, in relazione a ll’art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c. , la Nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c.
4.1. I giudici di secondo grado sarebbero incorsi nel vizio di ultrapetizione per aver disposto l’annullamento integrale della comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria, senza distinguere tra le diverse posizioni creditorie che ne costituivano il presupposto, non tutte oggetto di specifica impugnazione da parte del contribuente. La CTR, infatti, avrebbe dovuto limitare la dichiarazione di annullamento alla sola porzione dell’atto relativa alle cartelle di pagamento rispetto alle quali il ricorso del contribuente era stato accolto, lasciando invece impregiudicata la validità della comunicazione per la parte concernente le pretese non contestate in giudizio.
4.2. Il motivo è fondato, risultando non contestato (v. sentenza, p. 3; controricorso, p. 2) che il contribuente abbia impugnato la comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria, relativa a 33 cartelle esattoriali e ad un avviso di accertamento esecutivo, in relazione ai soli atti di natura tributaria, laddove la CTR ha, invece,
‘dichiarato la nullità dell’atto impugnato perché non sorretto da valido titolo’.
5. In conclusione, accolti il primo e secondo motivo di ricorso per quanto di ragione ed il quarto, ed assorbito il terzo, la sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria -Sezione Staccata di Reggio Calabria, affinché, in diversa composizione, proceda a nuovo e motivato esame nel rispetto dei principi sopra illustrati, nonché provveda alle spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria -Sezione Staccata di Reggio Calabria affinché, in diversa composizione, proceda a nuovo e motivato esame nonché provveda alle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, il 18/06/2025.