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PEX e fusione: la Cassazione chiarisce il calcolo

La Corte di Cassazione, con la sentenza 19635/2024, ha stabilito che un’operazione di fusione societaria non interrompe il periodo minimo di possesso (minimum holding period) richiesto per beneficiare del regime di PEX (Participation Exemption). Nel caso analizzato, una società aveva ceduto una partecipazione in un’altra entità che, solo un mese e mezzo prima, aveva a sua volta incorporato una terza società. L’Agenzia delle Entrate contestava l’applicabilità della PEX, sostenendo che il possesso annuale non fosse maturato per la parte di valore apportata dalla società incorporata. La Corte ha rigettato la tesi, affermando il principio di neutralità fiscale delle fusioni, secondo cui l’operazione non costituisce un evento realizzativo e non interrompe la continuità del possesso. Un’eventuale finalità elusiva deve essere specificamente contestata e provata dall’Amministrazione finanziaria, cosa non avvenuta nel caso di specie.

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Pubblicato il 20 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

PEX e Fusione: La Cassazione Conferma la Neutralità Fiscale e il Calcolo del Possesso

Con la recente sentenza n. 19635 del 16 luglio 2024, la Corte di Cassazione ha fornito un importante chiarimento sul rapporto tra PEX e fusione societaria, un tema cruciale per la pianificazione fiscale delle imprese. La Corte ha stabilito che l’operazione di fusione, in virtù del suo carattere di neutralità fiscale, non interrompe il calcolo del periodo minimo di possesso (c.d. minimum holding period) necessario per beneficiare dell’esenzione sulle plusvalenze. Questa pronuncia consolida un principio fondamentale per le operazioni di riorganizzazione aziendale.

Il Caso: Una Complessa Operazione Societaria e il Dubbio sulla PEX

La vicenda trae origine da un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate a una società a responsabilità limitata. L’Amministrazione finanziaria disconosceva l’applicazione del regime della Participation Exemption (PEX) su una plusvalenza realizzata dalla società a seguito della cessione di una quota di partecipazione.

I fatti si erano svolti attraverso una sequenza di operazioni ravvicinate:
1. Una società (la “Contribuente”) cedeva una quota di minoranza in una sua partecipata (la “Società B”).
2. Circa un mese dopo, la “Società B” veniva interamente acquisita da un’altra società (la “Società C”) tramite un’operazione di fusione.
3. Poco più di un mese dopo la fusione, la Contribuente cedeva una quota significativa della sua partecipazione nella “Società C”, realizzando una plusvalenza e chiedendo l’applicazione della PEX.

L’Agenzia delle Entrate sosteneva che il requisito del possesso ininterrotto per almeno dodici mesi non fosse soddisfatto. Secondo la tesi erariale, la fusione aveva incrementato il valore della partecipazione nella “Società C” con il patrimonio della “Società B”, acquisito da meno di un anno. Pertanto, per la parte di valore riconducibile alla società incorporata, il regime di favore non sarebbe stato applicabile.

La Questione Giuridica: PEX e Fusione, Quando si Interrompe il Possesso?

Il cuore della controversia risiedeva nell’interpretazione dell’art. 87 del TUIR e nel suo coordinamento con la disciplina della fusione societaria. La norma sulla PEX richiede, tra le varie condizioni, che le partecipazioni cedute siano state possedute ininterrottamente dal primo giorno del dodicesimo mese precedente quello dell’avvenuta cessione.

La domanda era: un’operazione di fusione che coinvolge la società partecipata può essere considerata un evento interruttivo di tale possesso, almeno per la quota di valore apportata dalla società incorporata? Oppure prevale il principio della continuità e della neutralità fiscale?

La Decisione della Cassazione sulla PEX e Fusione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, confermando le decisioni dei giudici di merito e fornendo una lettura chiara della normativa.

Il Principio della Neutralità Fiscale della Fusione

Il punto centrale della decisione è il richiamo all’art. 172 del TUIR, che sancisce la neutralità fiscale delle fusioni. La Corte ribadisce che la fusione è un’operazione di riorganizzazione aziendale, non un evento realizzativo. Essa non comporta la distribuzione di plusvalenze o minusvalenze e garantisce la continuità dei valori fiscalmente riconosciuti dei beni delle società coinvolte.

Questa neutralità, secondo i giudici, si estende anche agli effetti sul minimum holding period. La fusione non interrompe il possesso della partecipazione nella società incorporante. Il calcolo del periodo di detenzione deve essere effettuato con riferimento alle quote cedute (quelle della “Società C”), ed era incontestato che la Contribuente le detenesse da ben oltre un anno.

L’Onere della Prova in Caso di Abuso del Diritto

La Corte ha inoltre precisato un aspetto procedurale di grande rilevanza. Se l’Amministrazione finanziaria avesse voluto contestare l’operazione come un’abusiva strumentalizzazione finalizzata a un indebito vantaggio fiscale (elusione), avrebbe dovuto farlo in modo esplicito e circostanziato sin dall’avviso di accertamento.

Non è sufficiente suggerire un generico “aggiramento” della normativa. L’intento elusivo di una complessa operazione plurinegoziale deve essere chiaramente contestato e provato dall’ufficio impositore. In assenza di tale prova, prevale l’applicazione letterale delle norme sulla PEX e fusione, che riconoscono la piena irrilevanza della fusione ai fini del calcolo del periodo di possesso.

Le motivazioni della Corte si fondano su una rigorosa interpretazione sistematica delle norme tributarie. Il legislatore, attraverso il principio di neutralità fiscale delle operazioni straordinarie, ha inteso favorire le riorganizzazioni aziendali senza penalizzarle con oneri fiscali impropri. Considerare la fusione come un evento interruttivo del possesso richiesto per la PEX andrebbe contro questa logica, introducendo un ostacolo fiscale alle dinamiche societarie. La sentenza sottolinea che il requisito soggettivo del possesso annuale deve essere verificato in capo al soggetto cedente (la Contribuente) con riferimento alle quote effettivamente cedute (quelle della società post-fusione). Poiché questo requisito era pacificamente soddisfatto, l’applicazione della PEX era legittima. L’eventuale contestazione di un abuso del diritto, che avrebbe potuto superare l’applicazione formale della norma, non è stata adeguatamente formulata né provata dall’Agenzia delle Entrate, rendendo il suo ricorso infondato.

Le conclusioni che si possono trarre da questa pronuncia sono di notevole importanza pratica per le imprese e i consulenti fiscali. Viene confermato che le operazioni di fusione non pregiudicano, di per sé, la maturazione dei requisiti per accedere a regimi di favore come la PEX. Questo offre certezza giuridica e consente di pianificare le riorganizzazioni aziendali senza il timore di perdere benefici fiscali già consolidati. Tuttavia, resta fondamentale che tali operazioni siano supportate da valide ragioni economiche e non siano finalizzate esclusivamente a ottenere vantaggi fiscali indebiti. Qualora l’Amministrazione sospetti un intento elusivo, ha l’onere di contestarlo e provarlo in modo specifico, garantendo così il diritto di difesa del contribuente.

Una fusione societaria che coinvolge una società partecipata interrompe il calcolo del periodo minimo di possesso per l’applicazione della PEX?
No. Secondo la Corte di Cassazione, in virtù del principio di neutralità fiscale sancito dall’art. 172 del TUIR, la fusione è un’operazione di riorganizzazione aziendale che non interrompe il periodo di possesso richiesto dall’art. 87 del TUIR ai fini PEX.

In quale contesto l’Amministrazione finanziaria può negare l’applicazione della PEX anche se il requisito del possesso annuale è formalmente rispettato?
L’Amministrazione può negare la PEX se dimostra che l’operazione societaria (come una fusione seguita da una cessione) costituisce un’abusiva strumentalizzazione con finalità elusiva, volta a ottenere un vantaggio fiscale indebito. Tale finalità deve essere contestata con chiarezza e provata sin dall’avviso di accertamento.

Quale principio governa il trattamento fiscale delle operazioni di fusione societaria in Italia?
Il principio cardine è quello della neutralità fiscale. La fusione non è considerata un’operazione che genera realizzo o distribuzione di plusvalenze e minusvalenze, ma assicura la continuità dei valori fiscali dei beni delle società fuse o incorporate, evitando fenomeni di doppia imposizione o salti d’imposta.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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