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Perdite su crediti: quando spetta la deduzione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro una società di vendita veicoli in merito alla deduzione di perdite su crediti. La controversia riguardava la possibilità di dedurre nel 2009 perdite derivanti da fallimenti di debitori avvenuti tra il 1996 e il 2002. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene esista una presunzione di irrecuperabilità per i crediti verso soggetti in fallimento, la deduzione deve avvenire entro una specifica finestra temporale. Tale finestra inizia con la sentenza di fallimento e termina nell’esercizio in cui il credito deve essere cancellato dal bilancio secondo i principi contabili. La decisione sottolinea che l’onere della prova spetta al contribuente, il quale deve dimostrare la correttezza temporale dell’imputazione a bilancio.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Perdite su crediti: i limiti temporali per la deduzione fiscale

La gestione delle perdite su crediti rappresenta una delle sfide più complesse per le imprese italiane, specialmente quando si tratta di determinare l’anno corretto in cui portare in deduzione tali componenti negative. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sull’applicazione dell’Art. 101 del T.U.I.R., definendo i confini della cosiddetta finestra temporale per la deducibilità.

Il caso in esame

Una società operante nel settore automobilistico aveva dedotto nel periodo d’imposta 2009 ingenti perdite su crediti vantati verso debitori dichiarati falliti molti anni prima (tra il 1996 e il 2002). L’Agenzia delle Entrate aveva contestato tale operazione, ritenendo che la deduzione non rispettasse il principio di competenza fiscale. Sebbene i gradi di merito avessero inizialmente dato ragione alla società, la Cassazione ha ribaltato l’esito, focalizzandosi sulla necessità di un raccordo rigoroso tra l’apertura della procedura concorsuale e l’imputazione contabile.

La finestra temporale di deducibilità

Secondo l’orientamento consolidato, la deduzione della perdita su crediti verso debitori assoggettati a procedure concorsuali è ammessa a partire dalla data della sentenza dichiarativa di fallimento. Tuttavia, questa facoltà non è illimitata nel tempo. Esiste una finestra temporale che si chiude nell’esercizio in cui, secondo i corretti principi contabili, il credito avrebbe dovuto essere definitivamente cancellato dal bilancio.

L’inserimento del comma 5-bis nell’art. 101 del T.U.I.R. ha confermato questa visione, agendo come norma interpretativa applicabile anche alle annualità pregresse. Questo significa che l’imprenditore non può scegliere arbitrariamente l’anno di deduzione, ma deve seguire le regole della corretta redazione del bilancio.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sulla natura ricognitiva dell’art. 13 del d.lgs. n. 147 del 2015. I giudici hanno chiarito che l’apertura di una procedura concorsuale non identifica un momento di competenza fiscale inderogabile, ma avvia il periodo in cui la perdita può essere rilevata. Tuttavia, la legittimità della deduzione in un esercizio molto distante dall’inizio del fallimento dipende esclusivamente dalla prova che tale scelta sia coerente con i principi contabili. Nel caso specifico, la sentenza impugnata è stata cassata perché non aveva verificato se la società avesse l’obbligo di cancellare quei crediti ben prima del 2009, rendendo quindi tardiva e illegittima la deduzione effettuata.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione impongono alle imprese un onere probatorio rigoroso. Non è sufficiente dimostrare che il debitore sia fallito; è necessario provare che la perdita sia stata iscritta a bilancio nel rispetto della corretta prassi contabile e prima che si verificasse un evento estintivo o l’obbligo di cancellazione della posta attiva. Per le aziende, questo significa che la pianificazione fiscale deve essere strettamente coordinata con la gestione contabile dei crediti deteriorati, evitando di trascinare in bilancio poste ormai irrecuperabili al solo scopo di differire il beneficio fiscale. La causa è stata rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado per un nuovo esame basato su questi principi.

Quando inizia il periodo utile per dedurre fiscalmente una perdita su credito?
Il periodo inizia dalla data della sentenza dichiarativa di fallimento o dal provvedimento di ammissione ad altre procedure concorsuali del debitore.

È possibile dedurre una perdita molti anni dopo l’apertura del fallimento?
Sì, ma solo se l’imputazione avviene entro l’esercizio in cui il credito deve essere cancellato dal bilancio secondo i corretti principi contabili.

Chi deve provare la correttezza della deduzione in caso di controllo?
L’onere della prova spetta alla società contribuente, che deve dimostrare la corretta iscrizione a bilancio della perdita entro i termini previsti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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