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Perdite su crediti: quando dedurle in caso di fallimento

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il caso riguardava la corretta deduzione di perdite su crediti vantati da una società verso un debitore fallito. La Suprema Corte ha chiarito che esiste una ‘finestra temporale’ per la deduzione, che va dalla data della sentenza di fallimento fino al periodo d’imposta in cui il credito viene cancellato dal bilancio secondo i corretti principi contabili, confermando l’applicabilità retroattiva di tale principio.

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Pubblicato il 25 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Perdite su crediti: la Cassazione definisce la ‘finestra temporale’ per la deduzione

La gestione delle perdite su crediti rappresenta un aspetto cruciale della fiscalità d’impresa, specialmente quando un cliente viene dichiarato fallito. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti fondamentali sul corretto periodo di competenza per la deduzione di tali perdite, annullando una sentenza di merito per motivazione apparente e delineando un principio di diritto di grande importanza pratica per le aziende.

I Fatti di Causa

Una società si vedeva notificare un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia Fiscale con cui venivano contestate, tra le altre cose, indebite deduzioni ai fini IRES, IRAP e IVA per l’anno 2013. In particolare, l’Ufficio contestava la deduzione di una svalutazione e la rinuncia a un credito verso una società terza, dichiarata fallita nel 2012.

La contribuente impugnava l’atto e la Commissione Tributaria Provinciale accoglieva parzialmente il ricorso. L’Agenzia Fiscale proponeva appello, ma la Commissione Tributaria Regionale rigettava sia il gravame principale dell’Ufficio sia quello incidentale della società, confermando la decisione di primo grado. L’Agenzia ricorreva quindi in Cassazione, lamentando principalmente due vizi: la nullità della sentenza per motivazione apparente e la violazione delle norme sulla competenza fiscale per la deduzione delle perdite su crediti.

Il Vizio di Motivazione Apparente e le Perdite su Crediti

La Corte di Cassazione ha accolto i motivi di ricorso relativi alla motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno osservato come la Commissione Regionale si fosse limitata ad affermazioni generiche e apodittiche, senza analizzare in modo specifico i motivi di appello proposti dall’Ufficio. La motivazione, pur essendo graficamente presente, non permetteva di comprendere l’iter logico-giuridico seguito dai giudici per confermare l’annullamento dei rilievi fiscali. Una motivazione è ‘apparente’ quando non affronta le questioni sollevate e non si confronta con le argomentazioni delle parti, violando così il ‘minimo costituzionale’ richiesto per la validità di una pronuncia giurisdizionale.

La questione della Competenza Fiscale delle Perdite su Crediti

Il cuore della controversia risiedeva nel quinto motivo di ricorso, riguardante il momento corretto per dedurre la perdita su un credito verso un debitore fallito. La società contribuente aveva rinunciato al credito e lo aveva contabilizzato come perdita nell’esercizio 2013, sostenendo di aver appreso solo in quell’anno del fallimento del debitore, avvenuto a dicembre 2012. L’Agenzia Fiscale riteneva invece che la perdita dovesse essere imputata all’esercizio 2012, anno del fallimento.

La Cassazione ha colto l’occasione per ricostruire in modo dettagliato il quadro normativo e giurisprudenziale in materia. L’articolo 101, comma 5, del T.U.I.R. stabilisce che le perdite su crediti sono deducibili se risultano da ‘elementi certi e precisi’. In caso di procedure concorsuali come il fallimento, la perdita si presume ‘ex lege’ (per legge) a partire ‘dalla data della sentenza dichiarativa di fallimento’.

La ‘Finestra Temporale’ per la Deducibilità

La Corte ha superato il precedente orientamento più rigido, che legava la deducibilità esclusivamente all’esercizio in cui si apriva la procedura concorsuale. Alla luce delle modifiche legislative introdotte dal D.Lgs. n. 147/2015 (c.d. Decreto Internazionalizzazione), che ha aggiunto il comma 5-bis all’art. 101 del T.U.I.R., la giurisprudenza ha riconosciuto l’esistenza di una ‘finestra temporale’.

Questo significa che la deduzione è ammessa in un arco di tempo che va dalla data della sentenza di fallimento (termine iniziale o dies a quo) fino al periodo d’imposta in cui, secondo i corretti principi contabili, si deve procedere alla cancellazione del credito dal bilancio (termine finale o dies ad quem). Questa interpretazione, applicabile anche agli esercizi precedenti al 2015 per la sua natura chiarificatrice, offre maggiore flessibilità al contribuente, allineando la norma fiscale ai principi contabili.

Le Motivazioni della Decisione

La Cassazione ha motivato la sua decisione di accogliere i ricorsi evidenziando due errori fondamentali della corte di merito. In primo luogo, la motivazione era meramente apparente, poiché non spiegava perché le argomentazioni dell’Agenzia Fiscale non fossero valide. In secondo luogo, pur avendo la CTR correttamente permesso in astratto la deduzione nel 2013 (un anno dopo il fallimento), ha omesso un passaggio cruciale: la verifica fattuale e giuridica dei presupposti per tale imputazione successiva. Il giudice del rinvio dovrà quindi verificare se, alla luce della nuova normativa e dei principi contabili, l’imputazione della perdita all’esercizio 2013 fosse corretta.

Conclusioni

L’ordinanza in commento è di estrema importanza per le imprese. Innanzitutto, ribadisce che i giudici tributari devono fornire motivazioni complete e non generiche. In secondo luogo, e soprattutto, cristallizza un principio fondamentale sulla deducibilità delle perdite su crediti verso debitori falliti. Le aziende non sono più obbligate a dedurre la perdita esclusivamente nell’anno della dichiarazione di fallimento, ma possono farlo entro una ‘finestra temporale’ che si chiude con la cancellazione contabile del credito. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio ad un’altra sezione della Corte di giustizia tributaria di secondo grado, che dovrà riesaminare il caso attenendosi ai principi di diritto enunciati dalla Suprema Corte.

Quando una sentenza ha una ‘motivazione apparente’?
Una sentenza ha una motivazione apparente quando, pur essendo presente un testo, le argomentazioni sono obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento del giudice. Ciò accade se le ragioni sono generiche, assertive, perplesse o inconciliabili, rendendo impossibile comprendere il fondamento della decisione.

In quale anno si possono dedurre fiscalmente le perdite su crediti verso un debitore fallito?
Le perdite su crediti verso un debitore fallito possono essere dedotte in un arco temporale (la cosiddetta ‘finestra temporale’) che inizia con la data della sentenza dichiarativa di fallimento e termina con il periodo d’imposta in cui il credito deve essere cancellato dal bilancio secondo i corretti principi contabili.

La normativa del 2015 sulla deduzione delle perdite su crediti si applica anche ai periodi d’imposta precedenti?
Sì, la Corte di Cassazione ha riconosciuto che le modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 147 del 2015, che hanno formalizzato la ‘finestra temporale’, hanno natura interpretativa e chiarificatrice. Pertanto, i principi da esse desunti si applicano anche ai periodi d’imposta anteriori alla loro entrata in vigore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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