Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 1750 Anno 2026
Civile Ord. Sez. 5 Num. 1750 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 26/01/2026
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
RAGIONE_SOCIALE con unico socio, in persona dell’Amministratore unico pro tempore , rappresentata e difesa per procura a margine del ricorso dagli AVV_NOTAIO NOME AVV_NOTAIO che hanno indicato indirizzo p.e.c.;
-ricorrente –
contro
RAGIONE_SOCIALE, in persona del Direttore pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato presso i cui uffici in RAGIONE_SOCIALE, INDIRIZZO è domiciliata;
-controricorrente – avverso la sentenza n.3702/2/2016 della Commissione tributaria regionale del Lazio, depositata il 13 giugno 2016;
udita la relazione svolta dal consigliere NOME COGNOME nella camera di consiglio del 21 gennaio 2026.
Tributi-IRES Accertamento analitico-induttivo.
Fatti di causa
L’RAGIONE_SOCIALE, a conclusione di una verifica, contestava, con processo verbale di constatazione notificato il 7 giugno 2011, l’elusività dell’acquisto RAGIONE_SOCIALE quote della RAGIONE_SOCIALE da parte della RAGIONE_SOCIALE in quanto tale operazione avrebbe consentito nei singoli periodi di imposta l’utilizzo di perdite fiscali maturate dalla predetta RAGIONE_SOCIALE ante 2007, in violazione del primo comma dell’art.84 del d.P.R. n.917 del 1986; conseguentemente l’RAGIONE_SOCIALE, dopo una richiesta di chiarimenti, notificava alla RAGIONE_SOCIALE due avvisi di accertamento con i quali, per gli anni di imposta 2007 e 2008, accertava, ai fini dell’IRES, un reddito imponibile in luogo RAGIONE_SOCIALE perdite dichiarate.
La Commissione tributaria provinciale di RAGIONE_SOCIALE, innanzi alla quale gli atti impositivi vennero impugnati, rigettò, previa riunione, i ricorsi proposti dalla RAGIONE_SOCIALE.
La decisione, appellata dalla contribuente, è stata confermata, con la sentenza indicata in epigrafe, dalla Commissione tributaria regionale del Lazio (d’ora in poi, per brevità, C.T.R.).
In particolare il Giudice di appello -rilevato che l’atto impositivo era sufficientemente motivato e che non era ravvisabile la violazione dell’art. 12, comma 5, l. n. 212 del 2000 – riteneva che, nel caso in esame, l’abuso del diritto fosse ravvisabile nell’indebito risparmio di imposta che è derivato alla società accertata e in generale al RAGIONE_SOCIALE cui la stessa è entrata a far parte, in conseguenza RAGIONE_SOCIALE cessioni in suo favore, da parte della RAGIONE_SOCIALE e della RAGIONE_SOCIALE pur appartenenti al gruppo , per l’abbattimento di utili derivanti dalle perdite della RAGIONE_SOCIALE mentre escludeva la sussistenza di qualsiasi valida ragione economica.
Avverso questa sentenza la RAGIONE_SOCIALE, a socio unico, in liquidazione propone ricorso, su cinque motivi, cui resiste con controricorso l ‘RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE.
Il ricorso è stato avviato alla trattazione, ai sensi dell’art.380 bis -1, c.p.c., in camera di consiglio per la quale non risultano depositate memorie.
Ragioni della decisione
Con il primo motivo la Societ à deduce, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., la violazione e falsa applicazione dell’art. 12, comma 5, l. n. 212 del 2000, per avere la C .T.R. erroneamente ritenuto che il superamento del limite massimo di durata previsto per le verifiche fiscali non comporta l’invalidità dell’avviso di accertamento. Sostiene, in particolare, che il computo dei giorni di effettiva presenza dei verificatori presso la sede del contribuente riguarderebbe soltanto i contribuenti c.d. minori.
1.1. Il motivo è infondato. Posto che l’art. 12, comma 5, della legge n. 212 del 2000, nel fissare per i verificatori il termine di permanenza presso la sede del contribuente si riferisce ai soli giorni di effettiva attivit à̀ lavorativa ivi svolta (Cass. n. 11878 del 2017), senza alcuna distinzione sulla base della tipologia dei contribuenti, va, comunque, osservato che la violazione del termine di permanenza degli operatori dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente, previsto dalla suddetta norma, non determina la sopravvenuta carenza del potere di accertamento ispettivo, n é l’invalidit à̀ degli atti compiuti o l’inutilizzabilit à̀ RAGIONE_SOCIALE prove raccolte, atteso che nessuna di tali sanzioni è stata prevista dal legislatore, la cui scelta risulta razionalmente giustificata dal mancato coinvolgimento di diritti del contribuente costituzionalmente tutelati (cfr. Cass. n. 6779 del 2022; conf. Cass. n. 2055 del 2017).
Non sussiste, pertanto, l’ invalidit à̀ dell’avviso di accertamento prospettata dalla ricorrente.
Con il secondo motivo di ricorso si deduce, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., la violazione e falsa
applicazione dell’art. 37 bis d.P.R. n. 600 del 1973. Sostiene la ricorrente che la C.T.R. abbia erroneamente ritenuto indebita per elusione fiscale la deduzione dall’imponibile IRES di RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE perdite dalla stessa maturate nei precedenti periodi d’imposta, pur non rientrando la contestazione dell’Ufficio tra le condotte tipizzate dal citato art. 37 bis ed essendo nella specie integrate le condizioni di cui all’art. 84 T.U.I.R.
2.1. Il motivo è fondato. Come già statuito da questa Corte in controversia similare tra le stesse parti in relazione a diverso anno di imposta (v. Cass.27 luglio 2023 n.22779) la sentenza impugnata è incentrata sulla ritenuta indebita deduzione dall’imponibile IRES RAGIONE_SOCIALE perdite maturate da RAGIONE_SOCIALE nel periodo fallimentare (dal 1994 al 2006) e nei periodi di imposta precedenti (dal 1991 al 1994), alla stregua sia dell’art. 37 bis d.P.R. n. 600 del 1973, sia dell’art. 84, comma 3, t.u.i.r. Sulla base di queste due norme la C.T.R. ha ritenuto che l’acquisto RAGIONE_SOCIALE quote di RAGIONE_SOCIALE è stato eseguito al solo scopo di utilizzarne le perdite, realizzate in precedenza e nel periodo di procedura concorsuale, a scomputo dei redditi imponibili di altri soggetti facenti capo al RAGIONE_SOCIALE, al fine di ottenere il vantaggio di trasportare all’interno del gruppo materiale imponibile di pronta emersione.
2.2. Ci ò posto, si osserva come il riferimento operato dai giudici di appello all’art. 37 bis d.P.R. n. 600 del 1973 si palesi inconferente rispetto alla fattispecie oggetto di giudizio. La norma in parola, vigente sino al 1° settembre 2015, prevedeva, in funzione antielusiva, l’inopponibilit à̀ all’Amministrazione finanziaria degli atti, dei fatti e dei negozi, anche collegati tra loro, privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi, altrimenti indebiti. Tale diposizione aveva poi una applicazione limitata ai casi specificamente
indicati nel terzo comma; ci ò si evince dalla stessa struttura della norma che richiama i casi previsti al terzo comma come oggetto della sua applicazione in forma tassativa e non esemplificativa, a riprova, dunque, della netta perimetrazione solo ad essi, e non ad altre operazioni, del suo campo di applicazione (cfr. Cass. n. 17907 del 2021, Cass. n. 33593 del 2019).
2.3. Nel caso in esame, la sentenza impugnata non ha operato alcun specifico richiamo alle ipotesi contemplate dal citato art. 37 bis , norma nondimeno posta dalla C.T.R. a fondamento della decisione. La disposizione in parola, del resto, stabilisce -come si è visto -l’ inopponibilit à̀ al Fisco RAGIONE_SOCIALE operazioni elusive, inopponibilit à̀ che dovrebbe riguardare, nella specie, l’acquisizione a monte RAGIONE_SOCIALE quote di RAGIONE_SOCIALE da parte di RAGIONE_SOCIALE
Trattasi, tuttavia, di fattispecie estranea alla materia del contendere, che verte, invece, sulla controversa illegittimit à̀ della compensazione RAGIONE_SOCIALE pregresse perdite di NOME con i redditi relativi all’anno d’imposta 2007 e 2008.
L’ ammissibilit à̀ di tale compensazione e la condotta elusiva contestata afferiscono alla previsione normativa di cui all’art. 84, comma 3, t.u.i.r., la quale, in deroga alla regola generale dettata dal comma 1, esclude la deducibilit à̀ dall’imponibile RAGIONE_SOCIALE perdite registrate nei periodi d’imposta antecedenti «nel caso in cui la maggioranza RAGIONE_SOCIALE partecipazioni aventi diritto di voto nelle assemblee ordinarie del soggetto che riporta le perdite venga trasferita o comunque acquisita da terzi, anche a titolo temporaneo e, inoltre, venga modificata l’attivit à̀ principale in fatto esercitata nei periodi d’imposta in cui le perdite sono state realizzate». Come reso palese dal dato normativo, la disposizione, specificamente dettate in funzione antielusiva per l’ipotesi dell’acquisto di societ à̀ contenitrici di perdite fiscali, stabilisce due condizioni: l’acquisto da parte di terzi della maggioranza RAGIONE_SOCIALE
partecipazioni aventi diritto di voto nelle assemblee ordinarie della societ à̀ in perdita; la modifica dell’ attivit à̀ principale esercitata nei periodi in cui le perdite sono state realizzate. Nel caso di specie, la C.T.R. ha omesso di verificare la ricorrenza della seconda condizione, applicando cos ì la norma alla fattispecie concreta senza accertare la sussistenza dei necessari presupposti.
Resta cos ì assorbito il terzo motivo con il quale si prospetta, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., l’omesso esame di fatti decisivi oggetto di discussione tra le parti addotti dalla ricorrente per dimostrare che l’acquisto d elle quote di RAGIONE_SOCIALE era assistito da valide ragioni economiche.
Con il quarto motivo la ricorrente deduce, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 5, l’omesso esame da parte del Giudice di appello dei fatti decisivi addotti in giudizio a sostegno dell’illegittimità dell’avviso di accertamento per decadenza dal potere impositivo e, ai sensi del n.3, primo comma, dell’art.360 c.p.c. la violazione dell’ art.43 del d.P.R. n. 600 del 1973
4.1 La censura, articolata ai sensi del n.5, primo comma, num. 5 c.p.c. è inammissibile non solo perché con il mezzo non si evidenzia l’omesso esame di fatti nella loro accezione fenomenica quanto l’omessa pronuncia su una specifica doglianza la cui ritual e avvenuta proposizione nei gradi di merito, però, la ricorrente, nel silenzio sul punto della sentenza impugnata, omette di riportare, seppure per stralci idonei allo scopo degli scritti difensivi.
4.2. In ogni caso non sussiste neppure la dedotta violazione di legge. Nella specie, ci ò che rileva ai fini del decorso del termine decadenziale per l’esercizio del potere di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria è il periodo d’imposta in cui sono state portate in compensazione le perdite ed è quindi sorta la pretesa fiscale. Per converso, nessun rilievo pu ò assumere l’anno d’imposta in cui le
perdite si sono verificate non essendo in questa sede in contestazione le perdite bens ì la loro utilizzazione.
5 . In virtù dell’accoglimento del secondo motivo rimane assorbito l’esame del quinto, con il quale si è dedotta l’omessa pronuncia in punto della dedotta illegittimità RAGIONE_SOCIALE sanzioni.
6.In conclusione, in accoglimento del secondo motivo di ricorso, rigettati il primo e il quarto e dichiarati assorbiti il terzo e il quinto, la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio per un nuovo esame alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio, in diversa composizione, la quale provveder à̀ anche in ordine alle spese del presente giudizio.
P.Q.M.
La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta il primo e il quarto e dichiara assorbito il terzo e il quinto;
cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto rinvia alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimit à .
Cos ì deciso in RAGIONE_SOCIALE, nella camera di consiglio del 21 gennaio 2026.
Il Presidente NOME COGNOME