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Nuda proprietà e crediti d’imposta in liquidazione

Un contribuente, titolare della nuda proprietà di quote societarie, ha richiesto il rimborso di un credito d’imposta IRPEF derivante dalla liquidazione di una società di capitali. La controversia verte sulla spettanza del residuo attivo, costituito da utili non distribuiti, tra il nudo proprietario e l’usufruttuario. La Corte di Cassazione, rilevando l’assenza di precedenti e la complessità della materia che intreccia profili civilistici, societari e fiscali, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per una decisione di rilievo nomofilattico.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Nuda proprietà e crediti d’imposta: il nodo della liquidazione societaria

La gestione della nuda proprietà di quote societarie rappresenta una delle sfide più complesse nel panorama del diritto tributario e civile. Quando una società entra in fase di liquidazione, la ripartizione del residuo attivo tra chi detiene la proprietà e chi l’usufrutto può generare conflitti interpretativi significativi, specialmente in merito alla titolarità dei crediti d’imposta.

Il caso oggetto di analisi

La vicenda trae origine dall’istanza di rimborso presentata da un contribuente che, in qualità di nudo proprietario di quote di una società a responsabilità limitata, rivendicava un credito IRPEF. Tale credito era collegato al trattamento fiscale per tassazione separata del residuo attivo derivante dalla liquidazione dell’ente. A fronte del silenzio-rifiuto dell’Amministrazione Finanziaria, il contribuente ha adito le commissioni tributarie, vedendosi respingere le istanze nei primi due gradi di giudizio.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità, investiti della questione, hanno evidenziato come la controversia non sia di semplice risoluzione. Il cuore del problema risiede nell’individuazione del soggetto legittimato a invocare il credito d’imposta (ex artt. 14 e 18 TUIR pro tempore) nell’ipotesi in cui le quote siano gravate da usufrutto. La Corte ha sottolineato che la materia coinvolge non solo aspetti fiscali, ma anche delicate questioni contabili e societarie relative alla natura del diritto di usufrutto sulle partecipazioni.

Le motivazioni

Le motivazioni che hanno spinto la Suprema Corte a rinviare la causa alla pubblica udienza risiedono nella particolare complessità della fattispecie. Non constano, infatti, precedenti di rilievo che chiariscano in modo univoco se il residuo attivo di liquidazione, qualora costituito da utili accantonati e non distribuiti, debba essere attribuito all’usufruttuario o al titolare della nuda proprietà. La Corte riconosce la necessità di un intervento nomofilattico per garantire certezza del diritto in un ambito dove l’intersezione tra l’art. 2352 c.c. e la normativa tributaria crea zone d’ombra interpretative, aggravate dal notevole valore economico della causa.

Le conclusioni

In conclusione, l’ordinanza interlocutoria segna un passaggio fondamentale per la definizione dei diritti patrimoniali dei soci. La futura sentenza dovrà stabilire un principio cardine sulla spettanza dei frutti civili e dei crediti fiscali in pendenza di usufrutto su quote societarie. Per i contribuenti e i professionisti del settore, resta ferma la necessità di monitorare attentamente la composizione del patrimonio sociale in fase di liquidazione, distinguendo tra riserve di capitale e riserve di utili per determinare correttamente la soggettività passiva d’imposta e i relativi diritti al rimborso.

A chi spetta il credito d’imposta se le quote societarie sono in usufrutto?
La questione è attualmente al vaglio della Cassazione, che deve chiarire se il diritto spetti al nudo proprietario o all’usufruttuario, specialmente quando il residuo di liquidazione deriva da utili non distribuiti.

Cosa accade se l’Agenzia delle Entrate non risponde a una richiesta di rimborso?
Si verifica il silenzio-rifiuto, un atto tacito che il contribuente può impugnare davanti alla Corte di Giustizia Tributaria entro i termini di legge per ottenere il riconoscimento del proprio credito.

Qual è la differenza tra nuda proprietà e usufrutto nella liquidazione?
Il nudo proprietario detiene la titolarità della quota, mentre l’usufruttuario ha il diritto di percepire gli utili. In liquidazione, bisogna stabilire se il residuo attivo sia equiparabile a un utile o a un rimborso di capitale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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