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Notifica cartella di pagamento: PDF valido come P7M

Una società ha impugnato due cartelle di pagamento, contestando la validità della notifica di una di esse avvenuta via PEC con un file in formato PDF anziché P7M. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica della cartella di pagamento è valida anche se l’allegato è un PDF con firma PAdES, poiché questa è legalmente equivalente alla firma CAdES (file P7M). Ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo relativo al vizio di motivazione sulla prescrizione, applicando le più recenti e restrittive norme processuali.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Notifica Cartella di Pagamento: la Cassazione conferma la validità del PDF via PEC

La digitalizzazione dei processi fiscali ha introdotto nuove modalità di comunicazione tra Fisco e contribuente, ma anche nuovi dubbi sulla loro validità formale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza su un punto cruciale: la notifica della cartella di pagamento tramite Posta Elettronica Certificata (PEC). Il principio affermato è netto: un file in formato PDF con firma digitale PAdES è pienamente valido e legalmente equivalente a un file P7M con firma CAdES. Analizziamo questa importante decisione.

I fatti del caso: contestazioni sulla forma della notifica

Una società si opponeva a due cartelle di pagamento. La prima, a suo dire, era stata notificata solo parzialmente (le prime due pagine). Della seconda, invece, la società affermava di aver appreso l’esistenza solo dopo aver richiesto un estratto di ruolo. Nei gradi di merito, le ragioni della società erano state respinte. Giunta in Cassazione, la contribuente ha insistito su due motivi principali: l’illegittimità della notifica via PEC con un file in formato “.pdf” anziché “.p7m” e un presunto vizio di motivazione della sentenza d’appello riguardo alla prescrizione dei crediti fiscali.

La questione cruciale della notifica cartella di pagamento

Il cuore della controversia risiedeva nella validità della notifica telematica. Secondo la ricorrente, per provare l’effettiva notificazione, l’agente della riscossione avrebbe dovuto estrarre una copia analogica del messaggio PEC e dei suoi allegati, con un’attestazione di conformità. Soprattutto, contestava il formato del file: un PDF con firma PAdES invece del più comune P7M con firma CAdES. Si trattava di un cavillo tecnico che, se accolto, avrebbe potuto invalidare l’intero atto.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato entrambi i motivi di ricorso, fornendo chiarimenti fondamentali.

Sulla validità della notifica via PEC in formato PDF

I giudici hanno definito infondato il primo motivo. Richiamando una fondamentale pronuncia delle Sezioni Unite (n. 10266/2018), hanno ribadito un principio ormai consolidato: le firme digitali di tipo “CADES” (che generano file .p7m) e “PAdES” (integrate nei file .pdf) sono entrambe ammesse e perfettamente equivalenti dal punto di vista legale. Questo principio, elaborato nell’ambito del processo civile telematico, trova piena applicazione anche alla notifica degli atti di riscossione, come la cartella di pagamento. Di conseguenza, ricevere un atto in formato PDF firmato digitalmente via PEC costituisce una notifica valida ed efficace.

Sull’inammissibilità del vizio di motivazione

Anche il secondo motivo è stato respinto, ma per una ragione processuale. La Corte ha spiegato che, a seguito della riforma del 2012, il controllo sulla motivazione delle sentenze di merito è stato drasticamente limitato. Non è più possibile lamentare una motivazione semplicemente “insufficiente” o “contraddittoria”. Il ricorso per vizio di motivazione è ammissibile solo in casi estremi, come la violazione del “minimo costituzionale” (una motivazione totalmente assente o incomprensibile) o l’omesso esame di un “fatto storico decisivo” che sia stato oggetto di discussione tra le parti. La censura mossa dalla società sulla prescrizione non rientrava in queste ristrette ipotesi e, pertanto, è stata dichiarata inammissibile.

Conclusioni e implicazioni pratiche

L’ordinanza in esame consolida un orientamento giurisprudenziale di grande importanza pratica. I contribuenti devono essere consapevoli che la notifica di una cartella di pagamento ricevuta via PEC in formato PDF è pienamente legittima e produttiva di effetti. Contestare un atto basandosi unicamente sulla differenza di formato tra PDF e P7M è una strategia destinata al fallimento. La decisione rafforza la validità dei processi di notificazione telematica, spingendo verso una gestione sempre più digitale e sicura dei rapporti tra Amministrazione finanziaria e cittadini.

È valida la notifica di una cartella di pagamento tramite PEC con un file allegato in formato PDF invece che P7M?
Sì, la Corte di Cassazione, richiamando una precedente decisione delle Sezioni Unite, ha confermato che le firme digitali di tipo PAdES (tipicamente in file .pdf) e CADES (tipicamente in file .p7m) sono legalmente equivalenti e ammesse. Pertanto, la notifica è pienamente valida.

Se un contribuente scopre un debito solo tramite un estratto di ruolo perché non ha mai ricevuto la cartella di pagamento, può impugnare direttamente l’estratto?
Secondo la giurisprudenza citata nell’ordinanza, l’impugnazione di una cartella non notificata, di cui si è venuti a conoscenza tramite l’estratto di ruolo, è soggetta a specifiche condizioni e limiti normativi (art. 12, comma 4 bis, d.P.R. 602/1973). La sentenza dichiara inammissibile un ricorso che non tenga conto di queste disposizioni.

È ancora possibile contestare una sentenza per “motivazione insufficiente” o “contraddittoria” in Cassazione?
No, per le sentenze pubblicate dopo l’11 settembre 2012, queste censure non sono più ammissibili. Il vizio di motivazione può essere denunciato solo in casi eccezionali e più gravi, come la violazione del “minimo costituzionale” della motivazione o l’omesso esame di un “fatto storico decisivo” discusso tra le parti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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