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Nativo digitale: validità deposito senza attestazione

L’Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a un contribuente titolare di un’attività commerciale. La Commissione Tributaria Regionale aveva dichiarato inammissibile l’appello dell’ente impositore, ritenendo necessaria l’attestazione di conformità per l’atto nativo digitale notificato via PEC. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che per un documento nativo digitale depositato telematicamente non occorre alcuna attestazione, poiché l’atto inserito nel fascicolo informatico costituisce l’originale stesso e non una sua copia.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Nativo digitale: stop all’attestazione di conformità nel processo tributario

Il deposito di un atto nativo digitale tramite modalità telematiche non richiede alcuna attestazione di conformità. Questo è il principio cardine ribadito dalla Corte di Cassazione in una recente ordinanza che fa chiarezza sulle procedure del Processo Tributario Telematico (PTT). La questione nasce dal ricorso dell’Amministrazione Finanziaria contro la dichiarazione di inammissibilità di un appello.

Nel caso di specie, un contribuente aveva ottenuto l’annullamento di un avviso di accertamento in primo grado. L’Agenzia delle Entrate aveva proposto appello, ma i giudici di secondo grado lo avevano rigettato per un vizio formale: la mancanza della prova della notificazione dell’atto nativo digitale, non essendo stata attestata la conformità del ricorso e delle ricevute di consegna.

Il caso e la decisione della CTR

La Commissione Tributaria Regionale aveva applicato in modo rigido le norme sulle notifiche, sostenendo che il difensore dell’ente impositore dovesse estrarre copia analogica del messaggio PEC e dei suoi allegati, attestandone la conformità ai sensi del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD). Secondo i giudici d’appello, senza tale adempimento, la notifica doveva considerarsi inesistente o non provata.

Questa interpretazione, tuttavia, ignorava la natura stessa del documento informatico. La Cassazione ha evidenziato come il ricorso fosse stato redatto e notificato digitalmente e, successivamente, depositato nel fascicolo processuale mediante modalità telematiche. Non si trattava, dunque, di una copia cartacea di un file, ma del file originale stesso.

Nativo digitale e deposito telematico

La Suprema Corte ha chiarito che il legislatore non richiede l’attestazione di conformità per l’atto nativo digitale prodotto in giudizio in tale forma. A differenza dei documenti cartacei, dove esiste un problema di corrispondenza tra copia e originale, nel mondo digitale l’originale è suscettibile di infinite riproduzioni identiche.

Quando il deposito avviene telematicamente, l’atto non viene prodotto in copia, bensì in originale. Pertanto, le norme che impongono l’attestazione di conformità (come l’art. 23 del CAD o l’art. 9 della legge 53/1994) si riferiscono esclusivamente alle ipotesi in cui un atto digitale venga trasformato in analogico (cartaceo) o viceversa.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla distinzione tra supporto analogico e digitale. Se il difensore deposita telematicamente un file nativo digitale, non sta effettuando una copia, ma sta mettendo a disposizione del giudice l’originale informatico. L’obbligo di attestazione scatta solo se non è possibile fornire la prova della notifica con modalità telematiche, costringendo il difensore a ricorrere al supporto cartaceo.

Inoltre, la Corte ha ribadito il principio di ultrattività del domicilio eletto in primo grado. La notifica del ricorso per Cassazione effettuata presso il difensore domiciliatario del primo grado è valida anche se la parte è rimasta contumace in appello, garantendo così la regolarità del contraddittorio.

Le conclusioni

La sentenza viene cassata con rinvio, confermando che il formalismo non può prevalere sulla realtà tecnologica del processo moderno. Per i professionisti e i contribuenti, questa decisione rappresenta una semplificazione importante: il nativo digitale gode di una presunzione di autenticità intrinseca quando circola e viene depositato all’interno dei circuiti telematici certificati della giustizia italiana.

Serve l’attestazione di conformità per un atto nativo digitale depositato via PEC?
No, la Cassazione ha chiarito che il documento informatico depositato telematicamente è un originale e non richiede certificazioni di corrispondenza.

Cosa succede se la CTR dichiara inammissibile un ricorso per mancanza di tale attestazione?
La sentenza può essere impugnata in Cassazione per violazione di legge, poiché il giudice d’appello ha applicato erroneamente le norme sul processo telematico.

Qual è la differenza tra copia analogica e documento informatico originale?
La copia analogica è la stampa di un file e richiede attestazione, mentre il file originale mantiene la sua natura di originale anche se duplicato digitalmente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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