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Motivazione per relationem: quando è legittima?

La Corte di Cassazione ha stabilito che la motivazione per relationem di una sentenza, che si basa sulle conclusioni di una consulenza tecnica d’ufficio (CTU), è legittima anche se la CTU proviene da un altro giudizio. L’Amministrazione Finanziaria aveva contestato la rendita catastale di un immobile, ma il suo ricorso è stato respinto perché non ha specificato in modo adeguato quali critiche alla CTU fossero state ignorate dal giudice di merito, limitandosi a una critica generica che mirava a un riesame dei fatti.

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Pubblicato il 23 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Motivazione per relationem: legittima se il ricorso non è specifico

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un tema cruciale nel processo tributario: la validità della motivazione per relationem, ovvero quando un giudice basa la propria decisione richiamando le conclusioni di una perizia tecnica. Il caso specifico riguardava la determinazione della rendita catastale di un immobile commerciale e ha offerto alla Corte l’occasione per ribadire i precisi oneri che gravano sulla parte che intende contestare tale tipo di motivazione.

I Fatti di Causa

La vicenda ha origine dalla rettifica, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, della rendita catastale proposta da una società di investimento immobiliare per una porzione di un suo centro commerciale. L’Ente Fiscale aveva quasi raddoppiato il valore, portandolo da circa 45.000 euro a quasi 100.000 euro.

La società contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento. La Commissione Tributaria Regionale le ha dato ragione, annullando la pretesa fiscale. La decisione dei giudici di merito si fondava interamente sulle conclusioni di una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) svolta in un altro, ma connesso, procedimento. Secondo la Commissione, la perizia dimostrava l’infondatezza della pretesa dell’Ente Fiscale, che non aveva fornito argomenti sufficienti a provarne la legittimità.

La contestazione della motivazione per relationem in Cassazione

L’Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso per cassazione, lamentando un vizio di nullità della sentenza per carenza di motivazione. Secondo l’ente, i giudici regionali si erano limitati a un’adesione acritica e apparente alle conclusioni del CTU, senza esaminare le specifiche controdeduzioni e i rilievi critici che l’Ufficio aveva mosso alla perizia. In sostanza, si contestava una motivazione per relationem che non si faceva carico di confutare le obiezioni tecniche sollevate, risultando così meramente apparente e violando l’obbligo costituzionale di motivare i provvedimenti giurisdizionali.

le motivazioni

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendolo inammissibile sotto diversi profili. I giudici supremi hanno colto l’occasione per delineare con chiarezza i principi che regolano la motivazione per relationem a una CTU.

In primo luogo, è pienamente legittimo che un giudice fondi la propria decisione sulle conclusioni di un consulente tecnico, anche se la perizia è stata redatta in un altro giudizio, purché ritualmente prodotta agli atti. Se non vengono mosse specifiche censure alla perizia, il giudice può limitarsi a un mero richiamo, e il suo obbligo di motivazione è così assolto.

Il punto cruciale, evidenziato dalla Corte, sorge quando una delle parti muove critiche dettagliate e specifiche all’elaborato peritale. In questo caso, il giudice che intende comunque aderire alle conclusioni del CTU ha l’obbligo di fornire una risposta argomentata a tali critiche.

Tuttavia, la Corte ha specificato che se il consulente tecnico ha già valutato le critiche di parte e ha fornito una smentita motivata e convincente (ad esempio, tramite una relazione integrativa o dei chiarimenti), il giudice può fare proprie tali argomentazioni, e il suo richiamo all’elaborato tecnico (comprensivo dei chiarimenti) costituisce una motivazione adeguata.

Nel caso di specie, il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria è stato giudicato carente proprio su questo punto. L’Ente si è limitato a denunciare l’acritica adesione del giudice alla CTU, ma ha omesso di:
1. Illustrare e riassumere nel dettaglio i rilievi critici specifici mossi alla consulenza nel giudizio di merito.
2. Confrontare tali rilievi con i contenuti della relazione “a chiarimento” con cui il consulente aveva risposto, dimostrando perché tali risposte fossero insufficienti o illogiche.

In assenza di questa specifica allegazione, la censura si è tradotta in un tentativo, non consentito in sede di legittimità, di rimettere in discussione l’apprezzamento di fatto del giudice di merito sulla congruità della stima, chiedendo alla Cassazione un inammissibile terzo grado di giudizio. La Corte ha concluso che il vizio di motivazione non era stato propriamente articolato, poiché non era stato dimostrato che il giudice d’appello avesse ignorato specifiche censure rimaste senza risposta.

le conclusioni

La decisione riafferma un principio fondamentale per chi agisce in giudizio: la critica a una decisione basata su una CTU non può essere generica. Per contestare efficacemente una motivazione per relationem in Cassazione, non è sufficiente lamentare una presunta “adesione acritica” alla perizia. È necessario, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso, riportare puntualmente le censure tecniche sollevate nel merito e dimostrare che il giudice le ha ignorate, oppure che le risposte fornite dal CTU e fatte proprie dal giudice erano palesemente illogiche o insufficienti. In mancanza di questa articolata dimostrazione, il ricorso rischia di essere dichiarato inammissibile, poiché si trasforma in una richiesta di riesame del merito della controversia, preclusa alla Corte di Cassazione.

Un giudice può basare la sua sentenza su una perizia svolta in un altro processo?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che è legittimo per un giudice porre a base della propria decisione il contenuto di una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) svolta in un diverso giudizio, a condizione che tale documento sia stato ritualmente prodotto e introdotto nel processo in esame.

Cosa deve fare una parte per contestare efficacemente una decisione basata su una CTU?
Non è sufficiente una critica generica. La parte che contesta deve sollevare censure dettagliate e specifiche all’elaborato tecnico. In sede di ricorso per cassazione, ha l’onere di indicare precisamente quali critiche sono state ignorate dal giudice e perché le eventuali risposte del consulente, fatte proprie dal giudice, erano illogiche o insufficienti.

Perché il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria è stato respinto in questo caso?
Il ricorso è stato respinto perché l’Amministrazione si è limitata a lamentare un’adesione acritica del giudice alla CTU, senza però illustrare in modo specifico i rilievi mossi alla consulenza e senza confrontarli con i chiarimenti forniti dal perito. In questo modo, la sua censura è apparsa come un tentativo di ottenere un riesame dei fatti, compito che non spetta alla Corte di Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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