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Motivazione apparente: sentenza nulla

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. Il caso riguardava un avviso di accertamento per IRES con cui l’Agenzia delle Entrate contestava la deduzione di costi non documentati, recuperandoli a tassazione come sopravvenienza attiva. La sentenza di secondo grado, favorevole al contribuente, è stata cassata perché il suo percorso logico-giuridico era incomprensibile, rendendo impossibile il controllo sulla correttezza della decisione. Il giudizio è stato rinviato per un nuovo esame.

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Pubblicato il 29 agosto 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Motivazione Apparente: La Cassazione Annulla la Sentenza per Vizio di Forma

Una sentenza deve sempre essere chiara e comprensibile. Quando le ragioni della decisione sono oscure o indecifrabili, si parla di motivazione apparente, un vizio grave che ne determina la nullità. Con la recente ordinanza n. 20494/2025, la Corte di Cassazione è tornata su questo principio fondamentale, annullando una decisione della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado proprio per questo motivo.

Il caso analizzato riguardava una società sportiva dilettantistica e un accertamento fiscale per costi non documentati, un esempio pratico di come un vizio formale possa stravolgere l’esito di un contenzioso.

I Fatti del Caso: Un Accertamento per Costi non Documentati

Tutto ha origine da un avviso di accertamento IRES per l’anno 2013, notificato a una società sportiva dilettantistica. L’Agenzia delle Entrate contestava alla società la deduzione di costi per 45.000,00 euro, avvenuta in esercizi precedenti, senza che vi fosse la relativa documentazione a supporto (in particolare, una fattura).

Secondo l’Ufficio, l’insussistenza del debito verso il fornitore, originariamente iscritto a bilancio, doveva essere considerata una sopravvenienza attiva nell’anno 2013 e, come tale, tassata. La società ha impugnato l’atto impositivo, ma il ricorso è stato respinto in primo grado dalla Commissione Tributaria Provinciale, che ha ritenuto legittimo l’operato dell’Agenzia.

La Decisione d’Appello e la censura per motivazione apparente

La società ha proposto appello e la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha ribaltato la decisione, accogliendo le ragioni del contribuente. Contro questa sentenza, l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando due vizi principali:

1. Nullità della sentenza per motivazione apparente: L’Agenzia ha sostenuto che le ragioni addotte dai giudici d’appello fossero talmente oscure e slegate dai fatti di causa da risultare incomprensibili, rendendo di fatto la motivazione inesistente.
2. Violazione di legge: Nel merito, l’Agenzia ribadiva la correttezza della ripresa a tassazione come sopravvenienza attiva, dato che al momento della notifica dell’accertamento il costo dedotto nel 2012 non era supportato da alcuna fattura.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendolo fondato e assorbente rispetto al secondo. I giudici di legittimità hanno stabilito che la sentenza impugnata era affetta da un vizio insanabile di motivazione apparente.

Citando un consolidato orientamento delle Sezioni Unite, la Corte ha ribadito che una motivazione è solo apparente quando, ‘benché graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione’. Questo si verifica quando il testo è talmente oscuro o contraddittorio da non permettere di ricostruire l’iter logico seguito dal giudice.

Nel caso specifico, la Corte d’appello si era limitata ad affermazioni ‘assiomatiche’ e generiche, senza indicare i dati probatori rilevanti, i mezzi di prova valutati, né il percorso logico che l’aveva portata a quella conclusione. Il percorso argomentativo era stato definito ‘assolutamente inespresso’, rendendo impossibile qualsiasi controllo sulla coerenza e logicità del ragionamento.

Le conclusioni

L’accoglimento del motivo sulla motivazione apparente ha portato alla cassazione della sentenza impugnata. La Corte di Cassazione ha quindi rinviato la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Basilicata, in diversa composizione, affinché proceda a un nuovo e, questa volta, motivato esame della controversia. Questa ordinanza sottolinea un principio cardine del nostro ordinamento: non basta decidere, è fondamentale spiegare in modo chiaro e logico il perché di quella decisione. Una motivazione comprensibile è una garanzia fondamentale per le parti del processo e per il corretto funzionamento della giustizia.

Quando una motivazione di una sentenza è considerata ‘apparente’?
Una motivazione è considerata ‘apparente’ quando, pur essendo materialmente presente nel testo della sentenza, è formulata in modo talmente oscuro, generico o contraddittorio da non rendere percepibile il ragionamento logico-giuridico seguito dal giudice per giungere alla decisione. Ciò la rende, di fatto, inesistente.

Cosa succede se la Corte di Cassazione rileva un vizio di motivazione apparente?
Se la Corte di Cassazione accoglie un ricorso basato su questo vizio, ‘cassa’ la sentenza, cioè la annulla. Successivamente, ‘rinvia’ il giudizio a un altro giudice dello stesso grado di quello che ha emesso la sentenza annullata, il quale dovrà riesaminare il caso e decidere nuovamente, fornendo una motivazione completa e comprensibile.

Perché il secondo motivo di ricorso non è stato esaminato?
Il secondo motivo, che riguardava il merito della questione (la tassabilità della sopravvenienza attiva), è stato ‘assorbito’. Ciò significa che l’accoglimento del primo motivo, di natura procedurale e più radicale (la nullità della sentenza), ha reso superfluo l’esame delle altre censure, poiché l’intera decisione di secondo grado è stata annullata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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