LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il giudice di secondo grado aveva confermato l’annullamento di una cartella di pagamento con argomentazioni generiche e apodittiche, senza un’analisi concreta dei fatti e dei motivi di appello. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione insufficiente a far comprendere l’iter logico-giuridico della decisione, violando il ‘minimo costituzionale’, e ha rinviato la causa per un nuovo esame.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Motivazione Apparente: La Cassazione Annulla la Sentenza del Giudice Tributario

Una sentenza deve sempre essere motivata in modo chiaro e comprensibile. Quando ciò non accade, si cade nel vizio della motivazione apparente, un difetto grave che può portare al suo annullamento. La Corte di Cassazione, con una recente pronuncia, ha ribadito questo principio fondamentale, cassando una decisione di un giudice tributario che si era limitato ad affermazioni generiche e superficiali.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine dalla notifica di una cartella di pagamento a un contribuente per un importo considerevole, relativo a interessi di sospensione e oneri di riscossione. Tali somme erano scaturite da un’iscrizione a ruolo provvisoria, effettuata mentre era in corso un altro contenzioso su un avviso di accertamento. Il contribuente impugnava la cartella, ottenendone l’annullamento in primo grado dalla Commissione Tributaria Provinciale.

L’Agenzia delle Entrate proponeva appello, ma la Commissione Tributaria Regionale (CTR) rigettava sia il gravame principale sia quello incidentale del contribuente, confermando di fatto l’annullamento della cartella. È contro questa seconda decisione che l’Amministrazione Finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione.

I Motivi del Ricorso e la questione della motivazione apparente

L’Agenzia delle Entrate ha basato il suo ricorso su tre motivi. Il più importante, e quello che si è rivelato decisivo, riguardava la nullità della sentenza della CTR per motivazione apparente. Secondo l’ente impositore, i giudici d’appello si erano limitati ad affermare in modo apodittico che dalla cartella e dagli atti non era possibile comprendere quale fosse l’atto presupposto, né le modalità di calcolo degli interessi. Una motivazione, quindi, solo di facciata, incapace di dare conto del ragionamento seguito e di confrontarsi con le specifiche censure mosse nell’atto di appello.

Gli altri motivi, relativi alla mancata sospensione del giudizio in attesa della definizione di altra causa connessa e alla violazione delle norme sulla riscossione, sono stati assorbiti dall’accoglimento del primo.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo, accogliendo la tesi della motivazione apparente. Gli Ermellini hanno ricordato che una motivazione è solo apparente, e quindi la sentenza è nulla, quando, pur essendo graficamente esistente, non rende percepibile il fondamento della decisione. Ciò accade quando le argomentazioni sono obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento del giudice o quando si basa su affermazioni generiche che non permettono di ricostruire l’iter logico-giuridico seguito.

Nel caso specifico, la CTR aveva affermato che “sia dalla cartella di pagamento che dagli atti di causa non è dato evincere di quale provvedimento trattasi” e che “non si evince la modalità di calcolo degli interessi”. Queste frasi, secondo la Suprema Corte, sono state formulate in maniera apodittica e superficiale, senza un’analisi approfondita e senza confrontarsi con i motivi di appello dell’Agenzia. Inoltre, l’uso di un linguaggio probabilistico (“al più poteva trattarsi di una sospensione giudiziale”) ha reso ancora più fragile e incomprensibile il ragionamento. Una simile motivazione, che non consente di cogliere il reale percorso logico sotteso alla decisione, viola il “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 della Costituzione.

Le Conclusioni

La conseguenza di questa grave carenza è stata la cassazione della sentenza impugnata. La Corte ha rinviato la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Campania, in diversa composizione, che dovrà riesaminare il merito della questione, questa volta fornendo una motivazione completa ed effettiva. La pronuncia ribadisce un principio cruciale: il dovere di motivazione non è un mero adempimento formale, ma una garanzia essenziale per le parti del processo, che hanno il diritto di comprendere le ragioni di una decisione per poter esercitare pienamente il proprio diritto di difesa. Una motivazione solo apparente equivale a un’assenza di motivazione, con la conseguente nullità della sentenza.

Quando la motivazione di una sentenza è considerata ‘apparente’?
Secondo la Corte, una motivazione è apparente quando, pur essendo graficamente esistente, non rende percepibile il fondamento della decisione perché reca argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice, limitandosi ad affermazioni generiche, apodittiche o meramente probabilistiche.

Qual è la conseguenza di una sentenza con motivazione apparente?
La motivazione apparente costituisce un vizio che determina la nullità della sentenza. Di conseguenza, se impugnata in Cassazione per tale motivo, la sentenza viene annullata (cassata).

Cosa significa che la Corte di Cassazione ‘cassa con rinvio’?
Significa che la Corte annulla la decisione del giudice precedente e rimanda il caso a un altro giudice dello stesso grado (in questo caso, un’altra sezione della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado) affinché emetta una nuova sentenza, attenendosi ai principi di diritto stabiliti dalla Cassazione stessa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati