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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza

La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il giudice del rinvio aveva omesso di esaminare le questioni di merito assorbite in un precedente giudizio, violando i suoi doveri. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice a cui viene rinviata la causa deve affrontare tutte le questioni non decise, non potendo limitarsi a una motivazione di facciata.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Motivazione Apparente: La Cassazione Annulla e Rinvia

L’ordinanza in esame offre un importante chiarimento sul vizio di motivazione apparente, un errore che rende nulla una sentenza. La Corte di Cassazione ha cassato una decisione di una Commissione Tributaria Regionale che, in qualità di giudice del rinvio, non aveva esaminato le questioni di merito che le erano state demandate. Questo caso sottolinea l’obbligo per i giudici di fornire un ragionamento comprensibile e completo, specialmente quando una causa viene loro rinviata da un’istanza superiore.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da una cartella di pagamento per IVA e IRAP emessa nei confronti di una società, e notificata agli eredi del socio accomandatario dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese. In primo grado, i contribuenti avevano ottenuto l’annullamento della cartella per tardività della notifica. La Commissione Tributaria Regionale (CTR), in un primo momento, aveva dichiarato inammissibile il ricorso iniziale per un vizio di notifica.

Questa decisione era stata però annullata dalla Corte di Cassazione con rinvio, la quale aveva stabilito che il vizio procedurale non sussisteva. La causa tornava quindi davanti alla CTR, che questa volta rigettava l’appello dell’Amministrazione Finanziaria sostenendo che la questione sulla tardività della notifica fosse ormai coperta da giudicato, in quanto il precedente giudice d’appello si era espresso solo sul difetto di legittimazione passiva, assorbendo tutti gli altri motivi. Contro questa seconda decisione, l’Agenzia delle Entrate ha proposto un nuovo ricorso in Cassazione.

La Decisione della Cassazione e la motivazione apparente

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia, ravvisando un chiaro caso di motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno ricordato che, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale (richiamando le Sezioni Unite n. 22232/2016), una motivazione è solo apparente quando, pur esistendo materialmente, non rende percepibile il fondamento della decisione. Ciò accade quando le argomentazioni sono ‘obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice’.

Nel caso specifico, la CTR, in sede di rinvio, aveva il preciso dovere di esaminare nel merito le questioni che erano state ‘assorbite’ nella precedente sentenza d’appello annullata, in particolare la questione cruciale della tempestività della notifica della cartella di pagamento. Invece di farlo, si è limitata a rigettare l’appello senza fornire alcuna motivazione su questo punto, errando nel ritenere la questione coperta da giudicato.

Le Motivazioni della Corte

La Corte ha spiegato che quando una sentenza viene cassata per la risoluzione di una questione pregiudiziale o preliminare, il giudice del rinvio non può esimersi dall’esaminare le questioni di merito che non erano state affrontate. L’omissione totale di tale esame si traduce in un ‘error in procedendo’ che vizia la sentenza per nullità. La CTR, omettendo qualsiasi valutazione sulla decadenza dell’Amministrazione finanziaria dalla pretesa, ha eluso il proprio compito, fornendo una motivazione che è solo una ‘parvenza’ di ragionamento giuridico, lasciando irrisolta la vera controversia tra le parti.

Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato nuovamente la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia, in diversa composizione, per un nuovo esame. Questa decisione ribadisce un principio fondamentale del nostro ordinamento processuale: ogni decisione giurisdizionale deve essere sorretta da una motivazione reale, effettiva e comprensibile. Una motivazione apparente non è una motivazione e determina la nullità della sentenza, garantendo che le parti abbiano diritto a un giudizio che entri nel merito delle loro pretese, specialmente quando ciò è stato specificamente richiesto da un’istanza superiore.

Quando una motivazione di una sentenza è considerata ‘apparente’?
Una motivazione è considerata ‘apparente’ quando, benché graficamente esistente, non rende comprensibile il fondamento della decisione, perché contiene argomentazioni oggettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per formare il proprio convincimento.

Cosa deve fare il giudice del rinvio dopo una cassazione per motivi procedurali?
Il giudice del rinvio ha il dovere di esaminare nuovamente la causa, applicando i principi di diritto stabiliti dalla Corte di Cassazione. Deve inoltre pronunciarsi su tutte le questioni di merito che erano state assorbite o non esaminate nella sentenza annullata.

Perché in questo caso la sentenza è stata annullata?
La sentenza è stata annullata perché il giudice d’appello, in sede di rinvio, ha omesso qualsiasi motivazione in ordine al rigetto dei motivi di merito (in particolare, la questione della tempestività della notifica della cartella di pagamento), che erano stati assorbiti dalla precedente decisione processuale poi annullata dalla Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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