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Motivazione apparente: Cassazione annulla la sentenza

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di giustizia tributaria per motivazione apparente. Il caso riguardava una controversia sull’IMU e il vincolo di pertinenzialità di un immobile. I giudici di secondo grado, decidendo dopo un primo annullamento con rinvio, non avevano seguito i principi di diritto indicati dalla Cassazione, limitandosi a formulare affermazioni generiche e scollegate dalle prove. La Suprema Corte ha ribadito che una motivazione è apparente, e quindi la sentenza è nulla, quando non permette di comprendere il percorso logico-giuridico seguito dal giudice.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Motivazione Apparente: Quando la Sentenza è Nulla

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio fondamentale del nostro ordinamento giuridico: ogni sentenza deve essere sorretta da una motivazione chiara, logica e comprensibile. Quando ciò non avviene, si cade nel vizio della motivazione apparente, che comporta la nullità della decisione. Il caso in esame, proveniente dal settore tributario, offre un esempio lampante di come la mancanza di un’argomentazione effettiva possa invalidare un intero percorso giudiziario.

I Fatti del Contenzioso Tributario

La vicenda trae origine da due avvisi di accertamento emessi da un Comune nei confronti di una società alberghiera per il mancato pagamento dell’IMU relativa agli anni 2012 e 2013. Il Comune contestava l’esistenza di un vincolo di pertinenzialità tra un bene principale e uno accessorio, presupposto su cui la società basava la sua richiesta di un trattamento fiscale agevolato.

Il contenzioso aveva già percorso tutti i gradi di giudizio, giungendo una prima volta in Cassazione. La Suprema Corte, in quella sede, aveva annullato la decisione della Commissione Tributaria Regionale, rinviando la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame. La Cassazione aveva enunciato precisi principi di diritto a cui il giudice del rinvio avrebbe dovuto attenersi, relativi soprattutto all’onere della prova a carico del contribuente per dimostrare il vincolo pertinenziale.

Il Giudizio di Rinvio e la Motivazione Apparente

Nonostante le chiare indicazioni della Suprema Corte, la Corte di giustizia tributaria, nel decidere nuovamente la causa, ha emesso una sentenza viziata da motivazione apparente. I giudici di secondo grado, infatti, hanno accolto l’appello del Comune con affermazioni generiche e del tutto slegate dall’impianto probatorio e dai principi di diritto fissati dalla Cassazione. La sentenza impugnata si limitava a sostenere che non fosse stata fornita una prova sufficiente del vincolo pertinenziale, senza però analizzare concretamente gli atti di causa né confrontarsi con le direttive ricevute dalla Corte di legittimità. Questo modo di procedere ha di fatto reso impossibile comprendere il percorso logico-giuridico che ha condotto alla decisione.

Le Motivazioni della Suprema Corte

Investita per la seconda volta della questione, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società alberghiera, cassando nuovamente la sentenza. I giudici di legittimità hanno ribadito che si è in presenza di una motivazione apparente non solo in caso di assenza grafica della motivazione, ma anche quando questa, pur essendo materialmente presente, risulta costruita in modo tale da rendere impossibile ogni controllo sulla sua esattezza e logicità.

Una motivazione è ‘apparente’ quando si dipana in argomentazioni logicamente inconciliabili, perplesse o obiettivamente incomprensibili, che non riescono a raggiungere la soglia del ‘minimo costituzionale’ richiesto dall’art. 111 della Costituzione. Nel caso di specie, il giudice del rinvio ha completamente ignorato i principi enunciati dalla Cassazione, limitandosi a frasi di stile che non costituiscono una vera e propria motivazione. Di conseguenza, la sentenza è stata dichiarata nulla.

Conclusioni: L’Importanza della Motivazione Effettiva

La decisione in commento sottolinea l’importanza cruciale del dovere di motivazione per ogni provvedimento giurisdizionale. In particolare, nel giudizio di rinvio, il giudice ha il preciso obbligo di riesaminare i fatti alla luce dei principi di diritto stabiliti dalla Cassazione, fornendo una motivazione concreta, specifica e ancorata alle risultanze processuali. Una sentenza con motivazione apparente non è solo un atto invalido, ma rappresenta una violazione del diritto delle parti a comprendere le ragioni della decisione, un pilastro fondamentale del giusto processo.

Cos’è la ‘motivazione apparente’ e quando rende nulla una sentenza?
La motivazione è ‘apparente’ quando, pur essendo scritta, è talmente generica, contraddittoria o illogica da non far capire il ragionamento del giudice. Secondo la Cassazione, questo vizio porta alla nullità della sentenza perché non rispetta il ‘minimo costituzionale’ richiesto dall’art. 111 della Costituzione.

Quali sono gli obblighi del giudice nel giudizio di rinvio?
Il giudice del rinvio deve riesaminare la causa attenendosi strettamente ai principi di diritto enunciati dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza che ha disposto il rinvio. Non può discostarsene né ignorarli, ma deve applicarli al caso concreto basandosi sulle prove in atti.

Perché la sentenza della Corte di giustizia tributaria è stata annullata in questo caso?
È stata annullata perché i giudici si sono limitati a generiche affermazioni, del tutto scollegate dalle prove e dai principi di diritto che la Cassazione aveva indicato di seguire. Questa mancanza di analisi concreta e di aderenza alle direttive ha configurato un vizio di motivazione apparente, rendendo la sentenza nulla.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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