LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Modello EAS: La Cassazione chiarisce la non retroattività

Un’associazione sportiva dilettantistica si è vista negare le agevolazioni fiscali per la tardiva presentazione del modello EAS per il periodo d’imposta 2007-2008. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando un principio fondamentale: l’obbligo di invio del modello EAS non è retroattivo, essendo entrato in vigore solo dal settembre 2009. Di conseguenza, la sua omissione per periodi precedenti non può comportare la decadenza dai benefici. La Corte ha ribadito la prevalenza della sostanza sulla forma, richiedendo una verifica concreta dell’attività non commerciale svolta dall’ente.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 agosto 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Modello EAS: La Cassazione Sancisce la Prevalenza della Sostanza sulla Forma

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato una questione cruciale per le associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e gli enti non commerciali: il valore e l’applicabilità temporale del modello EAS. Con questa decisione, la Suprema Corte ha chiarito che l’obbligo di presentazione di tale modello non è retroattivo e che la mancata presentazione non può, da sola, determinare la perdita dei benefici fiscali, riaffermando il principio della prevalenza della sostanza sulla forma.

I Fatti del Caso: La Controversia Fiscale di un’ASD

Una associazione sportiva dilettantistica si era vista notificare tre avvisi di accertamento per IRES, IRAP e IVA relativi al periodo d’imposta 2007-2008. L’Agenzia delle Entrate contestava la natura non commerciale dell’ente, sostenendo che l’attività sportiva fosse in realtà svolta con modalità commerciali. Dopo un primo esito favorevole presso la Commissione tributaria provinciale, la Commissione tributaria regionale (CTR) ribaltava la decisione, accogliendo l’appello dell’Agenzia. La CTR fondava la sua decisione principalmente sulla tardiva presentazione del modello EAS, avvenuta tramite ‘remissio in bonis’ quando la verifica fiscale era già iniziata, ritenendo che ciò comportasse la decadenza dai benefici fiscali.

Il Ricorso in Cassazione e l’Applicabilità del modello EAS

L’associazione ha impugnato la sentenza della CTR dinanzi alla Corte di Cassazione, basando il ricorso su tre motivi principali. Il fulcro dell’argomentazione era l’errata applicazione della normativa sul modello EAS. In particolare, si sosteneva che:
1. La norma che ha introdotto l’obbligo di presentazione del modello (art. 30 del d.l. n. 185/2008) non poteva avere efficacia retroattiva, essendo entrata in vigore solo nel 2009, successivamente al periodo d’imposta oggetto di accertamento (2007-2008).
2. La tardività contestata era irrilevante, poiché l’adempimento non era dovuto per quel periodo.
3. La decadenza dal regime agevolato non può discendere automaticamente dalla sola omissione di un adempimento formale, ma deve basarsi su una valutazione concreta dell’attività svolta.

le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il primo e il terzo motivo di ricorso, ritenendo assorbito il secondo. I giudici hanno riproposto la consolidata giurisprudenza secondo cui il riconoscimento del regime agevolato per le ASD dipende non solo da requisiti formali (come l’iscrizione al CONI), ma soprattutto dal presupposto sostanziale: l’effettivo svolgimento di un’attività senza fine di lucro e nel rispetto dei principi di democraticità. Il criterio formalistico viene costantemente ripudiato a favore di una verifica concreta.

Sul punto specifico del modello EAS, la Corte ha stabilito un principio di diritto chiaro e inequivocabile: l’onere di trasmissione del modello è stato introdotto con una norma del 2008, ma è entrato in vigore solo a seguito del provvedimento attuativo del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 settembre 2009. Pertanto, per i periodi d’imposta antecedenti a tale data, come quello in esame (2007-2008), non esisteva alcun obbligo di presentazione. Di conseguenza, nessuna sanzione o decadenza può derivare dalla sua mancata trasmissione.

Per gli anni successivi, la Corte precisa che l’omessa trasmissione, pur essendo un fatto idoneo a legittimare una verifica fiscale e un elemento indiziario, non può costituire, di per sé, l’unico elemento da cui far derivare la decadenza dal regime agevolato.

le conclusioni

La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia per un nuovo esame. Quest’ultima dovrà riesaminare la questione della decadenza dai benefici fiscali basandosi sui principi enunciati, ovvero conducendo una verifica concreta sulla sussistenza dei requisiti sostanziali e prescindendo completamente dalla questione della presentazione del modello EAS, inapplicabile al periodo contestato. Questa ordinanza rappresenta un’importante tutela per gli enti non commerciali, riaffermando che gli adempimenti formali, pur importanti, non possono prevalere sulla reale natura dell’attività svolta.

L’obbligo di presentare il modello EAS è retroattivo?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito chiaramente che l’onere di trasmissione del modello EAS è entrato in vigore solo dal 2 settembre 2009. Pertanto, non si applica ai periodi d’imposta precedenti a tale data e nessuna conseguenza negativa può derivare dalla sua mancata presentazione per tali periodi.

La mancata presentazione del modello EAS causa automaticamente la perdita dei benefici fiscali?
No. Per i periodi d’imposta anteriori al settembre 2009, l’omissione è irrilevante. Per i periodi successivi, la mancata trasmissione può essere un elemento indiziario e giustificare una verifica fiscale, ma non costituisce, da sola, motivo sufficiente per la decadenza automatica dal regime agevolato.

Cosa è più importante per il diritto alle agevolazioni fiscali: i requisiti formali o l’effettiva natura dell’attività?
L’effettiva natura non commerciale dell’attività (la sostanza) è più importante. La Corte ha ribadito che, al di là degli adempimenti formali come l’iscrizione al CONI o la presentazione di modelli, il diritto ai benefici fiscali dipende dalla dimostrazione concreta che l’ente opera senza scopo di lucro e nel rispetto dei principi statutari, come la democraticità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati