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Litis denuntiatio: doveri dell’agente di riscossione

L’Agente della Riscossione ha impugnato una sentenza che lo riteneva responsabile per non aver chiamato in causa l’ente impositore in un giudizio avviato da un contribuente. Il contribuente contestava una cartella di pagamento per omessa notifica dell’atto presupposto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che l’obbligo di chiamata in causa costituisce una litis denuntiatio, ovvero un dovere di natura sostanziale per manlevare l’agente da responsabilità, e non un litisconsorzio necessario. L’agente è stato condannato al pagamento delle spese e a un’ulteriore somma per responsabilità processuale aggravata.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Litis Denuntiatio nel Processo Tributario: Ruoli e Responsabilità dell’Agente di Riscossione

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce su un aspetto cruciale del contenzioso tributario: la chiamata in causa dell’ente impositore da parte dell’agente della riscossione. La decisione chiarisce la natura della cosiddetta litis denuntiatio e le responsabilità che ne derivano, offrendo un’importante guida per contribuenti e professionisti del settore. Quando un contribuente impugna una cartella di pagamento, quali sono gli obblighi dell’agente di riscossione nei confronti dell’ente titolare del credito?

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine dall’impugnazione di una cartella di pagamento per un contributo unificato di oltre 27.000 euro da parte di una società consortile. Il contribuente lamentava la mancata notifica dell’atto presupposto, ovvero l’avviso di accertamento. Il ricorso era stato presentato unicamente nei confronti dell’Agente della Riscossione. Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale avevano accolto le ragioni del contribuente, ritenendo che l’agente della riscossione avesse l’onere di chiamare in causa l’ente impositore per provare l’avvenuta notifica dell’atto presupposto. In assenza di tale chiamata, l’agente non aveva fornito la prova necessaria, con conseguente annullamento della cartella.

L’Agente della Riscossione ha quindi proposto ricorso per cassazione, sostenendo che i giudici di merito avessero errato nel considerare obbligatoria la chiamata in causa, essendo sufficiente una semplice istanza.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso dell’Agente della Riscossione, definendolo manifestamente infondato. Gli Ermellini hanno confermato la correttezza della decisione impugnata, ribadendo e consolidando un principio giurisprudenziale di fondamentale importanza. La Corte ha inoltre condannato l’agente non solo alla rifusione delle spese legali, ma anche al pagamento di un’ulteriore somma a titolo di responsabilità processuale aggravata, data la palese infondatezza del ricorso.

Le motivazioni della Corte sulla litis denuntiatio

Il cuore della decisione risiede nella qualificazione giuridica dell’obbligo di chiamata in causa dell’ente impositore. La Corte ha chiarito che tale obbligo non configura un’ipotesi di litisconsorzio necessario. In altre parole, il giudizio può validamente svolgersi anche solo tra contribuente e agente della riscossione. Il contribuente, infatti, può scegliere di agire indifferentemente contro l’ente impositore o contro l’agente della riscossione.

Tuttavia, quando il contenzioso verte su questioni che riguardano il merito della pretesa impositiva (come l’esistenza o la validità dell’atto presupposto), l’agente della riscossione ha l’onere di coinvolgere l’ente titolare del credito. Questo adempimento assume la natura di una litis denuntiatio, ossia un dovere di natura sostanziale. Lo scopo è quello di mettere l’ente impositore nelle condizioni di intervenire per difendere le proprie ragioni e, al contempo, di manlevare l’agente da eventuali conseguenze negative della lite.

### Nessuna autorizzazione giudiziaria necessaria

Un punto fondamentale sottolineato dalla Corte è che questa chiamata in causa può essere effettuata con qualsiasi modalità idonea a informare l’ente dell’esistenza del processo. Non è necessaria alcuna autorizzazione specifica da parte del giudice. L’omissione di questa chiamata non rende nullo il processo, ma fa sì che l’agente della riscossione resti responsabile, nei rapporti interni con l’ente impositore, per l’eventuale esito sfavorevole del giudizio.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche

La pronuncia consolida un orientamento chiaro: l’agente della riscossione, quando convenuto in un giudizio che mette in discussione l’esistenza della pretesa tributaria, agisce a proprio rischio se non informa l’ente impositore. La litis denuntiatio non è un mero formalismo processuale, ma uno strumento sostanziale a tutela dell’agente stesso. Se non vi provvede, e il ricorso del contribuente viene accolto, l’agente dovrà rispondere delle conseguenze nei confronti dell’ente titolare del credito. Per i contribuenti, questa decisione conferma la facoltà di agire direttamente contro l’agente della riscossione per vizi che attengono anche agli atti presupposti, semplificando l’avvio del contenzioso.

Qual è la natura giuridica dell’obbligo dell’agente di riscossione di chiamare in causa l’ente impositore?
Secondo la Corte di Cassazione, si tratta di una litis denuntiatio, un dovere di natura sostanziale che serve a mettere il terzo (l’ente impositore) in condizione di intervenire nel processo. Non configura un litisconsorzio necessario.

L’agente della riscossione necessita di un’autorizzazione del giudice per chiamare in causa l’ente impositore?
No. La chiamata può essere effettuata con qualsiasi modalità idonea a portare a conoscenza dell’ente l’esistenza della lite, senza che sia necessaria alcuna autorizzazione da parte dell’autorità giudiziaria.

Cosa succede se l’agente della riscossione non chiama in causa l’ente impositore in un giudizio sull’inesistenza della notifica dell’atto presupposto?
L’omessa chiamata in causa non invalida il procedimento o la sentenza. Tuttavia, l’agente della riscossione resta responsabile nei rapporti interni verso l’ente impositore per l’eventuale accoglimento del ricorso del contribuente, poiché non ha messo l’ente in condizione di difendere la propria pretesa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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